Se Zerocalcare è troppo

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di Saverio Tommasi*

Zerocalcare, uno degli artisti italiani più splendenti, ha dedicato una sua opera in forma di murales a Giuseppe Prono, il più giovane partigiano della divisione Garibaldi, a Montanaro, provincia di Torino. Fucilato dai fascisti l’8 marzo 1944 nella cittadina di Ceres.

Qualche fascistello ha protestato per la stella rossa nel murales, troppo grande, troppo rossa, troppo tutto, e oggi il sindaco di Montanaro ha sancito il verdetto: “disegno di parte, entro agosto quella stella va cancellata, nei bozzetti non c’era”. Anche se quella stella rappresentava proprio la divisione Garibaldi, quella del partigiano Giuseppe Prono, quella in cui il ragazzo scelse di combattere per lasciare a noi un’Italia libera. E memoria significa raccontare tutto, non solo quello che a qualcuno fa comodo dire, specialmente se questo qualcuno è un fascistello stronzetto o il sindaco pavido di una cittadina di provincia.

Io non ho mai sopportato né i pavidi né gli impauriti, gente pronta a coprire i colpevoli purché i colpevoli non si arrabbino. Gente che la Storia gli passa sotto il naso ma loro non la vedono. Gente che se avesse avuto di fronte l’inventore del calcio gli avrebbe detto che no, quel gioco non poteva funzionare perché due porte erano troppe.

Gente che se avesse incontrato Cristo l’avrebbe ripreso: troppi miracoli non richiesti, signor Gesù, lei in questo modo spaventa la popolazione della Galilea.
Il pallone troppo attaccato ai piedi, signor Diego.
Troppo veloce, così impolvera la pista, signor Carl Lewis.
Quel bastone sempre in mano, signor Chaplin, non è il caso, lo posi.
Troppe smorfie nelle foto, signor Einstein.
Troppa pace, signor Gandhi.
Troppo testardo, signor Nelson Mandela, troppe richieste fuori dal tempo.
Troppo lungo il tuo diario, signorina Anna.
Troppi diritti in questa Costituzione, signora Teresa Mattei.

Ecco, ragazzi. Quando qualcuno vi dirà che la verità è troppa, o un po’ troppo scomoda, o un po’ antica, magari demodé, non credetegli. La verità è rivoluzionaria, come diceva l’Antonio internazionale. E pensate sempre a chi ha dato la vita perché noi quella verità la potessimo raccontare. E raccontatela, allora, raccontatela. Raccontatela senza paura, o anche con un po’ di paura, maraccontiamola sempre la verità. Perché l’unica cosa che ci resta è uno spicchio di quella libertà per cui le partigiane e i partigiani scelsero di vivere una vita faticosa, pur di renderla più facile a noi. Non credete a chi oscura, ascoltate chi apre. Ascoltate il suono dei libri e lo schiocco d’amore di un bacio in montagna. E quando un fascista vi chiederà: “ma che fai?” abbiatene pietà, perché lui quel suono d’amore non sarà mai in grado di sentirlo.

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PS. il murales è disegnato sul muro della scuola elementare “Sandro Pertini”. Un altro uomo che per qualcuno, era troppo, troppo una brava persona.

Lettera a uno studente pisano

SENEG

di Maria G. Di Rienzo*

Premessa: in quel di Pisa, dai primi di aprile a fine maggio, una studentessa senegalese di 14 anni ha ricevuto in classe sei lettere di pesanti insulti razzisti e minacce.

schifo

Inoltre, le hanno fatto a pezzi libri e quaderni scrivendole poi: adesso vediamo se riesci a studiare e se prendi 10 nelle verifiche… La ragazza è molto brava a scuola e lo sgrammaticato autore non se ne dà pace. Visto che le lettere piacciono tanto a costui, ho deciso di scrivergliene una io.

Caro ragazzo,

sebbene appaia chiaro dagli errori di ortografia e grammatica nelle tue lettere che non sei portato per gli studi umanistici – e forse non sei portato per gli studi del tutto, non ci sarebbe nulla di male – tu hai nella tua ancor breve esistenza già imparato una grande quantità di cose e molte le esprimi appunto nei messaggi diretti alla ragazza senegalese.

