I LADRI DI SALARIO

Il salario è “la remunerazione periodica, spettante al lavoratore dipendente, in particolare all’operaio, computata in base al tempo di lavoro” questa è la definizione letterale del SALARIO secondo la concezione classica.

Mentre per Marx il salario è:

Il salario come rapporto di capitale è concetto di classe, dunque. Il salario – spiegava Marx – “vale non per il singolo individuo ma per la specie”. Il salario, in quanto “costo di produzione” degli operai, è ciò che serve “per assicurare che la classe operaia si riproduca nella misura necessaria” – pre­cisava Engels. Il salario “minimo” – minimo sociale, storicamente determinato dal capitale, è il prezzo dei mezzi di sussistenza necessari, per l’esistenza e riproduzione dell’in­tera classe proletaria. Solo così si spiega perché – ed è il caso generale di co­mando del capitale sul lavoro, ancor più evidente nelle fasi di crisi – “singoli operai, milioni di operai non ricevono abbastanza per vivere e riprodursi, ma il salario dell’intera classe operaia, entro i limiti delle sue oscillazioni, è uguale a questo minimo”.

Comunemente l’economia comunque delimitata ha definito il salario in una triplice veste:

Diretto, ovvero il soldo percepito dal salariato;

Indiretto, i contributi previdenziali e assistenziali;

Differito, il TFR e le indennità di quiescenza.

La somma delle tre componenti forma il costo del lavoro, comunemente denominato,  e queste sono le categorie che i “prenditori italioti” utilizzano nelle trattative per i rinnovi contrattuali, nazionali o aziendali, queste componenti sono chiaramente il frutto di “quelle contrattazioni” e che attualmente sono composte dalle componenti sopradescritte:

“La paga, il netto che il lavoratore percepisce per la prestazione;

“I contributi previdenziali ed assistenziali,  versati nelle casse degli istituti di previdenza e assistenza, pagati per il 10% dal lavoratore e il 38% dall’azienda;

“Il TFR, ovvero l’accantonamento di una quota di salario pari al 13,5 del monte salari annuali;

Allora, il ministro, che propone  “una decontribuzione di 4/5 punti” significa che permane la logica che da 30 anni pervade questo paese, trasferire quote di PIL dal “LAVORO” al capitale, ma questo era nelle politiche berlusconiane, rappresentante delle politiche più deleterie e criminali contro i lavoratori, ma dai governi a guida pd ci si aspettava una inversione di tendenza, invece l’orientamento resta immutato, togliere ai poveri per dare ai ricchi, abbiamo un governo come una sorta di sceriffo di Nottingham, che rubava ai poveri per dare ai ricchi,  ma purtroppo non abbiamo il Robin Hood.

Quindi sia chiaro che qualsiasi politica che non “Redistribuisca” i redditi a favore del lavoro è da considerare “un furto” ai danni di chi lavora,  parlare di riduzione del cuneo fiscale, di decontribuzione, di riduzione del carico fiscale, significa di fatto svalutare il salario, ridurre il valore dell’opera del salariato,  un furto al lavoratore, perché la riduzione contributiva significa ridurre le prestazioni di cui il lavoratore può usufruire, significa una riduzione pensionistica, significa obbligare il lavoratore a sottoscrivere polizze integrative, il tutto a favore del capitale.

Perché i pennivendoli, sempre più maggiordomi che giornalisti, fanno campagne di stampa sul costo del lavoro troppo alto per le aziende anziché fare campagne di stampa sul lavoro nero, sullo sfruttamento nelle campagne e nei cantieri, nell’uso distorto dell’apprendistato, ma questo significherebbe fare il lavoro con capacità, coraggio e abnegazione.

Se anziché puntare sulla riduzione dei salari si puntasse sul recupero contributivo sulla ricerca del lavoro nero allora forse il costo del lavoro sarebbe minore perché l’intera platea dei lavoratori sarebbe assoggettata a contribuzione e si potrebbe tornare ai livelli degli anni novanta sul rapporto lavoratori/pensionati anziché pensare di far lavorare i nonnetti, ma questo significa invertire la politica fin qui applicata.

