Un gesto brutale che lascia dolore e rabbia

sgombero

 di Giulio Marcon

La polizia in assetto anti sommossa ha sgomberato un campo di profughi eritrei, somali e di altre nazionalità a Ponte Mammolo, a Roma. Era lì da molti anni. Le condizioni sociali e materiali erano difficilissime. Ma molte organizzazioni di volontariato – come Prime Italia – sono state in prima fila a portare il loro aiuto.Papa Francesco era stato a sorpresa poco tempo fa a visitare il campo e a portare il suo messaggio di umanità e carità.

Poi sono passate le ruspe e hanno buttato giù tutto. L’umanità e la carità sono passate in archivio. Non è stato Matteo Salvini a mandarle le ruspe, ma la Prefettura con il consenso del Comune di Roma. “Stiamo smantellando un ghetto” ha rivendicato con una nota l’Assessorato alle Politiche Sociali della giunta Marino. Che fosse un ghetto, nessun dubbio. Che andasse trovata presto una soluzione più dignitosa, alternativa a questo insediamento, anche.

Che bisognasse usare le ruspe abbiamo più di un dubbio. Le ruspe andrebbero lasciate a Salvini, mentre una giunta di sinistra dovrebbe distinguersi per riuscire a trovare soluzioni umane e sostenibili – di accoglienza e di integrazione – per chi scappa dalla guerra. Non mettiamo in dubbio che in altre occasioni l’abbia fatto, ma a Ponte Mammolo pare proprio di no. E non bastano le promesse dell’ultim’ora a cancellare la brutalità di un gesto che lascia solo dolore e rabbia.

109718-md

E mentre l’Assessorato della giunta comunale di Roma rivendicava “lo smantellamento del ghetto“, quelli che da quel ghetto erano stati cacciati, si sono trovati in mezzo una strada, senza un ricovero e con il cibo rifornito dalle organizzazioni di volontariato, tra cui la Comunità di Sant’Egidio, che ha espresso tutte le sue riserve per l’azione dello sgombero. Si poteva costruire una soluzione umana e dignitosa, senza aspettare le ruspe. Di tempo ce n’è stato tanto, ma non è stato fatto. E questo è un fallimento. A pagarne le spese sono i profughi e i rifugiati.

Articolo apparso anche su un blog di huffingtonpost.it

DI SEGUITO:

