Studenti e professori si mobilitano in massa: la “cattiva scuola” sfiducia Renzi.

“Ieri il governo ha posto la fiducia spaccando il Parlamento, oggi il Paese ha sfiduciato il governo sulla riforma della scuola”. Sono le parole del leader della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, anche lui sul palco della grande manifestazione di Roma. La “sfiducia” fotografata da Landini è proprio la cifra di questa grande giornata di lotta. Diverse centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza questa mattina in tutta Italia per protestare contro il progetto Renzi-Giannini. Lo sciopero generale, indetto parallelamente, se possibile ha fatto pure più rumore, e i sindacati non hanno difficoltà a definirlo “il più grande di sempre”. Manifestazioni in sette città, che poi alla fine sono diventate qualcuna di più. Un successo che spinge Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil dal palco di piazza del Popolo a chiedere le dimissioni della ministra Giannini. Per il segretario del Prc, che ha partecipato al corteo di Roma, “Renzi può dire quello che vuole ma la scuola ha bocciato il governo. Alla scuola pubblica servono risorse non uomini soli al comando: il modello Marchionne ha già fatto abbastanza danni nelle fabbriche per estenderlo anche alle scuole! Renzi ritiri la riforma e il Ministro Giannini se ne vada a casa: bocciati!”.

A Roma il corteo è partito da piazza della Repubblica, preceduto da alcuni flash mob degli studenti. Tra le altre città ci sono stati cortei anche a Catanzaro e Bolzano, dove oggi era atteso il premier Renzi per un incontro di partito. Sua moglie, insegnante a Pontassieve, questa mattina stava svolgendo invece regolarmente le sue lezioni. Il ministro Giannini, in una intervista a Qn, ha definito lo sciopero “politico”, “senza presupposti” e legato a “strategie elettorali”, accusando i sindacati di essere su “posizioni antiche”. In una intervista a Radio 24, questa mattina, ha poi sottolineato che, se da sette anni non c’era uno sciopero generale del comparto, è perché‚ “da sette anni non ci si occupava di scuola per cambiarla”. Tra i primi commenti politici allo sciopero, quello del parlamentare Pd Pippo Civati, in piazza a Roma, secondo il quale “questo è uno sciopero non politico, perché‚ la politica non rappresenta più nessuno, perché il Pd ha tradito i suoi impegni elettorali e ha fatto una riforma della scuola lontanissima dalla nostra cultura politica”. Con lui anche Stefano Fassina, che, riferendosi ai presidi, sostiene che “la scuola non può essere una caserma con un capo che comanda”. In corteo a Roma anche Susanna Camusso, segretario della Cgil: “Si trasforma la scuola in una scuola che vale solo per quelli che hanno condizioni agiate, mentre invece il grande tema è quello di una scuola pubblica che contrasti la dispersione”. Furlan della Cisl, in piazza a Milano, ha detto che “questa riforma l’ho letta bene, non mi piace”, mentre Barbagallo, della Uil, ha affermato che la scuola italiana “non ha bisogno di podestà”, ma di essere “pubblica, libera e democratica”.
“Sarà il più grande sciopero della storia della scuola italiana – sottolineano,infine, i Cobas che hanno manifestato autonomamente a Roma sotto la sede del ministero dell’Istruzione – è la prima volta
che i sei principali sindacati scioperano insieme”.

Bari

Oltre 20mila i partecipanti. “Questa per noi e’ una grande prova di democrazia” dicono in coro i docenti del liceo “Salvemini” di Bari mentre sfilano davanti in gruppo compatto, guidato dalla dirigente scolastica, con gli studenti dell’istituto accompagnati da alcuni genitori. Nella centralissima piazza del capoluogo pugliese sono confliuti i due corte, uno partito dal Castello Svevo e l’altro dall’Ateneo, in quest’ultimo erano soprattutto studenti. Il centro e’ rimasto praticamente paralizzato dai cortei mentre venivano scanditi gli slogan e la rabbia del mondo della scuola con striscioni che recitano “piu’ che la buona scuola e’ la scuola alla buona” o ” di buona c’e’ rimasta solo la scuola”. Oltre 40 associazioni sindacali, professionali, di genitori, di studenti medi e universitari hanno aderito alla manifestazione di oggi, secondo i dirigenti delle diverse sigle sindacali che si sono susseguite dal palco.

Bologna

Mentre le sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil sono in trasferta a Milano, due le manifestazioni promosse in citta’: Cobas, Coordinamento precari della scuola e Comitato bolognese in sostegno dell’iniziativa di legge popolare “Una buona scuola per la Repubblica” (Lip buona scuola) hanno dato appuntamento in piazza XX Settembre; da piazza San Francesco, invece, si sono mossi gli Studenti medi autorganizzati, il Coordinamento studenti medi dell’Emilia-Romagna e gli Educatori contro i tagli. I due cortei si sono comunque ricongiunti in via Indipendenza, con la manifestazione partita da San Francesco (150 persone) che è andata incontro, tra gli applausi, a quella piu’ corposa dei prof (ma anche qui e’ significativa la presenza di ragazzi): gli organizzatori parlano di 2.000 persone. Nel frattempo, nella manifestazione dei docenti si intona “Bella ciao” e nei cori la “buona scuola” diventa la “buona sola”; sullo striscione piu’ in vista campeggia la scritta “Renzi puffarolo”, mentre quello di apertura recita “Partigiani della scuola pubblica”. Non mancano i fischi indirizzati a Renzi. “L’adesione “e’ altissima”, afferma un’insegnante dell’Istituto comprensivo di Sasso Marconi: “Sono chiusi anche tutti i plessi della mia scuola ed erano almeno 12 anni che non succedeva”. Per i Cobas, l’adesione allo sciopero si aggira sull’80%. La protesta degli studenti e’ cominciata invece dalla Prefettura, dove i manifestanti hanno appeso due striscioni che richiamano le morti nel Mediterraneo: “I vostri confini uccidono” e “assassini”.
Vicino all’ingresso del Palazzo del Governo gli studenti hanno lasciato delle barchette di carta, “rosse come il sangue dei migranti morti in mare”.