Il costo del lavoro si riduce con l’innovazione, con l’applicazione dei principi Costituzionali, con la formazione di imprenditori capaci, non con gli attuali avvoltoi, con il divieto al sub appalto nei lavori pubblici, al lavoro non tutelato, alla garanzia che il committente deve ai salariati delle ditte sub-appaltatrici

Serve una politica del lavoro che parta dai principi della lotta di classe, dagli insegnamenti del 900, dalle battaglie che i Comunisti seppero fare per dare dignità al lavoro, ma oggi siamo in grado di farlo?

Assoc. Ricostruire i PCI

 

 

 

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LO STATO LEGGERO

Dalla parte degli Oppressi

LO STATO LEGGERO

1“lo Stato minimo è un regime. L’impostazione del movimento di libero scambio si basa su un errore teorico di cui non è difficile identificare l’origine pratica: sulla distinzione, cioè, tra società politica e società civile, che da distinzione metodica viene fatta diventare ed è presentata come distinzione organica. Così si afferma che l’attività economica è propria della società civile e che lo Stato non deve intervenire nella sua regolamentazione. Ma siccome nella realtà effettuale società civile e Stato si identificano, è da fissare che anche il liberismo è una “regolamentazione” di carattere statale, introdotto e mantenuto per via legislativa e coercitiva” (A. Gramsci)

“il debito pubblico è l’unica risorsa che lo stato destina alla redistribuzione della ricchezza”, nell’economia classica era chiaro come concetto statuale e come forma di governo dell’economia e della società, come erano chiare le due forme di governo, la prima maggioritaria, capitalista, la seconda, Socialista.

Nella condizione data i lavoratori vedevano nella seconda la soluzione al problema delle diseguaglianze mentre le classi dominanti vedevano in quella soluzione la fine dei privilegi e dell’assolutismo che permetteva loro di dominare il mondo, per questo nel mondo si sono confrontate scuole di pensiero diverse, la soluzione socialdemocratica, la soluzione laburista, la soluzione liberale, tutte finalizzate alla conservazione del capitalismo.

Certamente l’operaio svedese, finlandese non era trattato come l’operaio usa o coreano ma il fine era lo steso la conservazione del sistema e mentre quelle menti più aperte consce della precarietà del sistema ponevano in essere tutele garanzie sempre più affine alla società Socialista nel mondo si creavano sacche di povertà insopportabili per la coscienza umana.

La quota di PIL destinata ai salari cresceva di anno in anno a scapito della rendita e del capitale e questo fino alla fine dell’URSS, poi con il reaganismo la fine di tutto e il declino della classe operaia, cosi mentre un edile, negli usa prendeva 10 dollari l’ora negli anni 80/90 oggi ne percepisce 7 se va bene, la quota di salario nel PIL diventa sempre più bassa, cosi come i diritti dei lavoratori vengono sempre più ridotti fino a rasentare lo schiavismo.

Lo schiavismo, certo quel fenomeno avanzato dagli economisti reaganiani, dalla scuola di chigago, dai liberisti globalizzazione ma non che nel 1994 ricevettero anche un Nobel e questo la dice lunga sui “mala tempora”.

Questo ha portato anche alla diversa concezione dello stato, prima era il regolatore della ricchezza, pianificatore dell’economia, portatore di diritti, con i suoi costi, con le sue imposte e tasse per principio, “Progressive”, il liberale Vanoni nella riforma post bellica per i redditi superiori al miliardo poneva una aliquota del 72%, poi con la fine dell’URSS si pone fine all’imposizione diretta come fulcro della finanze dello stato per porre l’inizio dello “Stato leggero” dello stato che poneva basse imposte dirette.

2Contemporaneamente si svolge anche un’altra battaglia “la riduzione del debito pubblico” e con questo si chiude il cerchio della distruzione delle conquiste operaie sui diritti e sulle regole del lavoro, lo stato non più come regolatore dell’economia e della redistribuzione ma semplice arbitro in una lotta impari tra capitale e lavoro.

