Roma, lo sgombero con metodi di “pulizia etnica” del centro sociale Scup. Occupato in serata nuovo spazio

“Buongiorno. Sono la mamma di un bambino con diagnosi di autismo. Le ruspe stanno demolendo Scup. Lo spazio autogestito che ha accolto i nostri figli in attività culturali e sportive, che ha permesso a persone con autismo di essere incluse in contesti neurotipici, quelli che abitualmente ci vengono negati”. E’ la lettera che sta girando on line e che ben fotografa l’intervento “da pulizia etnica” di questa mattina presso il Centro sociale Scup. Scortate dalle forze dell’ordine sono entrate due ruspe che hanno cominciato a demolire l’edificio mentre alcuni operatori hanno buttato nel cortile tutto ciò che hanno trovato dentro: materiali educativi, libri, strutture varie, computer, e quanto altro serviva agli occupanti per portare avanti le loro numerose attività sociali. Il Comune di Roma Capitale si è affrettato subito a prendere le distanze, ma la realtà è che la politica degli sgomberi il sindaco Marino la sta interpretando fino in fondo. Ieri infatti è toccato a Corto Circuito, mentre nelle settimane passate ad altri centri sociali. La reazione dei militanti, dei cittadini e di quanti sono accorsi sul posto dopo un primo allarme partito con il tam tam cittadino è stata forte. Nel pomeriggio è stata convocata una assemblea cittadina. Allo Scup sono giunti anche alcuni rappresentanti del consiglio comunale e il presidente del Municipio dove sorge l’edificio. L’ assemblea si è conclusa con la decisione di occupare un altro spazio, a poca distanza da via Nola, sito in via della stazione Tuscolana. Qui le foto della devastazione

“Arturo ha 4 anni, non frequenta la scuola materna perché il comune di Roma non è stato in grado di predisporre per lui un piano di inclusione scolastica – scrive ancora la mamma – . Frequenta Scup. Il 13 giugno avrebbe preso la cintura verde di capoeira insieme ai suoi coetanei. Per la prima volta l’attività (low cost tra l’altro) non aveva bisogno di un mediatore o di un’insegnante di sostegno”.

“Ieri i sigilli al Corto circuito, oggi lo sgombero dello Scup: anche se sono vicende diverse e al di là dei contesti e delle specificità – dichiara in una nota il segretario del Prc Paolo Ferrero – il problema di fondo è l’assenza della Giunta di Roma rispetto al tema della casa e degli spazi sociali. Sindaco e la Giunta sembrano fare il pesce in barile: il Comune ha un’idea di cosa valorizzare e cosa contrastare? Gli sgomberi nella capitale stanno diventando di ordinaria amministrazione: gli spazi sociali andrebbero difesi e alimentati, non chiusi”

SCUP era già stato sgomberato nel gennaio del 2013, ma la risposta all’intervento delle forze di polizia non si era fatta attendere, con un corteo di centinaia di persone che aveva occupato un altro stabile sulla stessa strada, per poi rioccupare lo spazio originario.

In una nota il Campidoglio precisa che le operazioni di sgombero dell’immobile 
di via Nola 5 operate dalle Forze dell’Ordine, riguardano iprovvedimenti stabiliti dall’autorità giudiziaria per la restituzionedell’edificio occupato alla società privata che ne è proprietaria. “L’unica competenza del Campidoglio, proprio perché si tratta di unimmobile privato, riguarda le norme urbanistiche”. Roma Capitale ha già negato nei mesi scorsi per questo stabile il cambio di destinazione di uso, richiesto dal proprietario, che voleva avvalersidell’applicazione del piano casa regionale. “Il Campidoglio continuerà – si legge ancora nella nota – a vigilare, oggi e in futuro, affinché vengano rispettati tutti ivincoli – nello specifico, verde pubblico e servizi pubblici locali -previsti dal Piano Regolatore per la struttura in questione”.

Infine la presa di posizione del deputato del Pd Marco Miccoli, già segretario del Pd di Roma. “Devo dire francamente che lo sgombero e la demolizione dei Scup non erano necessari. L’immobile occupato in viaNola, valorizzato e reso fruibile al territorio da parte deglioccupanti, era stato oggetto di una mia interrogazione parlamentareche chiedeva lumi rispetto alla cessione dell’immobile da parte delloStato a privati, operazione decisa nel 2010 dall’allora MinistroTremonti appannaggio di una società con capitale sociale di soli 10mila euro di proprietà di due soci ultraottantenni. Chiedevochiarimenti circa la trasparenza dell’operazione finanziaria dellacessione: ad oggi non è giunta alcuna risposta”.

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