Newroz, milioni di curdi in piazza. Ocalan al Pkk: “basta lotta armata”

Newroz, milioni di curdi in piazza. Ocalan al Pkk: “basta lotta armata”

Sono stati molti milioni i curdi che ieri hanno festeggiato l’arrivo del ‘nuovo giorno’ durante il Newroz – capodanno zoroastriano – celebrato in tutto il Medio Oriente.
A parte gli scontri nella città di Batman e le provocazioni e gli attacchi della polizia nella città di Van (entrambe località del Kurdistan turco) per il resto i festeggiamenti rivendicativi si sono svolti con relativa tranquillità ovunque, anche se occorre segnalare la strage compiuta dallo Stato Islamico nel cantone di Cizre in Rojava, dove decine di curdi sono stati uccisi durante i festeggiamenti da ordigni fatti esplodere tra la folla.

Quest’anno le persone che hanno danzato e cantato e lanciato slogan attorno agli enormi fuochi accesi per l’arrivo dell’anno nuovo sono state assai più numerose del recente passato. E anche la consistenza delle delegazioni arrivate da tutta Europa, Italia compresa, visto il carattere eccezionale dell’anno appena conclusosi e le enormi aspettative di libertà che suscita l’immediato futuro.

Solo ad Amed (Diyarbakyr) ben 2 milioni di persone sono scese in piazza per una celebrazione che ha avuto un enorme carattere simbolico e politico e che è iniziata nella notte del 20 marzo per terminare solo all’alba di ieri. Nonostante alcune ore di pioggia e vento insistenti, una enorme folla ha ascoltato in silenzio la lettura del messaggio inviato al Pkk e al popolo curdo da parte dello storico leader Abdullah Ocalan imprigionato ormai dal 1999 nella prigione curda di Imrali.

Un ruolo centrale nella celebrazione lo ha avuto la lettura del testo del messaggio – letto da Sirri Sureyya Onder, deputato e dirigente del Partito democratico del popolo (Hdp) – nel quale Ocalan chiede al Pkk di tenere un congresso straordinario nel corso del quale decidere la fine della lotta armata iniziata dalla formazione guerrigliera all’inizio degli anni ’80:

Stessa folla e stesso entusiasmo anche a Istanbul – dove vive una consistente comunità curda – dove ieri almeno un milione di persone si sono unite alla celebrazione del Newroz, scandendo slogan in solidarietà con i curdi del Rojava e per la liberazione di Abdullah Ocalan. La manifestazione a Istanbul è iniziata con l’accensione del fuoco via via che centinaia di migliaia di persone hanno cominciato ad affollare il campo del raduno a Kazlıçeşme, con lo slogan “Il fuoco del Newroz acceso a Sinjar e Kobane porta la libertà in Medio Oriente”. All’evento hanno partecipato non solo curdi ma per la prima volta in modo massiccio anche molti attivisti di realtà politiche, associative e sindacali turche. I dirigenti di molti partiti di sinistra e delle organizzazioni dei lavoratori, tra cui la più grande federazione di sindacati dei lavoratori pubblici, la KESK, sono stati ospitati nella tribuna d’onore, così come la madre di Suphi Nejat Ağırnaslı, che ha perso la vita combattendo a Kobane, e il padre di Serkan Tosun, che ha perso la vita in Rojava.
Anche in questo caso il punto culminante della celebrazione è stata la lettura del messaggio di Ocalan, i cui ritratti erano esposti da decine di migliaia di manifestanti e campeggiavano su enormi pannelli tutto intorno all’enorme piazzale.
Parlando per prima, la copresidente del ramo di Istanbul dell’HDP Ayse Erdem ha commemorato tutti i rivoluzionari che hanno perso la vita nella lotta, e ha poi continuato attirando l’attenzione sull’importanza delle elezioni generali che si terranno il 7 giugno, affermando che l’8 giugno sarà il giorno della nuova speranza e auspicando la vittoria dell’HDP che i curdi sperano superi la soglia del 10%.
Un rappresentante della gioventù curda ha inoltre annunciato la formazione di una federazione dei giovani in tutto il paese, che organizzerà un congresso nel prossimo futuro.

Capodanno molto partecipato ed emotivamente importantissimo a Kobane, la città del Kurdistan siriano reduce da mesi di resistenza strenua contro l’assedio, l’invasione e i bombardamenti da parte dello Stato Islamico e poi dalla completa liberazione di quella che in molti hanno ormai ribattezzato la ‘Stalingrado curda’.