Un messaggio diffuso da Casale Alba 2

La lettera aperta al sindaco Marino di Medici per i Diritti Umani

Interrogazione di Giulio Marcon al ministro dell’Interno

Qui un servizio di Dinamopress

Un messaggio diffuso da CasaleAlba2

Lì dove sorgeva la baraccopoli di via delle messi d’oro, abitata da più di 10 anni da persone di varia nazionalità (per la maggior parte provenienti dal corno d’africa), oggi ci sono solamente una montagna di macerie (tra cui molto eternit e materiali difficilmente smaltibili) che hanno divorato tutto ciò che negli anni le persone che vivevano si erano riusciti a mettere da parte, compresi soldi e documenti.
Ieri mattina la prefettura ha effettuato uno sgombero senza alcun preavviso e con la presenza di numerose forze dell’ordine, le ruspe hanno divorato tutto, solo alcune persone hanno avuto la possibilità di entrare a riprendersi ciò che avevano nelle loro case.
Nonostante le dichiarazioni ufficiali affermino che siano riusciti ad eliminare il problema della baraccopoli ed a trovare una sistemazione dignitosa per tutti coloro che lì ci vivevano, la realtà è ben diversa. I posti a disposizione nel centro di accoglienza Baobab erano 60 e la sistemazione tutt’altro che dignitosa.
A passare la notte nel parcheggio della metro di ponte Mammolo sono state circa 200 persone di tutte le età, la situazione igienico/sanitaria è ovviamente molto complicata, nessuna figura istituzionale si sta occupando del problema generato in seguito allo sgombero a sorpresa. Alcune persone del casale alba 2 e altri solidali dei quartieri limitrofi stanno cercando di rendersi utili, nel limite delle loro possibilità e del momento estremamente caotico. A chiunque possa stare a cuore questa situazione può passare in via delle messi d’oro per informarsi di persona sull’evolversi degli eventi.
www.casalealba2.org
LETTERA APERTA AL SINDACO MARINO di Medici per i Diritti Umani
Roma, 12 maggio 2015 – Nelle ore successive alla redazione di questa lettera aperta, le forze di polizia hanno proceduto allo sgombero della baraccopoli di Ponte Mammolo, nella periferia nord est di Roma, dove si trovavano circa 400 persone tra profughi eritrei, immigrati dell’Europa dell’Est, e di altri paesi. Un team di Medici per i Diritti Umani si trovava all’interno dell’insediamento durante le operazioni di sgombero portate avanti ieri mattina da un ingentissimo numero di agenti delle forze dell’ordine. Molti migranti non hanno avuto neanche il tempo di portare via i propri documenti ed effetti personali. I medici di MEDU hanno assistito in particolare un gruppo di migranti ucraini tra cui si trovavano due donne anziane e cardiopatiche in evidente e comprensibile stato d’agitazione. Al gruppo, che viveva nell’insediamento da quasi dieci anni, sono stati dati pochi minuti per allontanarsi dalle proprie dimore mentre già le ruspe in azione si trovavano a pochi metri di distanza. Ai migranti non è stata consegnata alcuna notifica di sgombero. “Un po’ di giorni fa, alcune persone del Comune ci hanno solo detto che prossimamente avrebbero smantellato la baraccopoli e che tutti saremmo stati inseriti in percorsi abitativi concordati. Sui tempi però sono stati vaghi dicendoci che ancora non c’erano certezze. Ora mi sembra di essere una profuga di guerra !” racconta una signora del gruppo. Solo dopo oltre un’ora di trattative con i rappresentanti dell’Assessorato alle politiche sociali del Comune, e dopo che gli agenti di polizia hanno anche minacciato di fotosegnalare i medici e gli operatori di MEDU per intralcio alle “operazioni di bonifica”, i migranti hanno ottenuto di poter portare via almeno parte dei loro effetti personali e la garanzia di essere accolti in un centro adeguato alle loro condizioni e vulnerabilità. Nel frattempo nel caos organizzativo dello sgombero si sono verificati tafferugli e momenti di tensione tra le forze dell’ordine e i migranti. I funzionari comunali hanno comunicato ai migranti che potevano recarsi presso un centro di accoglienza a bassa soglia situato sulla Tiburtina. Il centro ha però una capienza massima di 200 posti e non si capisce bene come potrà accoglierne 400. Com’era facile prevedere, ieri centinaia di profughi eritrei hanno passato la notte, abbandonati a se stessi, nell’area del parcheggio della stazione metro di Ponte Mammolo.
Se, dopo anni di assenza totale delle istituzioni, la decisione di procedere allo smantellamento di un luogo malsano e insicuro come la baraccopoli di Ponte Mammolo, è certamente condivisibile, il metodo e le modalità con cui ciò è stato realizzato sono stati semplicemente vergognosi. Questi sono l’esatto contrario delle iniziative di accoglienza di cui parliamo nella lettera aperta. Ieri le ruspe a Ponte Mammolo hanno demolito prima di tutto i diritti e la dignità delle persone.
Roma, 11 maggio 2015Egregio Sindaco Marino,
ci rivolgiamo a lei conoscendo la sua autorevolezza di medico e la sensibilità ai diritti fondamentali della persona che ha sempre dimostrato come politico. Come lei ben sa Roma è la città italiana che in questi anni ha accolto il maggior numero di rifugiati e migranti forzati, molti dei quali, a causa delle gravi insufficienze del sistema istituzionale d’accoglienza, sono stati spesso obbligati a sopravvivere in condizioni di grave marginalità. In queste settimane la coscienza dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale è stata scossa dal tragico naufragio di quasi mille migranti nel Canale di Sicilia. Le tardive misure adottate qualche giorno dopo a Bruxelles dall’Unione europea sono apparse ancora un volta del tutto inadeguate a far fronte al dramma dei migranti che attraversano il Mediterraneo e Medici per i Diritti Umani (MEDU) lo ha denunciato con forza insieme a molte altre organizzazioni umanitarie. Oggi però sentiamo il dovere di segnalarle quella che – prima ancora di essere un’urgenza umanitaria – è diventata una vera e propria questione di civiltà che coinvolge la città di Roma e che riguarda quelle stesse persone che rischiano di morire nei barconi in mezzo al mare.Da diverse settimane assistiamo nuovamente, come nel corso del 