No all’apertura di Casapound a Coverciano: sabato 3 assemblea al Circolo La Loggetta

No all’apertura di Casapound a Coverciano: sabato 3 assemblea al Circolo La Loggetta

                Comunicazione agli abitanti di Coverciano e non, riceviamo e pubblichiamo. Nelle foto, Casseri e Casapound Firenze al Polo di Novoli e ad un’iniziativa fuori città qualche anno fa.

NESSUNO SPAZIO PER I FASCISTI A COVERCIANO!

C’è una novità nel nostro quartiere: In via Gabriele D’Annunzio 46b, proprio tra il panificio e la banca, sta per aprire la nuova sede di Casapound Firenze.
Ma chi sono? Sono i “fascisti del terzo millennio”, o almeno loro si definiscono tali . Per noi, che delle nostalgie del ventennio rifiutiamo ogni forma, sono solo fascisti e come nello scorso millennio la Resistenza li ha combattuti e sconfitti, oggi abbiamo il compito di reprimere ogni rigurgito si presenti nei nostri quartieri, nelle nostre città, nel nostro paese.
Oltre alla già pericolosa e inaccettabile propaganda razzista e xenofoba, se leggiamo e colleghiamo tra loro le ultime notizie di cronaca che riguardano Casapound, tracciamo un filo nero che in tutta Italia si articola di gambizzazioni, incendi, attentati ecc.. azioni tutte legate al controllo dello spaccio di droga, traffico di armi e la gestione di alloggi in edifici a detta loro “occupati e concessi alle famiglie italiane” che nella realtà servono a tenere in scacco e “al voto” numerose famiglie in difficoltà con conseguente controllo del territorio.
Per chi se ne fosse dimenticato, anche a Firenze sono saliti alle cronache dopo che un loro dirigente Gianluca Casseri, il 13 dicembre del 2011, pistola alla mano ha sparato a tre lavoratori – uccidendone due e ferendo gravemente l’altro- in pieno giorno, tra piazza Dalmazia e il mercato di San Lorenzo, prima di togliersi la vita.

Dopo una rocambolesca “sparizione” del suo computer e del suo arsenale, è stato bollato come pazzo e le indagini sono state definitivamente insabbiate.

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Se questo no n bastasse, non mancano loro infami azioni anche sul piano internazionale:
fortemente legati con i nazisti di Alba Dorata in Grecia (famosi per i raid violenti contro immigrati e lavoratori proprio nel momento del crollo economico del paese), e con gruppi fascisti spagnoli che annoverano numerosi omicidi di antifascisti e tifosi di squadre schierate a sinistra nell’ultimo anno.
Strani legami con la Birmania hanno fatto si che il proprio presidente e adepti viaggiassero spesso in Asia giustificando foto in divisa e fucile imbracciato con missioni umanitarie. Mesi dopo li ritroviamo in Ucraina a combattere a fianco dei nazisti che hanno capeggiato la rivolta di piazza Maidan lo scorso inverno.

La lista sarebbe ancora lunga ma questa panoramica già fa intendere la loro natura.
Come nel 2004 il quartiere si è opposto all’apertura di una sede di Forza Nuova prevista in Viale Duse, anche oggi sta a tutti noi impedire a Casapound di venire a distruggere la serenità e la sicurezza del quartiere, sta a tutti noi ribadire che non li vogliamo e difendere il quartiere!

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Invitiamo i residenti e gli antifascisti all’assemblea di quartiere che si terrà sabato 3 gennaio alle 16 presso il circolo “La Loggetta” a Varlungo.

COVERCIANO ODIA CASAPOUND
FUORI I FASCISTI DAI NOSTRI QUARTIERI

COVERCIANO ANTIFA’

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Fascismo e antifascismo: una risposta a Saverio Tommasi

Fascismo e antifascismo: una risposta a Saverio Tommasi

L’attore e scrittore fiorentino Saverio Tommasi ha recentemente scritto un ARTICOLO sul suo sito “prendendo spunto” daiFATTI di via Pistoiese di sabato scorso. Tommasi, dopo l’ovvia condanna dei fascisti di Forza Nuova, definiti “peggio della merda”, indugia per 3/4 dell’articolo in una esortazione ai giovani a non cedere alle sirene della violenza antifascista e ad abbracciare invece la la causa della democrazia e della nonviolenza.