Nel messaggio invitato dall’isola/carcere di Imrali, il leader storico del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha esplicitamente chiesto alla sinistra curda di tenere un congresso per “porre fine a decenni di lotta armata” con la Turchia. “Trovo necessario che il Pkk organizzi un congresso per porre fine a quarant’anni di lotta armata contro la Repubblica di Turchia”, ha scritto Abdullah Ocalan, il quale ha anche chiesto di decidere strategie sociali e politiche e tattiche in linea con lo spirito della “nuova era”, basata secondo il leader incarcerato ” su una cittadinanza libera, egualitaria e costituzionale dentro la Repubblica di Turchia”.
Ma l’ipotesi di un processo di pace con i curdi ha già visto una divisione netta all’interno dell’establishment della Turchia. Il presidente Recep Tayyp Erdogan ha tenuto un discorso pubblico senza neanche menzionare l’appello del leader curdo. “Che il Norouz segni il momento in cui le madri smettono di versare lacrime, che sia la pietra miliare per la pace e la solidarietà” ha detto Erdogan in un discorso pronunciato a Denizli, riferendosi solo indirettamente al processo di pace iniziato alcuni anni fa con la guerriglia curda e più volte finito in stallo per responsabilità di Ankara che non ha rispettato la road map concordata con il Pkk, ha continuato ed anzi accentuato la repressione contro i curdi e sostenuto i fondamentalisti dello Stato Islamico contro il Rojava.
Il relativo silenzio di Erdogan ha fatto il paio con l’intervento durissimo del vice premier Bulent Arinc contro il presidente della repubblica del suo stesso partito – all’interno del quale lo scontro è evidentemente molto acceso – affermando: “Le sue dichiarazioni come ‘Non mi piace’ o ‘Non approvo questo o quello’ sono reazioni emotive. La responsabilità del negoziato è del governo e quindi guardiamo a quelle dichiarazioni come a opinioni personali”. Arinc ha risposto a quanto dichiarato ieri da Erdogan, il quale si è detto contrario alla formazione di una commissione di monitoraggio nel quadro del processo di pace con il Pkk. Su quella commissione era invece stato raggiunto un accordo tra il governo e il partito curdo Hdp. Sul messaggio di Ocalan, Arinc ha affermato che “il governo vede questa mossa come appropriata. Anche noi abbiamo una roadmap su chi deve fare cosa nel quadro del processo”. “E’ il governo che guida il paese e la responsabilità di questo processo è quindi del governo”, ha detto il vice premier tornando a riferirsi a Erdogan, che ieri ha anche affermato di aver appreso dai giornali dell’iniziativa sulla commissione di monitoraggio.
Di seguito il testo integrale del messaggio invitato al popolo curdo da Abdullah Ocalan:
“A tutto il nostro popolo

Saluto il nuovo giorno [Newroz] di tutto il nostro popolo e degli amici schierati con la pace, l’uguaglianza, la libertà e la democrazia.

La crisi causata dalle politiche neoliberiste imposte a tutto il mondo dal capitalismo imperialista e dai suoi dispotici collaboratori locali porta effetti sulla nostra regione e sul nostro paese. In questo contesto di crisi, le diversità etniche e religiose del nostro popolo e le nostre culture vengono cancellate da guerre identitarie brutali e senza senso. I nostri valori, storici e moderni, della nostra coscienza e politici, non possono essere messi a tacere, né cedere alla rassegnazione di fronte a questo panorama politico. Al contrario è nostra responsabilità religiosa, politica e morale dispiegare un intervento urgente.

La nostra lotta per la democrazia, la libertà, la fratellanza e una pace dignitosa per il nostro popolo vive ora una fase storica. Questa lotta di quarant’anni del nostro movimento, lotta dolorosa, non è avvenuta invano, ma ora ha raggiunto una fase che non può essere portata avanti allo stesso modo. La storia e il nostro popolo chiedono una soluzione democratica e la pace, propria dello spirito del nostro tempo. Su questa base, ci troviamo di fronte alla missione di avviare il nuovo processo in base ai dieci articoli ufficialmente dichiarati nello storico palazzo Dolmabahçe (Palazzo del Governo, luogo dell’annuncio dei 10 punti il 28 febbraio 2015 ndt).

