18-20 marzo, in Italia Omar Barghouti, intellettuale palestinese

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Dal 18 al 20 marzo, Omar Barghouti, intellettuale palestinese e autore del libro Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni: La Lotta Globale per i Diritti dei Palestinesi, sarà in Italia per tre incontri pubblici a Roma, Torino e Bologna.

Ispirato dal boicottaggio del Sudafrica dell’Apartheid, il movimento nonviolento BDS lanciato dalla società civile palestinese è attivo a livello internazionale e riceve di continuo nuove adesioni e appoggio da parte di singoli, di istituzioni e di gruppi. Si sta dimostrando uno strumento efficace per fare pressione su Israele perché cessi le politiche d’apartheid e riconosca i diritti dei palestinesi.

Oltre agli appuntamenti pubblici, Barghouti parteciperà ad un incontro con i Parlamentari per la Pace, che si terrà alla Camera mercoledì 18 marzo alle ore 14.00, presso la sala Tatarella in via Uffici del Vicario 21, e iniziative e confronti con la società civile italiana.

Di seguito la biografia di Omar Barghouti e i dettagli per le tre tappe:

Omar Barghouti è un palestinese ricercatore indipendente e attivista per i diritti umani. È un assegnista di ricerca presso l’Istituto Internazionale di Studi Sociali de L’Aia. Ha conseguito una laurea e un master in ingegneria elettronica alla Columbia University e un master in filosofia (etica) alla Tel Aviv University. È autore del libro Boycott, Divestment, Sanctions: The Global Struggle for Palestinian Rights (Haymarket Books, 2011). I suoi editoriali e interviste sono apparsi sul New York Times, The Guardian, Bloomberg, CNN e BBC, tra gli altri.

Roma: Con-Fronti democratici. Politiche di boicottaggio, sanzione e disinvestimento nel conflitto israelo-palestinese

Mercoledì, 18 marzo 2015, ore 17.00

Intervengono:
A favore – Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS
Contrario – Fabio Nicolucci, autore di “La sinistra e Israele”
Modera: Prof.ssa Barbara Pisciotta

Università Roma Tre
Aula 3b (III Piano), Dipartimento di Scienze Politiche
Via G. Chiabrera, 199

Organizzato dal Sindacato Universitario Studenti AllaTerza

Torino: Quale contributo possono dare i popoli alla soluzione del conflitto in Medio Oriente?

Giovedì, 19 marzo 2015, ore 17.30

Intervengono:
Omar Barghouti
Moni Ovadia
Video intervento
Modera Roberto Beneduce (Università di Torino)

Università di Torino, Campus Luigi Einaudi
Lungodora Savona 100 Aula A4

Organizzato da Dipartimento CPS (Culture Politica Società) Università di Torino.
Aderiscono ARCI, Associazione Frantz Fanon, Centro Sereno Regis, Operazione Colomba, Pax Christi, “Campagna Ponti e non Muri”

Bologna: “I Rapporti tra l’Unione Europea ed Israele”

Venerdì, 20 marzo 2015, ore 18

Omar Barghouti (BNC – Movimento BDS Internazionale, Co-Fondatore del PACBI)
Luisa Morgantini (Assopace Palestina – già Vicepresidente del Parlamento Europeo)
Modera Leonardo Barcelò (Consigliere Comune Di Bologna)

Sala Renzo Imbeni, Palazzo Comunale, P.zza Maggiore 6

Organizzato da Coordinamento Campagna BDS Bologna e Assopace Palestina Bologna

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Chiamata diretta dei presidi ad obiettare

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di Rosaria Gasparro* comune.info

Qualcuno mugugna, in sordina. Non è convinto dell’evoluzione del proprio ruolo, quello che la buona scuola gli vuole affibbiare. Sa che la strada è una dichiarazione di guerra. Qualche preside (leggi anche Nasce il preside-manager) che conosce la complessità e la specificità della scuola e che non è disposto, per dei poteri ridicoli che come boomerang gli si ritorceranno contro, a distruggere quelle comunità già ferite di cui fa parte.