I tuoi maestri in tale apprendimento sono stati alcuni adulti, alcuni amici, alcuni “modelli” (le persone che tu trovi in gamba, “vincenti”, ecc.), la quasi totalità dei media e dei social media, il clima culturale e politico vigente nel nostro paese da circa trent’anni. Certi maestri li hai scelti, per certi altri non hai avuto la possibilità di esprimere preferenze. Il risultato è comunque questo, tieniti forte: le attitudini e le opinioni apprese che rivolgi alla tua compagna sono un mucchio di stronzate e, a meno che tu non ti risolva ad abbandonarle, non avranno altro effetto del renderti ancora più miserabile di come ti senti ora.

Perché, diciamoci la verità, è così che stai. La professoressa ti ha detto che il compito non l’hai fatto “male”, l’hai fatto “malissimo”. Non ne azzecchi una, a scuola. Ti stanno passando tutti davanti. E se puoi ingoiare, di traverso, il veder sfrecciare altri maschi mentre tu resti al palo, ti è insopportabile che lo faccia una femmina. Una femmina di colore, poi, diventa il massimo dell’oltraggio. Questo malessere deriva da una delle stronzate di cui sopra: tu hai imparato che esiste una gerarchia fra esseri umani e che in cima alla stessa sta il maschio bianco ricco popolare fico furbo dominante ecc. – una caratterizzazione a cui tu non rispondi. Hai 14 o 15 anni e secondo la classifica vigente sei già un fallito. Si direbbe, a rigor di logica, che tu dovresti rigettarla al completo e contrastarla, non credi? Non ti sta facendo alcun bene.

Ma la gerarchia resta in piedi perché indica, ai maschi come te, che sotto di loro c’è qualcuno di più miserabile ancora e che se esercitano il loro disprezzo e la loro violenza contro membri delle categorie inferiori hanno la possibilità di salire di grado, di sentirsi “qualcuno”.

Le donne ricadono nella categoria dell’inferiorità. Sono classificate come esistenti per l’unico scopo della gratificazione sessuale maschile. Non sono esseri umani “veri”, completi, complessi. Sono cosce-culo-tette-figa. Il loro compito è mettere in mostra tutto questo e rispondere alle fantasie degli uomini, non prendere 10 nella verifica, non eccellere negli studi, non avere sogni per il futuro: chi ha mai sentito di un’avvocata nera è, per esempio, il tuo strillo intriso d’ignoranza, perché esistono MILIONI di donne di colore nella professione legale.

Una donna che rifiuti l’imposizione del ruolo di bambola gonfiabile assegnatole scende di un gradino.

Una donna che ha delle aspirazioni diverse e non esita ad usare le sue capacità ed il suo impegno per realizzarle, scende di un altro gradino.

Una donna appartenente ad un’etnia / religione / zona geografica differenti da quelle legittimate perché in cima alla gerarchia (“bianchi”, cristiani/cattolici, europei o nordamericani) scende un ulteriore gradino.

Una donna migrante o nomade ne scende un altro ancora. E così via, sono certa non vi sia necessità di sciorinarti tutto l’elenco: lo conosci, e se ti pare di non conoscerlo prova a mettere in fila gli insulti che usi contro la tua compagna di classe o qualsiasi altra femmina – ad ognuno di essi corrisponde un gradino nella scala della disumanizzazione.

Ora, che degli esseri umani ne giudichino altri meno che umani, non degni di rispetto, usando una scusa qualsiasi per giustificare tale giudizio e sapendo bene che si tratta di una scusa (come fai tu, ad esempio, quando dici che la pelle della tua compagna è “sporca”, neanche fossi un eremita scemo che ha vissuto sino ad ora su un’isola deserta e non aveva mai visto prima una persona di colore diverso dal suo) NON rende le persone giudicate meno che umane. Cerca di capirmi. Le tue opinioni, ovvero le idiozie che ripeti a pappagallo per averle purtroppo sentite qualche miliardo di volte, non influenzano la realtà al punto che delle persone esistenti in essa mutano il loro status. Checché tu pensi di loro, esse restano esseri umani, titolari di diritti umani, a cui devi rispetto e interazioni civili.

quaderni e libri

Se credi che, scusa la franchezza, buttando merda sugli altri l’odorino tuo diverrà fragrante ti sbagli, ma continua pure a crederlo se preferisci. Niente, però, ti conferisce la legittimazione a tradurre in azioni violente la tua convinzione. Tu non esisti in un vuoto, sei parte di un sistema di relazioni e sopravvivi grazie ad esso. Il tuo limite, il limite di ciascuno di noi nell’agire, è l’impatto che le nostre azioni hanno su altre persone.

