“Il web è pieno di cortine fumogene del potere e delle multinazionali”

Nico Forconi è uno tra i blogger più attivi nel web. Si definisce un blogger che fa controinformazione. E la sua mission è quella di rendere fruibili da tutti dati e ricerche frutto di studio e applicazione. Insomma, uno “in controtendenza” rispetto a tante strane presenze che ormai affollano la rete, dove non si riesce più a capire chi fa il “lavoro sporco” per il potere, e per le multinazionali, e chi sta genuinamente sostenendo una tesi su un fatto. Verrebbe quasi da dire “la rete sta cambiando, cambia la rete”: il punto è che non si può fare con uno schiocco di dita. Occorre moltiplicare e mettere in relazione tutti gli esempi positivi, come quello di Nico. E non è facilissimo fino a quando il nostro approccio alla rete rimarrà con la vecchia impostazione “one-man-web”. Purtroppo la diffusione dei device di ultima generazione non aiuta, come chiarisce Nico in questa intervista, ma la battaglia non va data per persa!

Un periodo molto particolare per il web perché tra fake e presenza invadente dei loghi aziendali sta soffocando l’idea, e la pratica, di una rete libera.
Ho cominciato intorno al 2010 formandomi principalmente su libri presi dalle biblioteche universitarie o dalle bancarelle di libri usati. Libri che possiamo considerare di controinformazione, cioè di informazioni che non si trovano facilmente in giro. Ho cominciato ad avvicinarmi alla controinformazione a partire dai fatti dell’11 settembre e non ho più smesso. Negli ultimi cinque anni ho notato che c’è stato questo cambiamento in rete. Da una parte la controinformazione che fa tendenza ma dall’altra la possibilità che ci sia tanta informazione che viene fatta circolare con obiettivi precisi da parte di gruppi o persone interessate. Quindi, ancora una volta la scelta è affidata agli utenti-lettori, che così hanno modo di confrontare e di capire. E’ certamente positivo il fatto che chiunque possa accedere in ogni istante a qualsiasi tipo di informazione. Il punto è che tra multinazionali ed elite al potere stanno approfittando della situazione creando vere e proprie cortine fumogene. Si crea di fatto uno scollamento tra la reale controinformazione e l’informazione di regime.Sì ma alla lunga vincono le voci più autorevoli, o almeno così dovrebbe essere.
L’autorevolezza in se non è più nemmeno una garanzia di verità. Non bisogna mai prendere per oro colato nessuno. La rete è piena di Gatekeeper ovvero di operatori addetti a convogliare informazioni e a creare le barriere del caso oppure i depistamenti qualora lo ritenessero opportuno.

Beh,il caso di Grillo lo possiamo considerare abbastanza emblematico no?
Un percorso emblematico di controinformatori che poi per il loro ruolo pubblico o politico si trasformano in gestori di informazione e quindi di fatto generano dubbi nella platea degli utenti-lettori sul loro status effettivo. Aggiungi pure che propaganda e persuasione in un paese con il nostro non hanno eguali. E questo per una storia ormai ben consolidata che fa il paio con un pubblico che ormai diffida di tutto perché abituato a misteri e a situazioni su cui non si è mai fatta abbastanza chiarezza. Insomma, l’opinione pubblica sembra frammentarsi tra chi assume la teoria del complotto apriori e chi è diventato indifferente a qualsiasi stimolo.

Che bisogna fare, come occorre agire in rete?
Bisogna continuare ad essere se stessi. Alcuni argomenti come gli extraterrestri, i rettiliani o la terra cava sono stati creati per depistare rispetto a filoni più seri e importanti come la vicenda dell’11 settembre o il signoraggio. Sull’11 Settembre, quello cui abbiamo assistito in televisione non può essere reale. Un Boeing con apertura alare di 47,5 metri non può volare a 950km/h, a 300 metri da terra, con vento contrario, compiendo una virata di circa 25 gradi prima di scomparire interamente all’interno di un grattacielo. C’è qualcosa che non va o nelle leggi fisiche o nelle immagini TV che tutti noi abbiamo osservato.. Chi si avvicina alle teorie della controinformazione un dubbio ce l’ha e deve essere in qualche modo immune da fascinazioni particolari. Il punto è sempre rapportarsi alle fonti reali e qualificate. L’importante è non avere certezze sul sentito dire oppure superare alcuni pregiudizi ideologici.

Dal tuo osservatorio particolare a che tipo di conclusione sei arrivato?
Quando ho iniziato, quasi per gioco, ho constatato che in pochi avevano voglia di approfondire e cercare di capire realmente alcune tematiche, però c’erano alcune persone che hanno iniziato a seguirmi ed a chiedermi dove trovassi le fonti per le mie ricerche. Da qui è nata l’idea di creare uno spazio pubblico in cui chiunque potesse usufruire di tutto il materiale controinformativo low cost a mia disposizione. Il punto è che tutto ciò che si forma nel web a livello di movimento più o meno organizzato prima o poi arriva a un livello tale che fa scelte e quindi rompe con il periodo precedente cominciando a censurare ciò che prima veniva invece diffuso. Su gruppi come Anonymus o Wikileaks ho dei dubbi perché non passa tutto. E comunque le grandi multinazionali dell’informatica possono spegnerci in qualsiasi momento. Intanto,e concludiamo, l’impero dei social sembra attrarre tutto come un buco nero. Con l’ultima generazione di device è chiaro che tutto diventa social e tutto viene fagocitato dai social. La sintesi comunicativa su Facebook e, soprattutto su Twitter, è a livelli parossistici e quindi della liquificazione dei concetti e dei ragionamenti. C’è una ondata di ritorno allo slogan e alla propaganda. Come diceva Hitler, “il ruolo di sbarramento che svolge l’artiglieria nella preparazione dell’attacco della fanteira, in futuro sarà assunto dalla propaganda”.

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