I presidi – una minoranza ma ci devono pur essere – che non si sono mai sentiti dirigenti né tanto meno manager, ma che hanno continuato a presidiare la scuola come ultimo avamposto di civiltà, il nostro fortino minacciato dalle scorrerie del potere e dalla degradazione aziendalistica. Quelli consapevoli di non essere stati eletti da nessuno e che perciò non possono essere sindaci ma essere percepiti tuttalpiù come potestà di un fascismo strisciante e ridanciano, dei selfie e delleslide, quello dei quarantenni spregiudicati e cinici, i compulsivi delle riforme per una dittatura della maggioranza, la loro. Per questo storcono il naso.

I Collegi sono diventati luoghi silenziosi ed esautorati dove tutto arriva già pronto, istruito dal Dirigente e dal suo staff (che esiste già con altri nomi), dove la discussione, le criticità e il dissenso vengono vissuti come minacce, se non come atti sovversivi. Dove le decisioni appaiono ineludibili, una semplice ratificazione di ciò che ci viene chiesto dall’alto. Un luogo dove il dubbio, il confronto, le argomentazioni sono considerate pratiche superate che fanno perdere tempo.

La chiamata diretta nel bel paese della corruzione familistica – con il codazzo fiduciario che si verrà a creare e l’ipoteca sulla libertà d’insegnamento – e il merito al cinque per cento dei docenti, da individuare insieme al consiglio d’istituto (quindi con genitori e studenti che terranno in ostaggio gli insegnanti e ne favoriranno la captatio benevolentiae e il doppio servilismo), sono esplosivi piazzati alle fondamenta di ogni comunità scolastica. Il restante 95 per cento sarà diversamente ostile. E la solitudine di ognuno più pesante a partire dall’allenatore, come è stato definito il dirigente scolastico nella miseria del linguaggio renziano. Solo che la squadra sarà pur unica ma ognuno farà il suo gioco, quello che è in grado di fare come onestà o come tornaconto. Di fatto con la buona scuola verrà assicurato a tutti un alto livello di conflittualità e di competizione permanente che pregiudicherà la qualità degli apprendimenti, a partire da che tipo di persona decidiamo di essere. Non a caso nella riforma la pedagogia è la grande assente.

Ho conosciuto nella mia lunga esperienza scolastica direttori e presidi, diventati poi dirigenti, di ogni tipo: gli autoritari e i prevaricatori, i manipolatori e i narcisi, gli sfruttatori e i corruttori di comunità, quelli dei pettegolezzi e dei sospetti, delle ipocrisie e dei favoritismi, i dividi et impera e i finti democratici incapaci di sostenere un contraddittorio, i burocrati grigi e senza alcuna passione e quelli del rimpiattino delle responsabilità. Tutti circondati dagli adulatori di turno.
Ho conosciuto anche dirigenti di valore, pochi in verità, capaci di riconoscere i propri errori e di chiedere scusa, i primi ad entrare a scuola e gli ultimi ad uscire, organizzatori e mediatori di un quotidiano educativo e amministrativo sano e trasparente, il più possibile inclusivo e partecipativo.

I dirigenti consapevoli e responsabili sanno quanto è pericolosa una premialità che mette gli uni contro gli altri, che li espone alla diffidenza e a un contenzioso senza fine. Sanno che non basta l’investitura dall’alto per avere una riconoscibilità in termini di autorevolezza, perché il vero riconoscimento viene dal basso, da ciò che è considerato sottoposto. È da qui che viene un potere buono, come sostanza di un infinito servile messo a disposizione della comunità. Quello che Rollo Maydefinisce “il potere innocente”, il potere con gli altri, il riconoscimento del valore di ognuno, un potere non violento, della cooperazione. Un potere orizzontale che non crea inferni nelle relazioni.

Per tutto questo i presidi per primi dovrebbero dire di no.

Emancipazione e tradizione al Forum di Buenos Aires

  • Emancipazione e tradizione al Forum di Buenos Aires

Con Gianni Vattimo, Leodardo Boff, Horacio Gonzáles e Marcelo Sánchez Sorondo

BUENOS AIRES (nostro inviato) –  Gianni Vattimo ha rappresentato l’Italia al Forum Emancipazione e Eguaglianza di Buenos Aires . Nell’introduzione lo psicanalista Jorge Alemán ha ricordato che “Emancipazione, eguaglianza, giustizia, e amore sono elementi che ci interpellano, senza di essi la nostra sarebbe semplicemente una vita biologica. Grazie ad essi l’eternitá entra nella nostra vita, irrimediabilmente finita”.