Catania

‘La buona scuola siamo noi’: è lo striscione maggiormente ‘ripetuto’ nel lungo e variegato corteo che ha attraversato il centro di Catania. Vi hanno partecipato soprendentemente alcune migliaia di persone: sindacalisti, studenti, insegnanti, ma anche esponenti politici e disoccupati. Tra gli slogan più scanditi: “La scuola statale è patrimonio nazionale”.
Alcuni insegnanti avevano in mano un ‘campanaccio’ da mucca, e una di loro spiega: “E’ la nuova campanella, povera come la scuola che disegnando il governo Renzi” che, sostengono altri suoi colleghi, “vuole privatizzare l’istruzione”. All’altezza della residenza del prefetto, sono partiti tre fischi, rivolti al governo. Tre fischi perche’, hanno detto i manifestanti, “la partita del ministro Alfano e’ finita”.

Cagliari

“Sono qui per i miei figli”: al corteo della scuola a Cagliari, che lungo il percorso si e’ ingrossato arrivando a contare circa cinquemila persone, ha partecipato anche una folta delegazione dei metalmeccanici riuniti sotto le sigle della Fiom e della Fsm Cisl. Arrivano per lo piu’ dal Sulcis, sono i lavoratori in mobilita’ dell’ex Ila ed Eurallumina, del polo industriale di Portovesme. “Molti di noi, padri, zii e nonni, hanno perso la dignita’, perche’ i nostri figli si sono ritirati da scuola a causa delle difficolta’ economiche”, spiega Manolo Mureddu, Fsm Cisl. “Negare il diritto all’istruzione e’ negare il futuro ai nostri ragazzi”.
I piu’ rumorosi e movimentati sono gli studenti che sfilano alla meta’ del corteo. “Non ci si puo’ arrendere a questa riforma degradante, che accentra il potere nelle mani dei dirigenti scolastici”, sostiene Carlo Sanna, coordinatore della rete degli studenti medi Eureka Sardegna, nata nel 2012 per raccogliere giovani di ogni indirizzo scolastico che frequentano le secondarie di secondo grado e l’universita’. “Vogliamo una riforma seria dei cicli di insegnamento, una didattica innovativa, progetti per l’edilizia scolastica”, chiedono i ragazzi provenienti da tutte le scuole superiori della citta’ e di molti altri centri sardi, nel contestare il disegno di legge del governo sulla “Buona Scuola”.
Milano
A Milano, il corteo ha visto unite le tre principali sigle sindacali, ma anche studenti e lavoratori del settore. Con loro anche una delegazione della Fiom. Il corteo e’ aperto da un necrologio che dichiara la morte della scuola pubblica, alcuni manifestanti indossano nasi da clown e maschere di Matteo Renzi con orecchie d’asino e la scritta “bocciato”.”Una grande manifestazione come non si vedeva da tempo”. E’ il giudizio del segretario generale della Cgil della Lombardia, Elena Lattuada. “Sono scesi in piazza – spiega – insegnanti, studenti e cittadini in una grande alleanza per i diritti”. Secondo la sindacalista, “dopo pochi giorni Milano accoglie una nuova grande manifestazione” ha detto riferendosi al recente corteo ‘Non toccate Milano’ dopo le distruzioni dei black bloc di venerdì scorso.

Palermo
Diverse decine di professori, scesi in strada anche a Palermo contro la riforma Renzi, hanno occupato i locali dell’assessorato comunale all’Istruzione di via Notarbartolo, vicino all’Albero Falcone. Un’occupazione simbolica, sostenuta dagli studenti, per contestare “un progetto dannoso e inutile per docenti e alunni”. In migliaia hanno preso parte al corteo nel capoluogo siciliano. Gli studenti medi e universitari che con un secondo corteo non autorizzato hanno causato disagi alla circolazione nel centro di Palermo, giunti in via Roma hanno bruciato alcune schede di test Invalsi, per poi unirsi
all’altro corteo, quello dei sindacati degli insegnanti e del personale Ata.

Torino
“Siamo oltre 10 mila e questo è solo una minoranza che sciopera per dire no al disegno di legge del Governo Renzi”, dice Igor Piotto, segretario della Cgil Scuola nel comizio improvvisato davanti alla sede dell’ufficio scolastico regionale dove si è fermato il lunghissimo corteo in cui sfilano insieme insegnanti e studenti. La sede dell’ufficio scolastico è presidiata dalle forze dell’ordine, ma la manifestazione è stata pacifica.
“Vogliamo dire che la scuola pubblica – ha aggiunto Piotto – è un bene fondamentale e che la dignit… del lavoro non può essere barattata con un progetto di stabilizzazioni che divide i lavoratori tra coloro che sono precari e coloro che non lo sono. Vogliamo anche un contratto perché‚ senza di questo non ci sono diritti e tutele. L’unità di questo movimento è un bene prezioso che va conservato”.

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