3Allora la battaglia si sposta dai concetti quale uguaglianza, giustizia, diritti, a “meno tasse per tutti” cosi mentre al lavoratore venivano dati i trenta denari, che poi rimpiangerà in termini di riduzione di servizi, al capitale vengono restituiti almeno 5 punti di PIL, cosi si accentuano le diseguaglianze sociali e scompare quella classe media che per 50 anni ha rappresentato il paese, si contraggono i servizi,  la sanità modello per il mondo “gratuita e pubblica” diventa un macigno, si chiudono ospedali, si privatizzano le prestazioni, si allungano le liste per gli esami diagnostici.

Contemporaneamente vengono svuotati i diritti dei lavoratori, si comincia con la delegittimazione del lavoro e del pubblico impiego, anche se spesso gli stessi ci mettono del proprio con atteggiamenti e comportamenti che destano fastidio agli utenti, ma questo è il sintomo che la divisione che attraversa la società, che non si confronta  più sui temi fondamentali, lavoro, giustizia, solidarietà, sussidiarietà, perché considerati “reflui del 900” e quindi sulla separazione in classi della società attuale.

Nonostante tutto mentre negli anni 70 il debito pubblico rappresentava meno del 70% del PIL oggi lo stesso rappresenta il 132% del PIL con una differenza che mentre quei governi usavano quel disavanzo per assumere lavoratori nelle aziende di stato, nei ministeri, nelle forze armate, nei servizi, oggi che si sta smantellando tutto ciò che è pubblico quelle risorse rappresentate dal debito pubblico sono destinate al risanamento delle banche, al salvataggio di un capitalismo straccione che ricorre al pubblico senza alcuna dignità per cui si svendono le aziende di stato, si privatizzano i servizi, si distruggono 50 anni di lotte operaie perché ormai la classe operaia non ha più un riferimento istituzionale forte, capace  di rappresentare le “sue istanze”  e difendere le “sue conquiste”, ma è divisa e derisa con sigle che spesso sono dello zero virgola ma piene di ideologi puri e duri.

Forse è il caso di ricostruire un soggetto politico includente che raccolga l’eredità dei grandi Partiti popolari per riportare al centro della politica, “il Lavoro” e  “Il Pubblico” come elementi di riqualificazione dello stato e non come elementi sussidiari e marginali, anzi per il “pubblico” si associa sempre il termine “fallimento” quando non “parassiti”.

4Per concludere solo ricostruendo un soggetto politico “Alternativo” “Anticapitalista” si può ricondurre la società su un binario che non la porti alla barbarie, ma questo dipende dalla forza e dalla dignità che il mondo del lavoro è disposto a mettere in campo, dal coraggio di chi farà quel famoso passo per riavvicinarsi ai “Compagni” di ventura e/o sventura senza rancori e pregiudizi, ma con la volontà di costruire “Quel” soggetto politico e come si diceva sempre nelle sezioni del PCI “questa non è una chiesa ma un luogo di dibattito e di elaborazione” ma poi con lo svuotamento delle sezioni, con l’abbandono dell’ideologia la cloaca migliorista ha vinto e la storia è nota.

Questo dobbiamo a che è morto nelle montagne o nelle valli per combattere il nazifascismo, cosi come a chi è morto a Portella della Ginestra, o alle Reggiane, o a Reggio Emilia, o come ogni giorno muore nei cantieri edili o nelle fabbriche, ma sapremo ragionare senza pensare alle divergenze tra il Compagno Stalin e Trockij o su Mao e Togliatti ma ragionando sul futuro della società nel solco del Marxismo e del Comunismo.

