La guerra di Mimmo in cima alla gru contro il potere di Marchionne. “Aspetto Renzi, mi deve delle risposte”

Quarta notte di protesta per Mimmo Mignano, arrampicato su una gru dei cantieri della metropolitana di Napoli. Mimmo protesta contro il suo licenziamento e quello di altri quattro colleghi da parte della Fiat di Pomigliano, avvenuto nel giugno dello scorso anno, ma anche contro le lungaggini della giustizia che rischiano di allungare il calvario delle tute blu messe fuori dall’azienda perché avevano reso palese il loro dissenso dalla “linea Marchionne”.
Solidarietà a Mimmo è stata portata nel pomeriggio anche da Daniele Sepe, che con il suo sassofono ha intonato un ”Bella ciao” (video), tra i manifestanti in presidio a sostegno dell’operaio. Lui ha ribadito che resterà su quella gru fino al 16 maggio, giorno in cui è previsto il taglio del nastro della stazione della metro da parte del premier Matteo Renzi.
”Sto ammirando i lavori da quassù – spiega in un video Mimmo – è tutto molto bello. Ma oltre tanta bellezza c’è solo la precarietà: vorrei fare a Renzi qualche domanda, a partire dalla disoccupazione, la precarietà, la giustizia, la scuola. Vorrei sapere da lui se è giusto che centinaia di lavoratori licenziati sono costretti ad attendere i tempi del tribunale di Nola che, per mancanza di personale, rinvia cause, e costringe ad aspettare una sentenza per anni, sebbene la legge preveda che una causa per licenziamento debba essere discussa entro 40 giorni dal provvedimento: noi cinque siamo in attesa da 11 mesi. E ancora vorrei chiedergli se sa che Fca, nonostante i proclami, ha ancora migliaia di persone fuori dal ciclo produttivo costrette a vivere con 700 euro al mese”.
Mignano è stato licenziato lo scorso giugno, insieme ad altri quattro operai del reparto logistico Fca di Nola, per una protesta ritenuta offensiva dall’azienda: i cinque simularono il suicidio di Marchionne con un manichino impiccato ad una forca, nel giorno dei funerali di una cassaintegrata, suicidatasi nella sua abitazione, e ritrovata quattro giorni dopo. Il licenziamento di Mignano fu ”subordinato” alla reintegra del lavoratore al proprio posto di lavoro: il 49enne, infatti, era in attesa di discutere un’altra causa di licenziamento per un’altra protesta avvenuta anni prima. Il licenziamento divenne effettivo dopo il reintegro deciso dal tribunale di Nola a luglio successivo.
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