A noi, sinceramente, di discutere se sabato era meglio scendere in piazza con i bastoni o con i palloncini non ce ne frega un cazzo. Sono discussioni oziose che non portano a niente se non a reciproche accuse (provocatori! Pacifinti! ecc.) e relative “scomuniche” (non siete veri compagni! No, siete voi i traditori! ecc.). Tutto già visto, tutto già sentito, una noia mortale e una perdita di tempo immane. Un dibattito che per esser reso interessante non basterebbe, citando il fumettista Zerocalcare: “chiudere in una stanza Gandhi, Madre Teresa di Calcutta, un manifestante a caso delle primavere arabe, Ken il Guerriero, Gaetano Bresci, Roberto Saviano, VperVendetta e Giovanardi. E mandare tutto in streaming”.

Quello che ci interessa invece è entrare nel merito della presa di posizione di Tommasi, il quale, scrivendo questo sfogo, lascia trasparire quale pensiero politico stia alla base delle sue dichiarazioni.

La sinistra “ufficiale” italiana (quella che dal PCI DI TOGLIATTI arriva fino a parte dell’ODIERNO PD e a quella galassia di partitini e gruppi figli delle mille scissioni interne a Rifondazione Comunista) ha sempre trattato la Resistenza antifascista come un Totem, destoricizzandola e ignorandone volutamente le contraddizioni, una mitizzazione funzionale a scopi politici.

Tommasi dovrebbe conoscere quante DIVISIONI c’erano all’interno del fronte antifascista: democristiani e comunisti, socialisti e liberali. “Sì, ma tutti uniti nel combattere il nazi-fascismo!” si dirà. Falso! Giusto per fare un esempio l’Unità il 7 Gennaio del 1944 scriveva questo sui partigiani della brigata partigiana Bandiera Rossa (gruppo internazionalista, antagonista del Pci):

“Non avversari politici, dunque, come vorrebbe ancora far credere qualcuno: ma delinquenti comuni e della peggiore specie, gente senza ritegno e senza scrupoli, complici dell’hitlerismo e del fascismo, rettili abietti da schiacciare senza pietà nell’interesse non solamente del Partito e della classe operaia ma dell’umanità intera.

La lotta contro questi individui non deve conoscere tregua. Siamo vigilanti, scopriamo le loro mene, individuiamo questi traditori anche se essi sono riusciti a camuffarsi e ad infiltrarsi nelle nostre file. Ognuno di noi deve fare il massimo sforzo in questa direzione prendendo ad esempio quanto hanno fatto i compagni russi nella loro lotta per l’annientamento del trotskismo.

Smascherando e colpendo gli agenti del nemico nel nostro Partito, nei Sindacati e dovunque essi si sono annidati, noinon faremo soltanto un’opera di indispensabile epurazione ma contribuiremo efficacemente allo sterminio della V colonna hitleriana e mussoliniana nel nostro paese” (FONTE WIKIPEDIA)

Senza contare quanti ex-fascisti si sono affiliati ai gruppi partigiani per convenienza, appena fiutato il vento che cambiava.

Premettendo che tali questioni meriterebbero una trattazione molto più seria e approfondita, ci limitiamo a dire a Saverio Tommasi che quando si vanta di conoscere i “veri antifascisti” dovrebbe quantomeno rendersi conto che un ex-partigiano è un essere umano e non porta con sé la Verità per il solo fatto di aver combattuto una guerra 70 anni fa e che “tirarli per la giacchetta” è un’operazione disonesta.