Con l’accordo sui principi contenuti nella dichiarazione, vedo la necessità storica di tenere un congresso per fermare la lotta armata intrapresa dal PKK contro la Repubblica turca da quasi 40 anni, e per impostare le strategie e le tattiche sociali adatte al nuovo periodo. Spero che raggiungendo un accordo generale in breve tempo attraverso la commissione per la verità e la riconciliazione, basata sui membri del parlamento e il comitato di monitoraggio, si tenga con successo questo congresso. Ora, con il nostro congresso, il nuovo periodo inizia. In questo nuovo periodo, stiamo entrando in un nuovo processo nella Repubblica turca, sulla base di una cittadinanza costituzionale di liberi ed uguali, come società democratica con un’identità democratica, in pace e in una vita fraterna. In questo modo, per superare i 90 anni di storia piena di conflitti della repubblica turca, stiamo camminando verso il futuro di una pace vera e criteri democratici universali. La vera storia del Newroz è salutare questo processo in vostra presenza. Tuttavia, ciò che è giusto per il nostro paese e il nostro popolo, allo stesso tempo, dovrebbe essere valido per la nostra sacra regione. La realtà dell’imperialismo capitalista degli ultimi duecento in generale, e degli ultimi 100 in particolare, è stata porre le identità etniche e religiose le une contro le altre sulla base del nazionalismo statalista, voglio dire che ha basato la sua esistenza sulla politica del divide et impera fino ad ora!
Dobbiamo essere coscienti che l’ultima forma della brutalità dei poteri imperialisti che non rinunciano alle loro ambizioni sul Medio Oriente, è quella di ISIS. Quest’organizzazione forza il significato di brutalità, massacrando curdi, turcomanni, arabi, yazidi e assiri, per non parlare delle donne e dei bambini.
Ora è il momento di terminare questo brutale e disastroso corso, e di procedere verso fratellanza e democrazia, in linea con il nostro passato. Sono convinto della necessità di distensione attraverso identità aperte e democratiche, per superare gli stati-nazione caratterizzati da un nazionalismo conflittuale, estenuante, disastroso, attraverso la politica democratica. Per questo, faccio appello agli Stati nazionali a mettere in atto il nuovo tipo di distensione democratica attraverso la politica democratica, e ancora faccio appello agli Stati nazionali a costruire la nuova casa collettiva democratica del Medio Oriente dentro se stessi. Inoltre, faccio appello oggi alle donne e ai giovani i cui cuori battono per la libertà, e che sono la stragrande maggioranza di questa folla, di riuscire con successo in ambito economico, sociale, politico e nella difesa nel prossimo periodo. Infine, saluto la resistenza e la vittoria di Kobane, che ha un grande significato per la nostra regione e anche per il mondo intero. Per questo saluto “lo spirito di Eşme” (Eşme, luogo dove si trovava la tomba di Suleyman Shah, simbolo della collaborazione e della solidarietà fra curdi e turchi ndt) che è stato assunto come simbolo della nuova storia. Questi punti indicati sopra, sono un invito irripetibile alla ricostruzione, revisione e recupero della società, per la nostra storia e la nostra vita attuale, per dirla in una frase.

Ancora una volta, saluto questo storico Newroz davanti a voi per tutti i popoli del mondo.

Viva il Newroz! Viva la fratellanza fra i popoli!”

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18-20 marzo, in Italia Omar Barghouti, intellettuale palestinese

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Dal 18 al 20 marzo, Omar Barghouti, intellettuale palestinese e autore del libro Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni: La Lotta Globale per i Diritti dei Palestinesi, sarà in Italia per tre incontri pubblici a Roma, Torino e Bologna.

Ispirato dal boicottaggio del Sudafrica dell’Apartheid, il movimento nonviolento BDS lanciato dalla società civile palestinese è attivo a livello internazionale e riceve di continuo nuove adesioni e appoggio da parte di singoli, di istituzioni e di gruppi. Si sta dimostrando uno strumento efficace per fare pressione su Israele perché cessi le politiche d’apartheid e riconosca i diritti dei palestinesi.

Oltre agli appuntamenti pubblici, Barghouti parteciperà ad un incontro con i Parlamentari per la Pace, che si terrà alla Camera mercoledì 18 marzo alle ore 14.00, presso la sala Tatarella in via Uffici del Vicario 21, e iniziative e confronti con la società civile italiana.