È interessante, al proposito, che tu abbia definito le tue lettere minatorie e la distruzione di effetti personali altrui “bravate”: quando emergerai da questo sogno autoreferenziale in cui t’incensi – sai che gran coraggio virile ci vuole a scrivere lettere anonime e a sfasciare di nascosto quaderni e libri – e presto dovrai farlo tuo malgrado, ti accorgerai che si tratta di reati. Te lo spiegheranno i carabinieri, dovranno spiegarlo anche ai tuoi genitori e non sarà un bel momento. Non mitroveranno mai, scrivi tu: ma ti rendi conto di quanti indizi hai lasciato nei testi? Non è stata una gran furbata, tanto per citarne uno, riportare le parole esatte che ti hanno detto gli insegnanti…

Due cose ancora, e chiudo.

1) Tu puoi disimparare tutte le stupidaggini su sesso, razza, superiori/inferiori se solo lo vuoi. Non occorre che tu stia a becco aperto come un’oca che beve la pioggia e ingoia qualsiasi cosa caschi dal cielo. Se non ti piace leggere, usa internet. Se hai dubbi, cerca e verifica. Se non sai, chiedi. Soprattutto, chiediti sempre “perché” e “a chi giova”. Le cosiddette “ragioni” per la sistematizzazione gerarchica degli esseri umani sono sempre molto squallide, puoi verificarlo da te.

2) Quando gli stracci saranno volati, quando il tuo nome sarà pubblico e tutta la tua arroganza in pezzi, chiedi aiuto psicologico perché sei su una china pericolosa.I rimarchi sessuali con cui umili la ragazza fanno già abbastanza schifo, ma dirle di tornarsene al suo “cazzo di paese” con tutta la famiglia se vuole che le vessazioni finiscano non è semplice bullismo, è un comportamento criminale, mafioso, altamente disturbato. Peggio ancora, hai scritto che godi nel vederla piangere, che la sua sofferenza ti ispira a inventare qualcosa d’altro per vederla piangere di nuovo. Neppure questo è semplice bullismo, caro ragazzo, è un segnale ancora più allarmante per la tua salute mentale. Si chiama sadismo e se non lo affronti subito, potresti dover maneggiare le sue conseguenze per il resto della tua esistenza: giacché gli altri esseri umani non esistono per farti da trastullo, a questa tua attitudine si ribelleranno. Potranno farlo fisicamente, infliggendoti il dolore che a te piace osservare negli altri. Potranno usare la legge e cacciarti dietro un po’ di sbarre e di lucchetti per lunghi periodi di tempo.

Fermati prima. Non è troppo tardi.

Kiev viola gli accordi di Minsk, Washington approva

Kiev viola gli accordi di Minsk, Washington approva

Le Forze armate ucraine hanno dislocato nell’area di Kramatorsk, a nord di Donetsk (dall’estate 2014 controllata dalle truppe di Kiev) tre batterie missilistiche “Točka-U”. Lo ha reso noto il vice Ministro della difesa della Repubblica Popolare di Donetsk, Eduard Basurin, sulla base di informazioni del controspionaggio militare della DNR. Basurin, mentre ha rilevato che Kramatorsk si trova a 70 chilometri dalla linea di demarcazione tra le forze governative e quelle delle milizie popolari, ha detto anche che questo non è l’unico caso di dislocazione di armi pesanti nel Donbass da parte di Kiev e ciò avviene sullo sfondo delle dichiarazioni del presidente Porošenko secondo cui egli intende condurre trattative solo con un “Donbass ucraino”.

Affermazioni che non sembrano propriamente in linea con gli accordi di Minsk del febbraio scorso (d’altronde, nei giorni scorsi Kiev ha informato ufficialmente i propri “partner europei” dell’avvicinamento delle artiglierie pesanti alla linea di demarcazione, in violazione di quegli accordi) sullo status speciale da attribuire al Donbass.

Affermazioni che appare anche difficile non collegare alla notizia odierna sulle dimissioni dall’incarico della rappresentante speciale Osce per l’Ucraina, la svizzera Heidi Tagliavini: vari osservatori associano la decisione della Tagliavini proprio con l’aperta violazione, da parte di Kiev, lo scorso 3 giugno, degli accordi di Minsk e il conseguente nuovo inasprimento del conflitto nel Donbass. In riferimento alla decisione della Tagliavini, il plenipotenziario della Repubblica Popolare di Lugansk al cosiddetto “Gruppo di contatto” (il gruppo di lavoro per l’attuazione degli accordi di Minsk che riunisce rappresentanti di Kiev, Mosca, Repubbliche Popolari e Osce), Vladislav Dejnego, ha espresso l’augurio che ciò non debba comunque influire sui colloqui di Minsk e ha escluso che le dimissioni, a suo parere, possano ricondursi agli scarsi risultati ottenuti nel corso dell’ultima tornata di colloqui, lo scorso 2 giugno.