Vattimo ha elogiato il processo politico latinoamericano definendolo movimento di autoliberazione dei popoli per frenare l’avanzata dell’imperialismo. Rispetto al tema del panel, emancipazione e tradizione, ha parlato del Papa come unica forza internazionale, con autorevolezza spirituale e politica intorno alla quale poter costruire un soggetto anti-antiumanista e questo da fastidio al potere capitalista.

Sánchez Sorondo, principale esponente della Pontificia Accademia delle Scienze e Scienze Sociali del Vaticano ha ricordato che Papa Francesco ha portato in Vaticano gli esponenti dei movimenti popolari e che l’obiettivo della chiesa cattolica debe essere liberarsi dell’autorefenzialitá per andare verso la periferia del mondo.

Il teologo della Liberazione Leonardo Boff ha ricordato l’importanza di salvaguardare l’umanitá minacciata dalla differenza di accesso ai beni vitali, dalla follia nucleare e di valorizzare la sapienza ancestrale dei popoli originari dell’America Latina.

 

Il discorso di Raúl

Il discorso di Raúl

IV Periodo Ordinario di sessioni della 8ª Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare “Con un popolo come questo si può arrivare all’anno 570 della Rivoluzione!

Viva Fidel! Patria o Muerte!”

Raúl ha salutato così i parlamentari e gli invitati che hanno partecipato alla giornata di chiusura del IV Periodo Ordinario di Sessioni della 8ª Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, effettuata la mattina di sabato 20 dicembre.

Quest’ultima riunione parlamentare dell’anno ha avuto un carattere molto speciale, perchè erano lì presenti per la prima volta, in una riunione politica, di fronte al Parlamento, i Cinque Eroi della Repubblica di Cuba che per più di 15 anni sono stati ingiustamente reclusi negli Stati Uniti.

Inoltre erano presenti come  invitati, Elián González Brotons e suo padre Juan Miguel González Quintana, con l’Eroe della Repubblica di Cuba, Colonnello Orlando Cardoso Villavicencio, e i famialiari di Gerardo, Antonio, Ramón, René e Fernando.

Nelle sue parole finali, il Generale d’Esercito  Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente dei Consigli  di Stato e dei Ministri, ha ricordato la recente realizzazione dei Vetici CARICOM – Cuba e dell’Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America, occasione in cui è stato reso il meritato omaggio ai suoi artefici, l’indimenticabile presidente bolivariano Hugo Chávez Frías e il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro Ruz.

Passando in rivista gli impegni economici nell’anno e il Piano del Bilancio per il 2015, Raúl ha ribadito che il PIL ha avuto una crescita del 1.3%, inferiore e a quanto pianificato inizialmente, e che in questo ha influito l’impegno insufficiente nel primo semestre, durante il quale sono state affrontate limitazioni finanziarie importanti per via della mancanza di entrate esterne,  delle condizioni avverse del clima e delle insufficienze interne nella gestione economica.

“Nella seconda metà dell’anno però è stato realizzato un risultato superiore”, ha aggiunto.

“Il piano del prossimo anno consolida e rinforza la direzione di una crescita più solida dell’economia cubana, progettando una crescita del PIL di poco più del 4%, obiettivo raggiungibile, considerando che si dispone di un anticipo sufficiente e di una miglior sicurezza finanziaria, facendo un paragone con l’inizio del 2014, anche se questo non significa che sarà più facile.

Dobbiamo continuare ad affrontare gli effetti della crisi economica globale e del blocco statunitense che si mantiene in piedi, generando innegabili ostacoli allo sviluppo della nostra economia”.