Di seguito la biografia di Omar Barghouti e i dettagli per le tre tappe:

Omar Barghouti è un palestinese ricercatore indipendente e attivista per i diritti umani. È un assegnista di ricerca presso l’Istituto Internazionale di Studi Sociali de L’Aia. Ha conseguito una laurea e un master in ingegneria elettronica alla Columbia University e un master in filosofia (etica) alla Tel Aviv University. È autore del libro Boycott, Divestment, Sanctions: The Global Struggle for Palestinian Rights (Haymarket Books, 2011). I suoi editoriali e interviste sono apparsi sul New York Times, The Guardian, Bloomberg, CNN e BBC, tra gli altri.

Roma: Con-Fronti democratici. Politiche di boicottaggio, sanzione e disinvestimento nel conflitto israelo-palestinese

Mercoledì, 18 marzo 2015, ore 17.00

Intervengono:
A favore – Omar Barghouti, co-fondatore del movimento BDS
Contrario – Fabio Nicolucci, autore di “La sinistra e Israele”
Modera: Prof.ssa Barbara Pisciotta

Università Roma Tre
Aula 3b (III Piano), Dipartimento di Scienze Politiche
Via G. Chiabrera, 199

Organizzato dal Sindacato Universitario Studenti AllaTerza

Torino: Quale contributo possono dare i popoli alla soluzione del conflitto in Medio Oriente?

Giovedì, 19 marzo 2015, ore 17.30

Intervengono:
Omar Barghouti
Moni Ovadia
Video intervento
Modera Roberto Beneduce (Università di Torino)

Università di Torino, Campus Luigi Einaudi
Lungodora Savona 100 Aula A4

Organizzato da Dipartimento CPS (Culture Politica Società) Università di Torino.
Aderiscono ARCI, Associazione Frantz Fanon, Centro Sereno Regis, Operazione Colomba, Pax Christi, “Campagna Ponti e non Muri”

Bologna: “I Rapporti tra l’Unione Europea ed Israele”

Venerdì, 20 marzo 2015, ore 18

Omar Barghouti (BNC – Movimento BDS Internazionale, Co-Fondatore del PACBI)
Luisa Morgantini (Assopace Palestina – già Vicepresidente del Parlamento Europeo)
Modera Leonardo Barcelò (Consigliere Comune Di Bologna)

Sala Renzo Imbeni, Palazzo Comunale, P.zza Maggiore 6

Organizzato da Coordinamento Campagna BDS Bologna e Assopace Palestina Bologna

Eurogruppo sulla Grecia. Subito sospensione e rinvio

Eurogruppo sulla Grecia. Subito sospensione e rinvio

Ore 19.00 L’Eurogruppo è stato sospeso. Al tavolo il presidente olandese, Jeroen Dijsselbloem, ha presentato una bozza che parla esplicitamente di “continuazione” e “estensione” del vecchio programma. La delegazione greca, guidata dal ministro delle finanze Yanis Varoufakis, l’ha dichiarata “inaccettabile e irrazionale”. Non si sa, per il momento, se la riunione riprenderà più tardi o se è tutto rinviato a venerdì.

Ore 19.40 Ultimatum dell’Eurogruppo alla Grecia: ha tempo fino a giovedì per decidere se chiedere l’estensione del programma, in modo da poter avere un Eurogruppo straordinario venerdì che possa valutare la sua richiesta. Lo ha detto il presidente Jeroen Dijsselbloem. “L’estensione è l’unica strada”, ha affermato il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici.

A questo punto, a meno di drastici quanto imrobabili voltafaccia, ogni ipotesi di compromesso è saltata. O la Grecia si piega, senza contrattare più nulla, o salta la costruzione europea. Che rivela d’essere una gabbia particolarmente rigida, e quindi stupida. Al punto che anche una prospettiva onestamente riformista risulta essere intollerabile quanto un’insurrezione.

*****

Ancora prima di cominciare la riunione, dai protagonisti dell’Eurogruppo (il consiglio dei ministri economici dell’eurozona) trasudava scetticismo. Tanto da far parlare subito di una nuova riunione questo venerdì.