Altri osservatori puntano invece l’indice proprio sull’incontro di martedì scorso, durante il quale le parti non si erano trovate d’accordo né sull’ulteriore scambio di prigionieri, né sull’amnistia per i miliziani, né sulle modifiche da apportare alla Costituzione ucraina (riguardo lo status del Donbass: autonomia, “decentralizzazione”: comunque, assicurazione di diritti certi nei confronti del potere centrale), né sulla indizione di elezioni locali nel Donbass. Una fonte vicina al Gruppo di contatto ha dichiarato a Interfax che Tagliavini, dopo aver rinviato il prossimo incontro al 16 giugno, in ragione della posizione ultimativa mostrata dai rappresentanti di Kiev il 2 giugno, avrebbe preso la decisione delle dimissioni.

Ed è così che il falco-premier Arsenij Jatsenjuk, in coppia con il Ministro delle finanze, la (ucraina)-americana-ucraina Natalja Jaresko decide di volare negli USA in cerca di ulteriori sostegni finanziari alla politica aggressiva di Kiev nel Donbass. Oltre che con esponenti del Congresso, il duo ha in programma incontri con esponenti del FMI, con la comunità ucraina, intervenendo poi al forum del Comitato ebreo-americano. Sarà interessante vedere se la comunità ebraica americana accoglierà favorevolmente un premier che si regge al governo grazie ai battaglioni neonazisti, che innalza a feste nazionali le date di nascita sia del collaborazionista Ostap Bandera, sia del suo esercito filonazista, che collaborò con le SS allo sterminio di centinaia di migliaia di soldati sovietici, di cittadini ucraini, ebrei e polacchi, o se invece prevarranno gli interessi attuali delle lobby finanziarie-industriali di sostegno alla politica di Kiev.

In ogni caso, a Mosca si guarda con preoccupazione all’assottigliarsi e al diminuire delle opportunità di realizzazione degli accordi di Minsk, in seguito all’inasprimento della situazione nel Donbass e all’aperta violazione del cessate il fuoco, registrati questa settimana. Lo ha dichiarato il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov, rispondendo in tal modo alla domanda postagli da alcuni media, se siano ancora attuali le parole pronunciate alcuni giorni fa da Vladimir Putin nel corso dell’intervista al Corriere della Sera (apparsa oggi sul quotidiano milanese), secondo cui con la realizzazione degli accordi di Minsk si erano potute interrompere le azioni di guerra più attive nel sudest dell’Ucraina e si erano allontanate le artiglierie pesanti.

In questo senso, anche il presidente del Parlamento della DNR, Andrej Purghìn ha detto che il riaccendersi del conflitto è il risultato della mancanza di volontà, da parte di Kiev, di condurre un concreto dialogo politico con le Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk; “In mancanza di un processo politico” ha detto Purghìn, “si ha naturalmente un peggioramento della situazione militare. Se il cessate il fuoco non è sostenuto dal dialogo politico, se i tempi di questo dialogo non sono soddisfacenti, se i politici tacciono, allora, prima o poi, a parlare sono i cannoni”.

Ma, come ormai da alcuni giorni, cioè dai primi bombardamenti ucraini su Marjnka e Krasnogorovka, stanno ripetendo vari osservatori, il piano di chi ha riacceso le micce non prevede dialogo politico. O, almeno, lo prevede in tutt’altra direzione. E’ così che nella tarda serata di venerdì, secondo quanto riportato da Interfax, Porošenko si è intrattenuto al telefono sia con Barack Obama che con Angela Merkel, per “coordinare” le posizioni da assumere riguardo le sanzioni antirusse alla vigilia del G7 di domenica e lunedì in Baviera, in vista anche probabilmente di una non univoca direzione di marcia tra Washington e alcune capitali europee. In particolare, la Merkel ha parlato in questi giorni della intenzione tedesca di discutere, al vertice del G7, della cooperazione con la Russia, esclusa dal “G8” per la sua reazione al golpe filoccidentale e all’aggressione armata ucraina al Donbass, ma che può tornare sempre utile quando le cose si mettono male per Kiev, oppure quando sul tappeto sono le questioni mediorientali o libiche, come ha ammesso il Ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.