2014, all’arrivo di giovani donne, uomini e bambini, quasi tutti provenienti dal Corno D’Africa, che non trovano altra accoglienza nella nostra città che non sia quella delle baraccopoli, degli edifici fatiscenti o di altri ghetti in cui già vivono da anni in una condizione di esclusione molti loro connazionali. La maggior parte dei profughi in arrivo si ferma a Roma per poco tempo in attesa di proseguire il viaggio verso qualche altro paese europeo. I medici e i volontari di MEDU che operano ogni settimana in alcuni di questi insediamenti, a Ponte Mammolo e Collatina, hanno avuto modo di constatare direttamente le gravi condizioni abitative ed igienico-sanitarie in cui si trovano centinaia di persone vulnerabili; condizioni che con ogni probabilità sono destinate a peggiorare con l’incremento dei flussi di migranti forzati in arrivo nel nostro paese durante la stagione estiva. Persone prive di tutto, ammassate in garage fatiscenti e malsani, in baracche di lamiera o addirittura sull’asfalto di un parcheggio, senza servizi igienici, senza un letto che non sia qualche sudicio materasso gettato a terra: questo è il quadro che si presenta a chi volesse visitare queste isole di miseria a pochi chilometri dal centro della capitale d’Italia dove il viaggio infernale nei barconi sembra proseguire anche sulla terraferma. I profughi visitati dalla clinica mobile di MEDU sono sbarcati in Sicilia da pochi giorni, in alcuni casi da poche ore, e si trovano in condizioni di salute spesso assai critiche.Nelle scorse settimane i nostri medici hanno visitato decine di profughi eritrei letteralmente stremati, coperti di piaghe e ferite, tra di essi donne incinta e bambini piccoli. Il quadro sanitario che emerge è dunque quello di una popolazione con problemi di salute legati alle attuali pessime condizioni abitative ed igienico-sanitarie, alle condizioni estreme del viaggio oppure alle torture e ai trattamenti inumani e degradanti subiti nel paese di provenienza o durante il tragitto per raggiungere l’Europa. La Libia in particolare, principale tappa della rotta africana, rappresenta un vero e proprio inferno in terra per questa umanità. Tutti i migranti visitati dal nostro team hanno trascorso settimane o mesi privati della libertà nel suolo libico, nelle mani delle sempre più numerose bande di trafficanti di uomini, sottoposti ad ogni tipo di violenza, un campionario di nefandezze e sadismo umano che a volte è anche difficile da immaginare e di cui le percosse quotidiane, la privazione di cibo e di acque e le spaventose condizioni detentive rappresentano iltrattamento standard a cui nessuno sfugge. Per avere una vaga idea di quello che succede in Libia, basti pensare che le indecenti condizioni in cui si trovano a sopravvivere nella periferia di Roma rappresentano pur sempre per questi profughi una situazione di sicurezza e di “relativo benessere” rispetto a quanto appena vissuto nel paese nord africano.Signor Sindaco, ci rivolgiamo a lei anche in qualità di autorità garante della salute collettiva della città di Roma. E’ del tutto evidente che parlare di tutela della salute negli insediamenti che le abbiamo appena decritto, in cui si trovano oggi centinaia di migranti forzati, non ha alcun senso. Yacoub arriva sulla nostra clinica mobile perché tormentato da un’infezione cutanea che ha contratto in Libia, una malattia banale che diviene devastante nelle indecenti condizioni igienico-sanitarie in cui è costretto a vivere il paziente. Mirhet è stata violentata in Libia e vorrebbe abortire. Awet ha fatto naufragio nel Mediterraneo e ha visto morire decine di suoi compagni, non riesce a dormire e ogni notte ha gli incubi che gli ricordano la tragedia e le sevizie in Libia. Winta ha poco più di 18 anni e un bimbo di un anno con febbre e problemi respiratori. Fuori dall’unità mobile ci sono decine di pazienti che hanno bisogno di essere visitati. Che risposte terapeutiche possiamo dare a queste persone sapendo che da li a poco passeranno la notte ammassati in un insalubre scantinato ? Sindaco Marino, è assolutamente urgente che le istituzioni assicurino ai migranti in arrivo standard alloggiativi ed igienico-sanitari dignitosi dal momento che è la stessa mancata predisposizione di adeguate misure di accoglienza a poter provocare problemi di salute individuali e collettivi.Perché, signor Sindaco, a Roma non è possibile approntare misure di accoglienza decenti a persone che, ricordiamo, non scelgono di andar via, ma fuggono dai loro paesi a causa di violenze, guerre e persecuzioni ? Eppure sappiamo che in altre città italiane, per esempio a Milano, sono state efficacemente allestite strutture di accoglienza e di transito per gli stessi scopi già dallo scorso anno. Perché è sempre necessario aspettare che si verifichi qualche tragedia evitabile ? Perche non agire prima, con un adeguata programmazione, ma sempre dopo ? Perché delegare alla buona volontà dei singoli, delle associazioni o della chiesa qualsiasi iniziativa umanitaria ? Ci rivolgiamo a lei, Sindaco Marino, affinché le istituzioni reagiscano subito a questa grave questione umanitaria che coinvolge la nostra città. Siamo consapevoli della complessità dell’attuale fenomeno migratorio che fuori da ogni retorica possiamo definire epocale e che chiama in causa l’Italia e l’intera Europa ma riteniamo inaccettabile che, ad ogni livello, le istituzioni attuino ancora una volta la politica dello struzzo, temporeggiando nel prendere decisioni coraggiose nella speranza che in qualche modo il problema si risolva da solo. Riteniamo che una grande città come Roma debba essere all’altezza della sua storia di convivenza civile, approntando misure di supporto adeguate per l’umanità ferita costretta oggi a nascondersi negli anfratti delle sue periferie. Crediamo che il rispetto della dignità che dobbiamo, non solo agli altri, ma anche a noi stessi come cittadini, ci imponga l’immediata creazione di isole di accoglienza e di solidarietà per i migranti forzati che già sono qui o che giungeranno a Roma nei prossimi giorni e settimane. La società civile, per quel che può, ci sta provando. E le istituzioni ?