Assoc. Ricostruire Il PCI

 

 

 

LA BORGHESIA HA VINTO

Quando un partito che si richiama ai principi del Comunismo e apre “Antistalinista, libertario”  o l’altro con “Trockij traditore” prima ancora di menzionare Comunista  Anticapitalista,  allora vuol dire che la borghesia ha vinto la sua battaglia culturale spostando l’attenzione, l’interesse, la battaglia ideale dai valori propri della sinistra “il lavoro, il diritto allo studio, alla salute, ai servizi pubblici gratuiti ed efficienti”, su temi che estrapolati dal periodo storico, ormai,  sono fonte solo di disquisizioni tra sofisti e che nulla hanno a che fare con la realtà odierna, perché il potere deve distogliere l’attenzione da quei temi, deve lacerare la comunità, oggi quale differenza ci può essere sulla “Rivoluzione in un sol paese” o sulla “Rivoluzione permanente” se il mondo occidentale ha rifiutato il mondo nuovo che i vari Partiti Comunisti proponevano. Oggi la moderna sinistra ha abbandonato le arcaiche battaglie sull’uguaglianza, sul lavoro, sull’imposizione diretta, per dedicarsi alle più moderne battaglie sull’utero in affitto o sulla questione di genere.

Battaglie che la borghesia farà combattere e anche vincere perché l’una dispone lo  sfruttamento della donna che diventa con la maternità surrogata un elemento della catena di montaggio, l’altra disporrà la paternità e la trasposizione dei diritti coniugali, ma nessuna delle due sottopone a sostituzione il potere costituito.

Se si deve disquisire sugli errori di  Stalin si dovrebbe pensare alla  tragedia che era in corso, l’avvento del nazismo che da li a qualche anno comporterà l’immane olocausto con 50 milioni di morti di cui 25 Sovietici, tra i morti Sovietici figura anche Joseph Stalin,  il figlio di Stalin, che fu impiccato, perché il padre non volle cedere allo scambio con il generale dell’armata nazista, la morte di Trockij avviene in quel periodo buio della storia dell’umanità,  il 1940, l’inizio dell’invasione da parte delle truppe naziste e la preparazione dell’URSS alla guerra con la sua invasione nel 1941.

Allora per i Comunisti si pone un problema lasciare ai razzisti leghisti il monopolio della protesta davanti alle fabbriche, sempre più vuote, ai luoghi di lavoro sempre più precari, con lo slogan “prima gli italiani” o riporre nell’armadio della storia le divisioni culturali che sono fonte di rancori e distorsioni? Dalla risposta che la sinistra saprà dare si aprirà la stagione delle rivolte o dell’assuefamento al potere.

Oggi quando si legge della Comune di Parigi, della Rivoluzione d’Ottobre, della guerra di Spagna con le brigate internazionali, della Repubblica dell’Ossola, della Resistenza, di quegli eroi, molti nomi appaiono anonimi, sconosciuti, chiedere ad un giovane che è Vidali, Longo, o Curiel, o Pesce, o delle donne della Resistenza Teresa Noce, Carla Capponi, o della storia dell’internazionalismo proletario con Dolores Ibarruri, Frida Kalo, Ethel Rosemberg, Angela Davis  o della anonime Compagne che hanno sacrificato la loro vita all’idea del Socialismo cosa ci sentiamo rispondere? Lo sanno chi erano cosa hanno fatto? Forse ricordano Gramsci,  Lenin,  Marx, sicuramente conoscono il nome di Stalin , l’uccisore l’assassino, del comunismo com e tragedia umana come se il capitalismo nei due secoli di dominio abbia avuto solo predicatori e benefattori, cosa sanno della strage dei Comunisti Greci che non volevano deporre le armi, dei milioni di morti Comunisti nell’Indonesia filoamericana, delle guerre di Corea e Vietnam con i suoi milioni di morti e invalidi, o dell’assassinio del presidente eletto Allende in Cile, dei “desaparecidos latino americani” o vogliamo parlare delle disparità emerse nell’ultimo trentennio o dei bambini che muiono di fame nel mondo, tre milioni l’anno?

La borghesia quando si parla del sant’uomo mccarthy, l’assassino dei Rosemberg, o degli uomini della provvidenza, salazar, francisco franco, mussolini, o del beato pinochet o del benedetto shuarto, dei papà doc, o dei videla, parla di “anomalie del sistema” di “eccessi “ nella lotta al Comunismo, non come figure del capitalismo per cui quando si accusa il sistema capitalistico di strage, di affamare il popolo, di dittatura questa è la risposta “anomalie” mentre i rivoluzionari continuano a disquisire sulle colpe di Stalin o di Trocky o di Mao, quando il nemico è altrove.

