Pensioni, assist dell’Ue per trasformare il rimborso in un’elemosina. A Renzi piace vincere facile

C’è un’autorità più forte della Consulta per ammazzare il pronunciamento sulle pensioni? Certo, l’Ue. E il Governo non ci ha pensato su due volte. Come uscire dall’impasse del deficit dopo la sentenza dei giudici costituzionali sul rimborso ai pensionati? Con una bella lettera di “raccomandazioni”! A Renzi piace vincere facile. Oramai è chiaro. E se fra sette giorni uscirà fuori un risarcimento più somigliante a una elemosina sappiamo il perché. L’assist di Bruxelles stavolta è stato davvero pesante. Tanto più che, e sono in tanti a far finta di niente, il pareggio di bilancio è in Costituzione! Le misure per “compensare appropriatamente” l’impatto della sentenza della Consulta “devono assicurare che l’Italia resti nel braccio preventivo del Patto, che sia rispettato il ‘margine di sicurezza’ sul deficit, che l”obiettivo di medio termine’ sia raggiunto in 4 anni”, scrive la Ue nella bozza di raccomandazioni che Padoan ha preso “ufficiosamente” a Bruxelles nel corso dell’Ecofin. Non solo, se l’intervento sulle pensioni sarà “adeguato” L’Italia può essere considerata “eleggibile” per la clausola delle riforme richiesta per il 2016. La condizione è che “attui adeguatamente le riforme concordate che saranno monitorate” dall’Ue, e che “prenda le misure necessarie per compensare l’impatto della decisione della Consulta”.
Il governo presenterà l’intervento tra “pochi giorni”, ha annunciato Padoan, parlando di “una soluzione che sarà in armonia con i dettami della sentenza della Corte costituzionale e che rispetterà i parametri che stanno già nel Def”, e dunque asticella del deficit/pil 2015 ferma al 2,6%. Il Cdm chiamato a varare il dl è atteso per venerdì, ma ancora non è stato annunciato ufficialmente. E per stasera sono in agenda incontri tecnici e ai massimi livelli per dare l’accelerata finale sul fronte pensioni: “Sto tornando a Roma per incontrare i tecnici e poi il presidente del Consiglio per chiudere questa questione il più presto possibile”, ha annunciato Padoan, che ieri all’Eurogruppo ha spiegato al vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, al commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, e ai colleghi ministri “le intenzioni del governo” di lavorare ad “una soluzione che minimizzi l’impatto sulla finanza pubblica e che permetta di continuare a rispettare, come indicato nel Def, tutti i parametri di finanza pubblica”, ha garantito Padoan.
Intanto preso atto dell’impegno del governo a non toccare i saldi, domani Bruxelles nelle raccomandazioni specifiche sui paesi promuoverà il Def italiano. E’ ovvio che se in futuro dovessero subentrare modifiche agli impegni di bilancio, Roma dovrà rinegoziare l’intero programma con Bruxelles, clausole per le riforme incluse. “Penso che le Raccomandazioni, che ovviamente vedremo quando saranno decise dal collegio della Commissione, saranno molto in linea con quanto l’Italia sta già facendo”, ha spiegato Padoan.

Saldi intoccabili e gradualità dell’intervento, saranno dunque i punti fermi del decreto. L’idea sarebbe quella di prevedere un intervento organico nel dl, non misure-tampone, probabilmente giocato su due tempi: il rimborso per gli assegni più bassi, scaglionata in tappe per rendere meno gravoso l’impatto immediato sui conti; e poi rimandare all’autunno con la legge di stabilità le coperture a regime per il 2016 e 2017. Escludendo dunque interventi in deficit, la coperta appare cortissima. Il tutto a fronte di rimborsi che dovrebbero oscillare almeno tra i 4 e i 5 mld (ben lontani dai 19 mld necessari per accontentare tutti i circa 6 mln di pensionati dal 2012 in avanti). Sul tavolo ci sarebbe il tesoretto da 1,6 mld recuperato dal differenziale tra deficit programmatico e deficit tendenziale del Def. Troppo poco anche per un intervento selettivo, giocato su gradualità e tetto, cioè escludendo le pensioni oltre una certa soglia. Si potrebbe dunque puntare a maggiori entrate tributarie attese nel 2015. Un’altra carta che il governo potrebbe giocarsi per reperire le risorse è l’allineamento tra pensioni e contributi realmente versati o prevedere un contributo di solidarietà per le pensioni d’oro. Per il 2016 e 2017 si rimanderebbe lo scioglimento della matassa all’ex Finanziaria il prossimo autunno, ma appare scontato che se non si trovassero le coperture, si dovrebbe ricorrere a tagli della spesa pubblica, di cui però oltre 7 mld sarebbero già ‘impegnati’ per disinnescare le clausole di salvaguardia.

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