Il presidente di Cuba ha sostenuto che il processo d’implementazione delle Linee di Politica Economica e Sociale del Partito e la Rivoluzione approvate dal 6º Congresso ha mantenuto la sua marcia, ed ha puntualizzato che ci incontriamo in una tappa qualitativamente superiore,  nella quale si devono affrontare compiti d’ estrema complessità, la cui soluzione riguarderà tutte le voci dell’impegno nazionale, e si è riferito al processo d’unificazione monetaria nel quale si sono registrati solidi progressi nella seconda metà dell’anno da un punto di vista concettuale, riuscendo a delineare  un vasto programma di misure per evitare danni all’economia e alla popolazione.

Nel suo discorso ha affermato che proseguiremo realizzando gli accordi del 6º Congresso con responsabilità e fermezza, alla velocità che sovranamente decideremo qui, senza porre in pericolo l’unità dei cubani, senza lasciare nessuno abbandonato alla sua sorte, senza applicare terapie di shock e senza mai rinunciare mai agli ideali di giustizia sociale di questa Rivoluzione degli umili, per gli umili e con gli umili, poi ha annunciato che il prossimo anno indiremo le attività preparatorie per la realizzazione, nell’aprile del 2016, del 7º Congresso del Partito, prima del quale si svolgerà un ampio e democratico dibattito con la militanza comunista e tutto il popolo, sulla marcia dell’implementazione delle Linee.

Il presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri ha sostenuto che con il proposito di ottenere una maggior autonomia dell’impresa statale socialista, sono state adottate misure tra le quali l’ampliamento e la flessibilità del loro oggetto sociale, e sono state concesse facoltà per il commercio degli eccedenti della produzione.

È stata anche disposta l’eliminazione dei limiti amministrativi per il pagamento dei salari vincolati ai risultati, trasformazioni che si devono eseguire in forma graduale, senza fretta, con ordine, disciplina ed esigenza.

“L’aspirazione di pagare salari migliori è una questione molto sensibile nella quale non ci possiamo sbagliare, ne farci condurre dal desiderio o dall’improvvisazione”, ha assicurato.

Raúl ha detto che è una soddisfazione l’aumento graduale dei salari per quei lavoratori che danno i risultati più efficienti e che apportano  benefici di grande impatto economico e sociale, ma ha insistito che non si deve distribuire una ricchezza che non siamo stati capaci di creare, perchè questo porterebbe a conseguenze dannose per l’economia nazionale e dei cittadini.

Come ha gia fatto in altre occasioni, ha spiegato nuovamente che senza un incremento di beni e servizi, l’incremento dei salari porterebbe l’economia ad un’inflazione e danneggerebbe i più umili, e questo non lo possiamo permettere.

Il presidente cubano ha parlato delle imprese che hanno pagato salari più alti senza un supporto produttivo, e  definito questa decisione un’indisciplina molto grave, che si dovrà affrontare con i dirigenti amministrativi e le organizzazioni sindacali.

“Non possiamo dare spazio a chi sviluppa la cupidigia e l’egoismo tra i nostri lavoratori”, ha sottolineato.

“Inoltre la sfida per i cubani è ancora più grande, perchè dobbiamo situare l’economia all’altezza del prestigio politico che questa piccola Isola dei Caraibi ha conquistato grazie alla Rivoluzione. L’economia è la voce principale pendente e abbiamo il dovere di avviarla verso lo sviluppo irreversibile del socialismo in Cuba”.

Raúl ha poi sottolineato l’emozione e la felicità dei deputati e del popolo per il ritorno e la presenza dei Cinque, che ha reso realtà la promessa di Fidel di 13 anni fa. Ha indicato l’esempio di fermezza, sacrificio e dignità degli Eroi che sono l’orgoglio della nazione, che ha lottato per la loro liberazione e adesso li ha accolti come dei veri Eroi.

Poi ha reiterato la sua sincera gratitudine ai movimenti e ai comitati che si sono uniti a questo popolo, ai parlamenti, alle istituzioni e alle personalità che hanno apportato il loro prezioso contributo.

“Il popolo cubano ringrazia per questa decisione del presidente degli Stati Uniti”, ha detto, ed ha puntualizzato che in questo modo è stato eliminato un ostacolo nelle relazioni tra i due paesi ed ha accennato anche alle ripercussioni suscitate dalle dichiarazioni dei due governi, da mercoledì 17.