Oggi più che mai è necessario ritornare ai temi che pongono il potere in discussione e questo può avvenie solo con il ritorno agli ideali che portarono l’umanità ad avere un guizzo di dignità con le Rivoluzioni d’Ottobre e quella Maoista in Cina, con le battaglie contro la guerra e per i diritti civili, con l’estenzione dei diritti dei lavoratori e ridurre il divario tra ricchi e poveri.

Solo cosi si potrà pensare di riportare al centro le tematiche che furono al centro dell’attenzione e che fecero grande il PCI  “il Lavoro” e  quindi la dignità di questo mondo sfruttato e sempre meno garantito, oggi tutte le fonti indipendenti hanno dichiarato che i lavoratori a livello di reddito sono tornai indietro di almeno 15 anni e per riportare quei redditi ai livelli del 2000 occorreranno almeno 25 anni mentre le disparità tra ricchi e poveri sono diventate abissali.

Vorrei chiudere con il motto che da quasi centosettanta  anni è  l’emblema dei Comunisti “Proletari di tutto il mondo unitevi”  e con una speranza che la borghesia abbia vinto la sua battaglia ma non la guerra, perché diversamente ai nostri figli lasceremo un mondo di guerre e di disperazione.

L’ELOGIO DELL’INGOVERNABILITA’

Dalla parte degli oppressi

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Da tempo quando si parla di politica e di legge elettorale, si dice che la sera stessa bisogna conoscere il vincitore, come nel torneo di briscola alla sagra paesana, o al torneo di bocce del circolo bocciofilo, perché se si va oltre,  ci sono i tempi supplementari, i rigori se non lo spareggio.

Comuque per  restare nella politica le scorciatoie istituzionali per vincere non sono ne nuove ne originali, nel 1953 la dc propose, in nome della governabilità il premio di maggioranza al partito o colaizione che avesse ottenuto il 50 pi uno dei suffragi, fu definita a suo tempo dai Democratici, “legge truffa” e falli.

Oggi il bulletto toscano ha proposto in combutta con il rinnegato del colle, una legge truffaldina e incostituzionale che da una maggioranza schiacciante al partito che ottiene il 37%  o vince il ballottaggio, che legato alla soppressione dle senato significa potere assoluto della minoranza.

Ma perché questa riforma?

Il precedente è nel paese della Bastiglia, dove il PCF con la modifica della legge elettorale, doppio turmo, con gli stessi voti passa da 150 a 53 deputati, quindi la logica del potere non è la governabilità del paese, ma la soppressione delle rappresentanze istituzionali alternative.

In sintesi la rappresentanza scaturita dal proporzionale, 7 partiti presenti in parlamento, ha avuto dal 1945 al 1990 ha gestito il paese con un debito pubblico che non ha mai superato il 60% del PIL; ha varato leggi a tutela del lavoro sempre più garantiste, abolizione della gabbie salariali, statuto dei lavoratori, 150 ore, varato leggi a tutela della salute, assistenza sanitaria gratuita per tutti; dei diritti, divorzio, aborto, libertà di stampa, al quota di PIL destinata al lavoro era del 34/35% del PIL,  poi con la logica dei  governissimi siamo passati, dall’abolizione della scala mobile all’innalzamento dell’età pensionabile, alla riduzione dei diritti dei lavoratori, allo spostamento di quote rilevanti di PIL dal lavoro al capitale, almeno 5 miliardi di euro, oggi la quota di PIL relativa al lavoro è del 28%,  nonostante in questa quota sia compresa la parte di marchionne, tronchetti provera, etc, perché i falsari dei governissimi hanno considerato quelle erogazioni, parte del parasubordinato e come tale inserito nella quota “lavorodipendnete”,  al 120% del debito pubblico con i professori bocconiani voluti dal rinnegato del colle, al 135% del PIL con il bulletto toscano, voluto sempre dal rinnegato del colle.