Tuttavia il punto dirimente è cosa si intenda per “antifascismo” e conseguentemente per fascismo. Noi, contrariamente alla sinistra ufficiale, non consideriamo il fascismo solo una follia di massa o una malattia degenerativa di un corpo sociale (altrimenti sano) instillata da loschi figuri contagiati dal morbo del “razzismo e dell’omofobia” (peraltro, il fascismo, almeno prima delle leggi razziali, non era certo meno razzista né tantomeno omofobo delle altre forze politiche presenti in Italia). Il fascismo è piuttosto una delle possibili e  forse la peggiore forma politica che il sistema capitalistico può darsi, particolarmente adatta laddove il capitale esige una “reazione” nei confronti dell’emergere di una forza di classe capace di metterlo in crisi. Lo squadrismo fascista nasce col preciso scopo di reprimere nel sangue le lotte operaie e contadine del biennio rosso, bande di picchiatori agli ordini e al servizio di industriali e latifondisti di provata fede “liberale”, gli stessi che poi poco a poco si diranno “pentiti” di aver “tollerato” cotanta “follia”.

Una volta arrivato al potere, il regime, facendo perno su di una retorica nazionalista che di conseguenza “censura” ogni discorso di classe, organizza il mondo del lavoro in corporazioni, ossia organi di stato in cui confluivano sia le associazioni padronali che quelle dei lavoratori (chiaramente imposte e filo-governative). Il succo del corporativismo, che Mussolini definiva la vera “essenza” del fascismo, è la NEGAZIONE DELL’ESISTENZA DELLE CLASSI e la “risoluzione” (ovviamente a favore del capitale) della conflittualità sociale in nome di un superiore “interesse nazionale” (ossia dello stato fascista e della borghesia).

Guardando ad oggi, le forze dichiaratamente neofasciste continuano ad essere le principali “azioniste” delle violenze di strada ai danni dei militanti di sinistra, perpetuando il proprio ruolo di POLIZIA “INFORMALE” AL SERVIZIO DEGLI INTERESSI PADRONALI (ricordiamo anche la funzione di manovalanza svolta all’interno della strategia della tensione negli anni ’60 e ’70, non così dissimile da quella dei primi anni ’20).

Mentre per quanto riguarda la pars costruens della dottrina fascista si può affermare che la sua “essenza” si ripropone, seppur aggiornata, nell’involucro politico liberal-democratico odierno. Basti pensare alla retorica dei sacrifici, al “siamo tutti sulla stessa barca”  di montiana memoria, ma soprattutto al ruolo assunto dai sindacati già a partire dagli anni ‘70 quando, con l’avvento dell’epoca della concertazione, abbandonando anche la parvenza di rappresentanza degli interessi dei lavoratori, confermano il proprio ruolo di mediazione tra padroni e dipendenti, ricalcando così, la funzione svolta dalle corporazioni durante il ventennio. E non ingannino le passate e recenti schermaglie tra governi e sindacati, dovute sicuramente più alle ESIGENZE DI SOPRAVVIVENZA di quest’ultimi che ad un ripensamento del proprio ruolo politico-sociale.

Per tutti questi motivi non concepiamo l’antifascismo al di fuori della critica del capitalismo e quando Saverio Tommasi scrive: “Antifascista […] è una parola bellissima perché significa lottare per la democrazia e per il diritto di tutti, anche di chi non la pensa come noi, di esistere” ci sembra una definizione tratta dal piccolo dizionario delle Giovani Marmotte, astratta dalla realtà della storia.

Quanto ai discorsi sulla nonviolenza bisogna intendersi: o si tratta di una strategia di lotta o di un valore assoluto. In quest’ultimo caso il mito della Resistenza va a farsi friggere ed è superfluo spiegare perché, nell’altro invece non si capisce come ogni piccolo tafferuglio segni una linea di demarcazione così netta. Si può dire che è una cazzata, che non ne vale la pena, che troppo testosterone fa male ecc. ma non salire in cattedra e dire “voi fuori!”. E se c’è un modello virtuoso rispetto alle pratiche di protesta questo per noi non è certo quello del periodo dei Social Forum (finito nel disastro di Genova e nel funerale politico di Firenze) ma piuttosto la Valsusa, dove un’ampia partecipazione ai processi decisionali permette alle varie anime di protestare  a modo loro nel rispetto reciproco.