Chi si fa un’opinione sulle dichiarazioni di questo o quel ministro difficilmente potrà azzeccare il risultato finale. Quelle dichiarazioni, infatti, sono tutte fate a fini interni (nazionali, insomma) oppure come minaccia  da mettere sul tavolo della trattativa.

Tutto normale, tutto come sempre? Pare di no. In questi giorni tra un Eurogruppo e l’altro (appena cinque giorni, dall’11 febbraio) gli sherpa (i collaboratori dei ministri delle finanze) hanno proseguito l’esame delle rispettive proposte, cercando di trovare qualche punto di contatto da cui partire per costruire un compromesso potabile per tutti (da un lato i 18 paesi schierati ufficialmente con la Germania, dall’altra Atene). Ma non sembra l’abbiano trovato.

Le distanze non potrebbero essere più grandi: per i funzionari dell’Unione Europea, infatti, è difficile immaginare come possa il governo di Atene mantenere le promesse elettorali e, allo stesso tempo, “soddisfare” le controparti.

Ma ci sono anche problemi immediati sul tavolo. Il 28 di questo mese scade il programma “di sostegno”, e dovrebbe in teoria partire l’ultima tranche di crediti verso Atene. Che ha dichiarato di non volerla, anche perché andrebbe quasi tutta a compensare le banche tedesch e francesi, pur risultando alla fine a carico delle finanze greche.

Al contrario, Atene vorrebbe quel miliardo e 900 milioni guadagnati dalla Bce comprando e vendendo titoli di stato greci;  ed eventualmente un “prestito-ponte”, da qui all’autunno, per avere il tempo materiale di presentare proposte più articolate.

L’agenzia Reuters è in queste ore prodiga nel riportare “voci” riferite da fonti interne al palazzo di Bruxelles.

“Il risultato migliore che si potrà ottenere stasera sarebbe un accordo per proseguire la discussione tecnica alla ricerca di un terreno comune per poi riprendere la questione tra qualche giorno. Ma i Paesi dell’eurozona potrebbero anche dire che non ci sono i presupposti per proseguire”.

Chiusura totale da parte della Ue, insomma, mentre il governo Tsipras ha ovviamente necessità di segnare qualche punto sostanziale, non solo di facciata o lessicali (tipo chiamare la Troika in un altro modo). Le manifestazioni di piazza, in Grecia, a sostegno del governo sono anche un vincolo serio a margini di mediazione inaccettabili. E’ una constatazione che in Italia risulta più difficile, abituati come siamo – tutti – a vedere nei governanti dei personaggi da operetta che  prendono decisioni nelle “segrete stanze”, senza curarsi minimamente dell’opinione popolare o almeno dei propri sostenitori.

 

I negoziati del week-end alla ricerca di un punto di convergenza tra la Grecia e i suoi creditori sono stati infruttuosi: “Non ci sono stati progressi rilevanti perché da parte greca si sono mostrati completamente impreparati”, ha detto la prima fonte.

In molti, a Bruxelles, avevano interpretato una dichiarazione di Tsipras sulla volontà di rispettare il 70% degli impegni sottoscritti dalgoverno precedente come un ammorbìdimento drastico delle posizioni elleniche- Ma, al tavolo, “Non c’è accordo su cosa questo 30% e questo 70% dovrebbero essere”, ha detto la seconda fonte. “Le questioni principali sono la riforma del lavoro, con gli impegni del nuovo governo di aumentare il salario minimo e le pensioni, e la sua riluttanza alle privatizzazioni”. Ovvero gli impegni presi con gli elettori.

 

In fondo, si lamenta la fonte, i greci “Non hanno nemmeno preso in considerazione il programma attuale”. Anzi, al tavolo avrebbero spiegato che non abrebbero accettato “la continuazione dell’attuale pacchetto di salvataggio”.

Con queste premesse, la serata si annuncia lunga. O brevissima.

Renzi in cerca del plebiscito per il golpe

Renzi in cerca del plebiscito per il golpe

Gli storici – se esisteranno ancor, in futuro – scriveranno le pagine suesto periodo italiano come la “resistibile ascesa di Atturo Ui”. L’unica incertezza, al momento, è sulla riuscita o il fallimento di questa ascesa, che si svolge da un anno sotto lo sguardo comprensivo di diversi “Dogsborough”.