E ancora in vista del vertice G7, secondo fonti di informazione statunitensi, riportate da Ria-Novosti, il capo del Pentagono, Ashton Carter, avrebbe condotto il 5 giugno a una riunione segreta a Stoccarda, con la partecipazione di diplomatici e militari americani in Europa, dedicata specificamente al tema “Russia”, al suo “contenimento”, alle sanzioni contro Mosca, all’ulteriore aiuto militare ad alcuni paesi europei, al finanziamento di “sfere non tradizionali”, quali la cibersicurezza. Secondo Carter, le sanzioni non sono in fondo così efficaci “per costringere Putin a mutare il suo corso” e gli USA dovranno ricorrere “ad altre risorse”, riconoscendo la “aggressività” di Mosca.

Mentre il presidente Porošenko, nella conferenza stampa odierna al termine dei colloqui con il premier canadese Stephen Harper, ha dichiarato, bontà sua, che al momento Kiev non persegue il dislocamento di sistemi missilistici occidentali in Ucraina e, per contro, istruttori canadesi giungeranno a breve nel paese per l’addestramento dei militari ucraini, vedremo nei prossimi giorni se il “gioco delle parti” tra le due sponde dell’Atlantico, che sta continuando anche al G7, porterà a un ulteriore peggioramento della situazione nel sudest dell’Ucraina o a un ritorno alla discussione politica.

 

Biani

“Io sono come Zagor”, ovvero la bicicletta come arma della lotta di classe. Il racconto di una esperienza concreta

Ci sono libri e libri, storie e storie, autori e autori. Alcuni di questi libri e storie e autori assomigliano di più a esperienze raccontate da un narratore.
Io sono come Zagor! , edito per i tipi della nascente casa editrice Classi fa parte di questo genere di libri e Stefano Gavioli è un narratore, di quelli come l’intendeva Benjamin , che dunque ” ha la capacità di scambiare esperienze, (…) la cui scrittura si distingue meno dalla voce degli infiniti narratori anonimi”. E per questo è grande.

“Io sono come Zagor!” è il diario di un viaggio, quello che il nostro narratore ha fatto in bicicletta da Mantova fino a Bruxelles, per consegnare al Parlamento Europeo una petizione personale sulla condizione di vita degli “over 50″ che hanno perso il lavoro, come lui. E per questo è anche il diario della propria esperienza personale ed emotiva, così trasparente e comunicativa come il suo rapporto con la bicicletta : ” Tu sei la mia bicicletta. In questo momento sei la cosa più preziosa che ho…Sei un prolungamento del mio corpo. Sei la mia àncora di salvezza. Molta parte della riuscita di quest”avventura dipende da te…” .

Così Stefano narra, a chi vuole ascoltarlo, la sua esperienza di incontri con personaggi che entrano anche solo per poche ore nella sua vita ma lasciando un segno, come il meccanico che lo aiuta a riparare la bibicletta, perchè ” anche lui fa parte della tribù dei ciclisti. E nessuno lascia uno della sua tribù nei guai”. E svela momento per momento la sua risposta di fronte all’imprevedibile , i suoi escamotages per superare la stanchezza, la ricerca di risorse dentro e fuori di sè per arrivare alla meta, la sua, ma potrebbe essere anche quella di chi lo ascolta. E così facendo ci coinvolge, ci tiene con sè, ci suggerisce come e cosa fare.

” Tutto ciò” concluderebbe Walter Benjamin dopo aver letto questo racconto, ” rinvia alla natura della vera narrazione. Essa implica, apertamente o meno, un utile, un vantaggio. Tale utile può consistere una volta in una morale, un’altra in una sitruzione di carattere pratico, una terza in un proverbio o in una norma di vita: in ogni caso il narratore è persona di “consiglio” per chi lo ascolta.”

Di sè stesso Stefano ci dice “sono cresciuto leggendo fumetti dove gli eroi erano romantici, soli, tormentati e temerari. Ho poi divorato il vecchio Hemingway, London, Kerouac, Hesse, Majakovskij e un sacco di altri tipi problematici, e ho fatto la radiografia di me stesso quale: gran rompicoglioni – scrittore mancato- esploratore- maestro Zen – amante dei buoni vini (fino a quando mi è stato possibile degustarli). Un combattente che non vuole arrendersi alla sconfitta e che cerca nel cinismo e l’ironia il suo riscatto”.