Parma. Tecnocrati di Bruxelles e del Bilderberg a braccetto

Parma. Tecnocrati di Bruxelles e del Bilderberg a braccetto

Il prossimo 18 maggio a Parma avrà luogo l’annuale appuntamento-vetrina organizzato dalla governance europea per mezzo del Collegio europeo (il suo apparato culturale in città). Si tratta della celebrazione del 70° della creazione dell’ONU. Lo stucchevole europeismo parmigiano quest’anno punta tutto sul ruolo dell’Europa nel mondo, visto che gli affari interni dell’UE non vanno proprio a gonfie vele: tra un’area valutaria in grave sofferenza e una crisi lavorativa e di legittimazione senza precedenti, che ha portato la tecnocrazia brussellese a schierarsi apertamente contro la democrazia quando si oppone ai sacri dogmi della religione monetarista (vedi Grecia). Faranno da sfondo a questa ennesima celebrazione autoreferenziale dell’Europa e del finto umanitarismo – supplemento d’anima degli europeisti de noàtri – le ipocrite dichiarazioni sulla tragedia del Canale di Sicilia e l’eterna questione dell’immigrazione (un rimpallo indecoroso tra 28 capi di Stato e di governo che nulla decidono, salvo mantenere ben saldo il principio selettivo dell’ “immigrazione che serve per la nostra economia”, il resto – lo scarto –  può essere gettato in mare). L’occasione sarà gradita anche per fare sfoggio del premio Nobel per la pace assegnato all’UE nel 2012, giusto qualche anno prima che il conflitto in Ucraina le esplodesse tra le mani (sarebbe meglio dire per sua mano…).

Ad animare il convegno organizzato dal Collegio europeo tre illustri personalità: Il visconte Etienne Davignon, protagonista delle vicende europee sin dagli anni Settanta, tra gli artefici del mercato unico, come commissario all’industria, vicino a Jacques Delors (storico presidente della Commissione che ha portato al Trattato di Maastricht). Tra i costruttori dell’Europa neoliberale, Davignon ha gettato le fondamenta su cui poggiano le politiche asuteritarie di oggi. In Italia è ricordato per avere frenato la scalata di Carlo De Benedetti alla Societé generale de Belgique (banca che gestiva all’epoca, oltre a innumerevoli affari, ancora le miniere in Congo. Tra l’altro Davignon ebbe a suo tempo già un ruolo di primo piano nella gestione della campagna contro Lumumba e il movimento secessionista del Katanga). Dopo la fusione di SGB con la francese GDF-Suez Davignon divenne uno dei protagonisti del grande capitale europeo, cooptato in molti board (Petrofina, Accor, BASF, GDF), cofondatore della compagnia aerea Brussels Airlines, vero caimano che ha saputo muoversi bene nelle acque  del capitalismo europeo e nel mondo degli affari. Davignon è stato un personaggio influente che ha sempre frequentato gli ambienti che contano. Ex presidente del Gruppo Bilderberg (riunione mondiale “informale” di élite mercatistiche, di banchieri e capi d’industria) e membro della famigerata Roundtable of Industrialists (una piattaforma culturale e operativa per le élites transnazionali, molto di più di una semplice lobby) che ha influenzato in modo capillare la costruzione europeista.

La seconda personalità è David O’Sullivan, Direttore della delegazione esterna dell’UE a Washington, in altre parole l’ambasciatore UE negli Stati Uniti. E’ stata la persona che più di Catherine Ashton (oscura e fantasmatica Lady PESC, predecessore della Mogherini, che si è contraddistinta per assoluta insipienza e incapacità organizzativa) ha saputo, agendo nell’ombra e grazie al suo pedigree europeista di lungo corso, stringere buone relazioni oltreatlantiche (considerate da O’Sullivan, come recita la sua lettera di credenziali ad Obama, “solido fondamento” per affrontare una serie di questioni urgenti, tra cui quella ucraina e l’ormai famigerato TTIP,  “un’occasione unica di rafforzare il più grande corridoio economico nel mondo e di fornire un significativo incoraggiamento al commercio mondiale”). Oltre a dare impulso alla creazione del Servizio di Azione Esterna dell’UE (EEAS), organismo sconosciuto ai non addetti ai lavori, ma che costituisce l’embrione di una rete diplomatica europea, che con il Trattato di Lisbona razionalizza la presenza dell’UE nei paesi terzi. Significativo che Davignon (ben piazzato uomo d’affari) e O’Sullivan (uomo europeo a Washington) si ritrovino insieme in questo bel convivio sull’ONU…

La presenza di Frattini ne ha invece del grottesco. A volte ritornano. Franco Frattini, ex Commissario UE, ex Ministro degli esteri italiano, è tra i responsabili dell’aggressione della Libia di Gheddafi (oggi riconosciuto da tutti come sciagurato intervento che ha portato il paese al disfacimento e alla mercé del califfato nero). Un fedelissimo berlusconiano, che si è fatto tentare dalla breve ascesa montiana. Un vero liberal capace di coniugare tecnicismo e conservazione. Un silurato della politica italiana, ora riciclato in SIOI (Scuola Italiana per l’Organizzazione Internazionale), con cui il Collegio ha scelto di completare il terzetto che andrà in scena il 18 maggio.
Il Collegio farebbe forse meglio a pensare al suo territorio e ad avvicinarsi piuttosto ai cittadini che lo hanno generosamente foraggiato, visto che per il suo apparato culturale in città le istituzioni comunitarie non scuciono un centesimo. Ebbene sì. A gestire il Collegio sono l’Unione industriali e la Camera di Commercio, con il supporto delle autorità locali e della fondazione Cariparma. Dicono che fanno formazione di eccellenza. Ma ormai a questa vuota retorica del prestigio non crede più nessuno. La dirigenza del Collegio europeo – nelle persone del suo presidente, il notabile industriale Cesare Azzali, e del direttore scientifico, l’ex-funzionario della Commissione europea Alfonso Mattera, eminenza grigia dell’eurocrazia brussellese – ha gestito questa struttura dal 2003 ad oggi, senza soluzione di continuità, trasformandola in camera di decompressione degli interessi di tutte le consorterie locali (Fondazione Cariparma, palazzinari, sistema cooperativo, prebende per gli amici), a fronte di un unico “Master in Studi europei”, che ogni anno conta sempre meno studenti pronti a divenire futuri ayatollah dell’eurocrazia. È proprio a questa costosa struttura, assolutamente schierata ideologicamente e che non ammette nessun tipo di interferenza, che nel giugno scorso il Ministro Giannini, grazie la mediazione del Senatore PD Pagliari, ha promesso un’iniezione di fondi, senza che alla cittadinanza siano mai state chiarite ragioni, condizioni e vincoli di questo aiuto pubblico. Anche questa, e non solo le grandi strategie di Draghi o della Merkel, è governance europea…il suo aspetto più molecolare e meschino. La kermesse parmigiana, con il prevedibile accompagnamento di servilismo e kitsch provinciale, ha però il merito, per chi voglia sapere, di mostrare alcune delle facce che, continuando a parlare di “valori” europei di pace e solidarietà tra i popoli, hanno operato e ancora opereranno per la loro disunione, strangolando i paesi della “periferia europea”, stravolgendo le loro costituzioni materiali e non, sostenendo l’imperialismo atlantico. Intanto  il Bilderberg ringrazia…

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