Quindi caro Saverio, tu hai tutto il “diritto” di pensare e dire che il corteo di sabato sia stato controproducente e non ci sognamo né di insultarti né tanto meno di minacciarti, ma risparmiaci  prediche e scomuniche, per quelle ci sono già il Papa e Roberto Saviano. E quando inseguirai un fascista fin sotto casa per leggergli un libro augurati che qualche compagno cattivo passi di lì per caso, potrebbe esserti molto utile.

da http://www.inventati.org/cortocircuito/2014/12/11/fascismo-e-antifascismo-una-risposta-a-saverio-tommasi

IL CANTO È REATO, L’APOLOGIA DI FASCISMO NO!

Apprendiamo dalla stampa che Meg l’ex cantante dei 99 Posse è stata denunciata per incitamento della folla contro le forze dell’ordine in una esibizione alla Festa del Mare a Terracina.
Nulla di strano fin qui, se non fosse per il fatto sempre dalla stessa testata, apprendiamo che a Borgo Vodice si è tenuto un torneo di calcio in onore dei reduci della Decima Mas “per tenere vivo il ricordo di chi ha combattuto, al di là della contrapposizione di quegli anni ancora tutti da chiarire, riporta l’articolo.
Ed è allora che le cose cambiano e la domanda sorge spontanea: “Perché mai si dovrebbe onorare con un torneo di calcio una flottiglia navale che si è macchiata di crimini di guerra e che ha collaborato con i reparti nazisti per contrastare l’avanzata alleata, dopo lo Sbarco di Anzio, e le Brigate Partigiane? E inoltre perché un’Associazione Sportiva denominata “X Legione” con un’assonanza alla “X Mas” dovrebbe ricordare il tenente di Vascello Junio Valerio Borghese, colpevole del reato di collaborazione militare col nazista invasore, e condannato a 12 anni di reclusione, ridotti a 4 grazie all’amnistia emanata da Palmiro Togliatti, a quel tempo ministro della giustizia e segretario del Partito Comunista Italiano. Quell’amnistia che ha permesso a Borghese di costituire gruppi clandestini armati di estrema destra, in stretto collegamento con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Inoltre ci chiediamo come sia possibile ricordare un uomo che nel 1970 fu tra il promotore di un tentativo di colpo di stato.
Noi Giovani Comunisti di Latina, non crediamo che sia solo una rievocazione storica, dato che non siamo di fronte a una lezione di storia o a un evento culturale in memoria delle vittime della Decima. Siamo invece fermamente convinti che siamo dinanzi a un ennesimo episodio di apologia del Fascismo, reato descritto nella legge Scelba n. 645 del 20 giugno 1952 e prevede l’accusa per chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». La legge prevede inoltre, per il reato di apologia sanzioni detentive più severe se il fatto è commesso con il mezzo della stampa.
Borghese, effettivamente, non nascose mai la propria adesione politica al fascismo e il suo anticomunismo (nonostante l’Amnistia), il quale veniva spesso manifestato tramite dichiarazioni estreme; come quella che rilasciò una volta alla televisione svizzera in cui affermava la necessità di sterminare tutti i comunisti italiani i quali, a suo modo di vedere, costituivano un eterno pericolo.
E infine ci chiediamo perché, invece di chiarire quegli anni, non si chiarisce l’epoca contemporanea intrisa di revisionismo storico in cui la storia non viene più insegnata dai docenti ma dai politici come il Presidente della Provincia di Salerno Cirielli che in occasione dei festeggiamenti del 25 Aprile elogia l’esercito americano “per l’intervento nella nostra terra che ha sancito un’alleanza che ha garantito un luogo periodo di pace e di progresso economico e sociale senza precedenti e che ha salvato l’Italia, come l’Europa, dalla dittatura comunista”. Ma gli Americani non erano i nemici di Borghese? Dobbiamo forse aspettarci tra qualche tempo una commemorazione in ricordo degli assassini che hanno operato a Sant’Anna di Stazzema o degli autori di qualche altra strage nazifascista?
Ferruccio Nazionale, X Mas