Raúl ha spiegato che questi fatti sono frutto delle conversazioni  al più alto livello, con il contributo del  Papa Francisco e le facilità offerte da governo  del Canada,  un risultato dei cambi avvenuti in America Latina e i Caraibi, ed ha riconosciuto la disposizione del  presidente Obama di sostenere un dibattito sull’eliminazione del blocco e per aprire un nuovo capitolo nei vincoli tra le nazioni e nel desiderio di un futuro migliore per i due popoli.  Poi ha definito promettente la sua intenzione di rivedere la lista che pone Cuba tra gli Stati patrocinatori del terrorismo.

I fatti dimostrano che Cuba è stata vittima di attacchi di terrorismo che sono costati migliaia di morti e mutilati e che gli organizzatori godono una totale impunità.

Cuba non ha mai organizzato, finanziato, nè eseguito azioni di terrorismo contro persone, leaders o territori degli Stati Uniti.

“Non ignoriamo, ha aggiunto, le virulente critiche che il presidente Obama ha dovuto sopportare per questi annunci, da parte delle forze che si oppongono alla normalità delle relazioni.

“Noi parteciperemo ai contatti d’alto livello con spirito costruttivo, di rispetto e reciprocità, con il proposito di avanzare verso la normalità delle relazioni bilaterali.  Va risolta l’eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario verso Cuba, indurito negli ultimi anni”, ha commentato.

“La lotta sarà lunga e difficile e sarà necessaria la mobilitazione internazionale e della  società statunitense per ottenere l’eliminazione del blocco”, ha detto.

“Ogni volta che Cuba ha avuto informazioni su un’azione di terrorismo da eseguire nel territorio degli USA, ha immediatamente informato il loro governo. Siamo sempre stati disposti ad un dialogo di rispetto sulla base dell’uguaglianza”, ha dichiarato.

Il presidente cubano ha affermato che: “Tra i governi degli Stati Uniti e di Cuba esistono profonde differenze e che ci preoccupa quello che accade negli Stati Uniti in materia di democrazia e diritti umani. Converseremo di qualsiasi tema sulla basi indicate, di tutto quello che vorranno discutere”, ha assicurato.

Inoltre ha asserito che per migliorare le relazioni, Cuba non rinuncerà alle idee per le quali ha lottato duramente per più di un secolo, per le quali il suo popolo ha versato molto sangue ed ha corso i maggiori pericoli.

Cuba è uno stato sovrano che in un libero referendum per approvare la costituzione ha deciso la sua rotta socialista e il suo sistema politico, economico e sociale. Ugualmente non abbiamo mai proposto agli Stati Uniti di cambiare il suo sistema politico ed quindi esigeremo il rispetto per il nostro.

“Continueremo la nostra difesa della pace, del diritto internazionale e della cause giuste, come la denuncia delle minacce per la sopravvivenza della specie umana”, ha segnalato.

Raúl ha detto che Cuba continuerà ad appoggiare il Venezuela e il suo governo legittimo, ed ha confermato che l’Isola parteciperà al VII Vertice delle Americhe, segnalando che:

“La partecipazione di Cuba a questo Forum internazionale è un trionfo dell’unità latino americana nella nostra diversità”.

“Cuba continuerà a difendere le proprie posizioni nella difesa dei diritti umani”, ha sostenuto, aggiungendo che ci sono temi nei quali si può lavorare assieme agli Stati Uniti, come la collaborazione per affrontare l’Ebola in Africa occidentale.

Raúl ha ricordato l’incontro con Fidel a Cinco Palmas, che il 18 ha compiuto un nuovo anniversario.

“Allora eravamo solo 12 uomini e pochi fucili, ma avevamo la certezza della vittoria.  In questo stesso modo Cuba continuerà il suo cammino”, ha confermato ed ha fatto i suoi auguri al popolo per il nuovo anno  e per il nuovo anniversario del Trionfo della Rivoluzione.

Dopo che  Esteban Lazo ha annunciato il termine della sessione del Parlamento, Raúl ha conversato con i presenti, indicando Elián, al quale ha regalato come ricordo la copia della medaglia di Eroe della Repubblica di Cuba che porta quando veste da civile, e gli ha detto che la medaglia vera dovrà conquistarla nella produzione.