POST SCRIPTUM: perché, Sindaco Marino, procedere a degli sgomberi forzosi, come ieri a Ponte Mammolo, che in assenza di reali alternative per i profughi contribuiscono solo a spostare e a parcellizzare il problema umanitario ? Ci lasci dire che ieri le ruspe a Ponte Mammolo hanno demolito prima di tutto i diritti e la dignità delle persone.

Saluti cordiali,
Alberto Barbieri
Coordinatore generale
Medici per i Diritti Umani
info@mediciperidirittiumani.org
Medici per i Diritti Umani (MEDU), organizzazione umanitaria indipendente, dal 2006 fornisce a Roma assistenza e orientamento socio-sanitario ai rifugiati in condizioni di precarietà nell’ambito del progetto Un camper per i diritti.
Interrogazione a risposta scritta di Giulio Marcon Al Ministro dell’Interno
Per sapere, premesso che:
– nella mattinata dell’11 maggio 2015 reparti della Polizia di Stato di Roma hanno sgomberato un campo profughi nel quartiere di Ponte Mammolo a Roma, composto da profughi eritrei e di altre nazionalità;
– nell’effettuazione dello sgombero sono state utilizzate delle ruspe per distruggere le abitazioni e costruzioni esistenti;
– tale insediamento non era di natura provvisoria, essendo iniziato 13 anni fa;
– Papa Francesco aveva visitato questo insediamento qualche settimana fa, portando la sua testimonianza e la sua solidarietà;
– nelle settimane precedenti con le istituzioni locali erano stati avviati incontri e studiate soluzioni per avviare il trasferimento degli abitanti di questo insediamento in altre sedi ritenute più idonee;
– a quanto risulta non è stato dato alcun preavviso agli abitanti dell’imminente sgombero;
– alla serata dell’11 maggio, decine di abitanti di quell’insediamento erano ancora senza alcuna dimora e soluzione per il pernottamento;
– nella giornata dell’11 maggio sono dovute intervenire alcune organizzazioni umanitarie e di volontariato per poter prestare soccorsi e rifornimenti di cibo alle persone rimaste senza abitazione:-
– se le autorità del Ministero dell’Interno e della Polizia di Stato abbiano avvisato le istituzioni locali e concordato con il Comune l’azione dello sgombero;
– se nella decisione dell’effettuazione dello sgombero il ministero dell’Interno e la Polizia di Stato abbiano verificato e concordato con le istituzioni locali il trasferimento degli abitanti dell’insediamento in altri ricoveri o centri di accoglienza;
– se nella decisione dell’effettuazione dello sgombero il ministero dell’Interno e la Polizia di Stato abbiano valutato le conseguenze dal punto vista umanitario e sociale circa l’abbandono di decine di donne, bambini ed anziani senza ricoveri e soccorsi.
On. Marcon
Advertisements