Quanto sta avvenendo alla Camera sulla riforma della Costituzione, è quasi un colpo di stato in forma pseudo-parlamentare. Le opposizioni sono fuori dall’aula; il Pd procede a tappe forzate sotto il comando del piccolo fuhrer – con la sua “minoranza interna” complice e questionante solo per “aspetti di metodo” – come se si stesse decidendo di un decreto sull'”eviscerazione dei polli”, ossia di qualcosa di inessenziale per la vita democratica di un paese. E invece stanno cambiando le regole fondamentali, i princìpi base su cui poi si faranno le leggi, i regolamenti, si compenseranno – oppure no – i diversi poteri della Stato, si limiteranno le libertà fondamentali a partire dal totem della “governabilità”. Ovvero dalla delegittimazione, per legge, della possibilità di opporsi, addirittura  in forma democratico-parlamentare. Figuriamoci in piazza…

Stanno scrivendo una riforma costituzionale a “maggioranza semplice”, quindi obbligatoriamente da sottoporre a referendum confermativo. E proprio all’investitura referendaria sembra puntare il guitto di Pontassieve per provare a trasformare la sua precarietà in stabilità occupazionale. O, detto altrimenti, il suo essere un banale “premier per caso” in un durevole Arturo Ui.

Chi sta portando a compimento questa operazione golpista è un manipolo di parvenu senza storia né spessore, arrogante come solo chi ignora può essere, gente che nel 99% dei casi scomparirà nel nulla una volta portata a compimento “l’opera” reazionaria.

Il capomanipolo arranca e accelera a ogni ostacolo, come se non avesse – e non potesse mai avere – un “piano B”. Sta facendo strame della Costituzione formale (quella “materiale”, naturalmente, era già morta con oltre 40 anni di  consociativismo e 20 di picconate berlusconiane) un personale preso in prestito dal generone televisivo, ormai a un passo dal rimanere immerso – più che sfiorato – nelle inchieste giudiziarie per aggiottaggio e insider trading a favore di questo o quel finanziere d’assalto, di questo o quel vicepresidente di banca popolare…

Si capisce la fretta, certo. L’immagine del sempre vincente è a forte rischio, se si impantana; la maschera del “rottamatore giovane” può andare facilmente in pezzi se sarà inchiodata al palo del piccolo cabotaggio fatto di “favori agli amici”, ai ladri di futuro che animano le piazze finanziarie giocando su informazioni riservate, su decisioni che il governo non ha ancora preso e che magari sono state direttamente suggerite dagli interessati. Favori fatti in modo altrattanto non disinteressato, si può facilmente immaginare…

Il “governo del cambiamento” emana ogni giorno che passa un più forte odore di liquami stagnanti. “Mafia capitale” aveva lì dentro potenti referenti, e non sembra un caso che tutta la stampamainstream abbia rapidamente messo la sordina sugli sviluppi dell’inchiesta (che ancora producono risultati, con altre mafie concorrenti che progettavano “normali” eliminazioni fisiche per sostituirli nella filiera “giusta”).

Ma “va avanti lo stesso”.

Può farlo perché ha davanti un’opposizione parlamentare finta, composta da personaggi altrettanto ridicoli. All’opposizione perché fatti fuori, non per alti motivi ideali e/o democratici. Non ci sono Matteotti, in giro. Solo gente che non ha dietro referenti sociali da mobilitare, al massimo qualche vecchia clientela o una mail list da far cliccare “mi piace”.

Può farlo perché i “corpi intermedi” – partiti, sindacati, associazioni, organizzazioni – si sono liquefatti nel corso di alcuni decenni passati a gareggiare per una poltrona di parlamentare o consigliere comunale, per arrivare a “gestire” decisioni comunque provenienti da Bruxelles o dai “mercati”. Basta guardare le facce dei parlamentari vendoliani, stupefatti per il trattamento che ricevono dopo aver per venti anni e più (con la presente o altre sigle) controfirmato insieme al Pd ogni scelta antipopolare, mentre acora stanno discutendo di liste comuni alle regionali…

Può farlo perché l'”antagonismo” è fatto oggi di tante singole fissazioni su singoli aspetti del dominio capitalistico, senza alcuna visione d’insieme del capo di battaglia. C’è chi si occupa del diritto alla casa, chi di antifascismo, chi di spazi sociali giovanili, chi di vertenze locali, chi di sindacato, chi di cultura… Tutte attività meritorie, com’è ovvio. Ma ognuno – per fortuna non tutti – come se “soltanto quella cosa lì” fosse la cosa giusta da fare, l'”unica davvero antagonista”, il metro di misura con cui approcciare – e criticare – tutti gli altri che si occupano di altre cose.