“Puoi tenerla ma non metterla”, ha commentato sorridendo.

“Stiamo giungendo al 57º anno della Rivoluzione” ha ricordato, ed ha indicato che con un popolo come questo giungeremo al 570º”.

Turchia: polizia attacca corteo per la scuola pubblica e laica, cento arresti

Turchia: polizia attacca corteo per la scuola pubblica e laica, cento arresti

Ieri il presidente turco Erdogan è tornato a difendere la persecuzione scattata contro la rete politico-imprenditoriale legata al suo acerrimo competitore – e ormai nemico giurato – Fethullah Gulen, affermando che la procedura legale avviata contro giornalisti e oppositori e che l’ordine di cattura spiccato contro l’ex mentore rifugiato in Pennsylvania è “pulita e legale”. “Sto guardando da vicino questo processo, come presidente del paese. Tutto è legale e in linea con le procedure…un processo davvero diligente e pulito è in corso al momento” ha affermato in tv il capo dello stato.

Intanto alcuni dei giornalisti arrestati nella maxiretata del 14 dicembre con l’accusa di aver orchestrato un complotto contro il governo liberal-islamista sono stati rimessi in libertà dopo esser stati denunciati per gravi reati. Tra questi il direttore del quotidiano turco Zaman, Ekrem Dumanli e altri 8 indagati, nei confronti dei quali il tribunale di Istanbul ha respinto l’istanza di arresto in attesa del processo. “Tutto il mondo ha notato come in Turchia abbiamo assistito a una pièce teatrale – ha accusato il giornalista davanti a una folla di sostenitori – per nascondere i propri peccati, la vergogna e la corruzione volevano creare diversivi sensazionali prendendo di mira il nostro giornale e altri gruppi editoriali. È una vergogna, hanno minacciato la stampa libera davanti agli occhi di tutto il mondo”.
Secondo gli inquirenti gli imputati sarebbero membri di “un’organizzazione terroristica armata” e avrebbero preso parte a un complotto ai danni dell’imam Mehmet Dogan, un personaggio inviso alla confraternita per le sue dure critiche nei confronti del predicatore/imprenditore Gulen. Nel 2010 il religioso fu accusato di far parte di al-Qaeda e venne incarcerato per 17 mesi, vicenda che creò alcuni fastidi agli ambienti governativi. Durante l’udienza Ekrem, tuttavia, si è detto estraneo ai fatti e ha escluso di aver ricevuto indicazioni da Gulen sulla linea editoriale del suo quotidiano.

E mentre il presidente della Repubblica difende la persecuzione giudiziaria nei confronti dei suoi nemici all’interno dell’establishment, nell’occhio della repressione di un apparato sempre più autocratico finiscono per l’ennesima volta gli insegnanti e i sindacalisti scesi in piazza ieri ad Ankara con una manifestazione a favore di un’istruzione pubblica e laica.
Quando ieri mattina alcune centinaia di insegnanti e dirigenti dei sindacati di sinistra della scuola si sono concentrati a Kizilay, quartiere centrale della capitale turca spesso al centro di proteste e manifestazioni contro il regime, per denunciare la continua ingerenza islamista nei programmi scolastici e nella gestione dell’istruzione, la polizia è intervenuta con violenza per bloccare il corteo. Contro i dimostranti i reparti antisommossa hanno impiegato massicce dosi di gas lacrimogeni e gli idranti montati sui blindati. Molti gli insegnanti contusi e feriti e alla fine gli arrestati sono stati più di cento, tra i quali Veli Demir, leader del sindacato della scuola Egitim-Is.
“Siamo arrivati da Antalya con due pullman intorno alle 10.30 – ha raccontato Mehmet Balık, leader del sindacato nella città costiera dopo esser stato condotto in commissariato e interrogato – La polizia ci ha attaccato con i Toma (veicoli blindati antisommossa dotati di cannoni ad acqua) e con i lacrimogeni senza neanche un avvertimento. Ci hanno attaccato senza alcun riguardo per i bambini che erano con noi”.