Allora una riflessione va fatta “La Politica” un tempo “l’arte del possibile” da gestore della RES PUBLICA, da PRIMUS, dell’attività di un paese, perché li nasce l’idea di società come può essere pensata come una sorta di partita a briscola o di calcetto, la sera si deve sapere il vincitore. Il vincitore di che?

Forse è più giusto pensare alla logica che ha portato al bipartitismo, l’allontanamento dei soggetti deboli dalla politica.

Questo è lo scopo vero della governabilità, “allontanare i soggetti deboli dalla politica” cosi il controllo dei votoi diventa meno oneroso e si elide la presenza di soggetti che possano rappresentare l’alternativa al potere costituito.

Per concludere serve un Partito Comunista di massa che sappia ripercorrere quei sentieri che hanno portato i lavoratori ad essere presenti in tutte le istanze politiche e culturali del paese, serve a ridare dignità a tutto quel mondo che oggi appare sconfitto e deriso, quindi “Unità”, ma nella chiarezza degli obiettivi “abbattere questo sistema” fonte di disparità, guerre e fame.

Ass. Ric. Il PCI

 

Quale Futuro

    “dalla parte degli oppressi”

Dopo la riflessione dobbiamo intervenire sul perché di una astensione dal voto da parte dei Comunisti, innanzitutto si era pensato alla presentazione di una lista Comunista per Terracina, non avendo ricevuto richieste, salvo “Il Sestante” di svolgere una campagna elettorale come alleati,  anzi qualcuno ha sostenuto che non si sarebbe tagliato le vene per 500 voti, anche se individualmente siamo stati contattati per entrare nelle liste, tanto per non sentirci in colpa per come sono finite le cose,  dopodichè per le scarse risorse abbiamo preferito dedicarci alla costruzione del fronte del “NO” per il referendum di ottobre,

Ma tornando a  questa campagna elettorale che sarà ricordata per due aspetti:

1 – la personalizzazione estrema della campagna

2 – l’estrema dispendiosità

Mai era apparsa la politica cosi manifestatamente personalizzata, americanizzata, la si vedeva dalle facce dei manifesti, dalle vele che esponeva i tre competitors che lanciavano slogan, è finita l’era dei progetti, delle discussioni, dei programmi oggi si vince o si perde dalla faccia del competitor,

Non sappiamo quanto hanno speso i partecipanti ma dalle invasioni di vele, dalle sedi aperte per l’occasione, dalle cene e dalle promesse,  cifre ingenti.

Ma una cosa possiamo permettercela di dire,  che ancora una volta la città ha scelto il vincente, non ha premiato chi magari era per qualcosa di diverso.

Oggi alla presentazione della giunta possiamo dire che il futuro ci appartiene, se saremo capaci di organizzarci per dare alla città uno sviluppo  ecosostenibile, se saremo capaci di ragionare non all’interno della parrocchietta di appartenenza ma di aprirci alla società facendo si che ognuno possa partecipare con le sue idee e le sue proposte con pari dignità e non sentirsi escluso perché non rappresenta i grandi numeri, (che purtroppo a sinistra non ci sono ormai da tempo) che possa competere alla pari, che i Partiti, le Associazioni, i Movimenti, i Singoli Cittadini che vogliono partecipare alla costruzione di una città migliore possano dialogare  liberamente, per costruire il progetto di città e la squadra di governo.

Non ci sono scorciatoie cosi come nella Resistenza si fecero i CLN per liberare l’Italia oggi dobbiamo fare lo stesso unire i soggetti che abbiano l’idea di città che unisce e progredisce tutti insieme, che riparta con una economia solidale, che sviluppi le sue bellezze naturali, che le ricchezze di cui dispone siano sottratte agli interessi dei pochi per metterle a disposizione della città.

Noi ci siamo, se nessuno offenderà la nostra storia e la nostra convinzione, perché noi non abbiamo mai offeso nessuno nella propria dignità.

Ass. Ric. Il PCI