Va da sé: tutto questo serve solo a far sentire nel giusto chi lo fa, non a combattere per cambiare il quadro d’insieme. Serve a volte a ottenere un titolo di giornale – negativo, ovviamente – non a “disturbare il manovratore”.

La “resistibile ascesa di Arturo Ui” può essere invece interrotta. Ma non se ognuno continua ad “andare avanti” – renzianamente,  senza però gli stessi poteri – per conto suo…

No all’apertura di Casapound a Coverciano: sabato 3 assemblea al Circolo La Loggetta

No all’apertura di Casapound a Coverciano: sabato 3 assemblea al Circolo La Loggetta

                Comunicazione agli abitanti di Coverciano e non, riceviamo e pubblichiamo. Nelle foto, Casseri e Casapound Firenze al Polo di Novoli e ad un’iniziativa fuori città qualche anno fa.

NESSUNO SPAZIO PER I FASCISTI A COVERCIANO!

C’è una novità nel nostro quartiere: In via Gabriele D’Annunzio 46b, proprio tra il panificio e la banca, sta per aprire la nuova sede di Casapound Firenze.
Ma chi sono? Sono i “fascisti del terzo millennio”, o almeno loro si definiscono tali . Per noi, che delle nostalgie del ventennio rifiutiamo ogni forma, sono solo fascisti e come nello scorso millennio la Resistenza li ha combattuti e sconfitti, oggi abbiamo il compito di reprimere ogni rigurgito si presenti nei nostri quartieri, nelle nostre città, nel nostro paese.
Oltre alla già pericolosa e inaccettabile propaganda razzista e xenofoba, se leggiamo e colleghiamo tra loro le ultime notizie di cronaca che riguardano Casapound, tracciamo un filo nero che in tutta Italia si articola di gambizzazioni, incendi, attentati ecc.. azioni tutte legate al controllo dello spaccio di droga, traffico di armi e la gestione di alloggi in edifici a detta loro “occupati e concessi alle famiglie italiane” che nella realtà servono a tenere in scacco e “al voto” numerose famiglie in difficoltà con conseguente controllo del territorio.
Per chi se ne fosse dimenticato, anche a Firenze sono saliti alle cronache dopo che un loro dirigente Gianluca Casseri, il 13 dicembre del 2011, pistola alla mano ha sparato a tre lavoratori – uccidendone due e ferendo gravemente l’altro- in pieno giorno, tra piazza Dalmazia e il mercato di San Lorenzo, prima di togliersi la vita.

Dopo una rocambolesca “sparizione” del suo computer e del suo arsenale, è stato bollato come pazzo e le indagini sono state definitivamente insabbiate.

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Se questo no n bastasse, non mancano loro infami azioni anche sul piano internazionale:
fortemente legati con i nazisti di Alba Dorata in Grecia (famosi per i raid violenti contro immigrati e lavoratori proprio nel momento del crollo economico del paese), e con gruppi fascisti spagnoli che annoverano numerosi omicidi di antifascisti e tifosi di squadre schierate a sinistra nell’ultimo anno.
Strani legami con la Birmania hanno fatto si che il proprio presidente e adepti viaggiassero spesso in Asia giustificando foto in divisa e fucile imbracciato con missioni umanitarie. Mesi dopo li ritroviamo in Ucraina a combattere a fianco dei nazisti che hanno capeggiato la rivolta di piazza Maidan lo scorso inverno.

La lista sarebbe ancora lunga ma questa panoramica già fa intendere la loro natura.
Come nel 2004 il quartiere si è opposto all’apertura di una sede di Forza Nuova prevista in Viale Duse, anche oggi sta a tutti noi impedire a Casapound di venire a distruggere la serenità e la sicurezza del quartiere, sta a tutti noi ribadire che non li vogliamo e difendere il quartiere!

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Invitiamo i residenti e gli antifascisti all’assemblea di quartiere che si terrà sabato 3 gennaio alle 16 presso il circolo “La Loggetta” a Varlungo.

COVERCIANO ODIA CASAPOUND
FUORI I FASCISTI DAI NOSTRI QUARTIERI

COVERCIANO ANTIFA’