“Contro una riforma anticostituzionale”, oggi la protesta di studenti e insegnanti sommergerà la “Buona scuola”

Era dal 30 ottobre 2008, quando tutti i sindacati manifestarono contro la riforma Gelmini, che la scuola non scendeva in piazza con tutte le sigle sindacali. Sei anni e mezzo fa, fu la riforma della scuola del governo Berlusconi a mettere tutti “d’accordo”, questa volta è la Buona scuola di Renzi a convincere tutti i rappresentanti dei lavoratori. Oggi docenti, dirigenti, Ata, Rsu, e sindacati tutti uniti per dire no al progetto del Governo attualmente in discussione in Parlamento e per l’immediata immissione in ruolo dei precari. Un fronte sempre più ampio che vede, accanto ai sindacati di categoria Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals Confsal, Gilda anche i Cobas,che hanno proposto di prolungare la protesta anche domani e dopodomani, e i docenti universitari del Cipur (Coordinamento intersedi professori universitari di ruolo) nonchè gli studenti sia delle superiori che gli universitari. La scelta dei Cobas è in relazione ai test Invalsi che sono stati appunto spostati il 6, 7 e 12 maggio.

 Nei giorni scorsi erano già arrivate tante adesioni allo sciopero della scuola da parte di diverse categorie Cgil, tra cui la Fiom, la Filcams (commercio e servizi) e il Nidil, il sindacato delle nuove identità del lavoro. Allo sciopero e alle manifestazioni aderiscono anche gli studenti medi e universitari. “Saremo insieme ai sindacati in piazza per dire no ai provvedimenti sulla buona scuola, per ribadire la nostra totale contrarietà ai metodi che sono stati utilizzati da parte del governo nella costruzione di questa riforma, gli stessi metodi che vorrebbero propinarci con la buona università”, si legge in una nota dell'Unione degli Universitari e della Rete degli Studenti medi. “Scuola e università non sono in vendita - prosegue la nota - e 
se il governo pensa veramente di continuare su questa via ponendo in essere un tentativo di riforma dell'università, così come ha fatto per la buona scuola, esclusivo e non inclusivo, il 5 maggio sarà solo la  prima di tante date di mobilitazione per dire che non possiamo permetterci riforme del comparto istruzione che trasformano lenostre scuole in aziende e che mettono ulteriormente in dubbio, come fece a suo tempo la Gelmini, il carattere pubblico dell’istruzione”.

Al centro della protesta la riforma Renzi-Giannini che concentra tutti i poteri dell’autonomia scolastica sul dirigente, svuota lo spirito di collegialità e di condivisione sui cui è stato sinora fondato il sistema scolastico pubblico, e introduce il divieto di stipulare contratti per più di 36 mesi con il rischio di espulsione in massa dei precari. Sui precari, i sindacati chiedono lo stralcio delle assunzioni dal Ddl, così da poter procedere con un decreto immediatamente esecutivo all’immissione in ruolo.

“Il governo non è in condizione di fare le assunzioni dei docenti precari per l’inizio dell’anno scolastico e ha posto criteri assai discutibili che li dividono. Questa è una riforma che lede il diritto costituzionale della libertà di insegnamento, che affida a un singolo, il dirigente scolastico come si chiama oggi il preside, la totale discrezionalità su chi debba insegnare o meno. Non è quello che prevede la nostra Carta Costituzionale”. Alla vigilia dello sciopero della scuola, dice il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, in una aintervista comparsa oggi su Repubblica.

Sono sei le città, le piazze scelte dal ”popolo della scuola reale” per la protesta. A Roma, dove interverranno i segretari generali della Flc Cgil, Domenico Pantaleo e della Uil scuola Massimo Di Menna, è previsto un corteo da Piazza della Repubblica, dove i manifestanti si riuniranno alle 9.00 per raggiungere, intorno allle 11.00 Piazza del Popolo dove si terrà il comizio.
Intanto, in vista dello sciopero, l’Invalsi ha deciso lo slittamento delle prove già fissate per il 5 e 6 maggio 2015 rispettivamente al 6, 7 e 12 maggio 2015.

La variazione di calendario, precisa l’Invalsi, riguarda tutte le classi della scuola primaria indipendentemente dall’adesione del personale docente e non docente allo sciopero del 5 maggio 2015. Pertanto le prove della scuola primaria si dovranno svolgere comunque il 6 e il 7 maggio 2015, anche se ci fosse la disponibilità del personale il 5 maggio 2015.

Restano confermate le date delle altre prove: 12 maggio 2015 (prova di Matematica, prova d’ Italiano e Questionario studente per la classe TI secondaria di secondo grado) e 19 giugno 2015 (prova di Matematica e d’Italiano nell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione).
Per sostenere la protesta anche contro l’Invalsi, i Cobas hanno lanciato la proposta di una “cassa di resistenza”, una sorta di colletta per rimborsare gli insegnanti che decideranno di incrociare le braccia non una sola volta, ma due. “Ci rendiamo ovviamente conto del peso economico di due giorni di sciopero- scrive il sindacato di base su Facebook- e per questo proponiamo di formare nelle scuole ‘Casse di resistenza’ che permettano di rimborsare coloro che, scioperando una seconda volta, bloccheranno gli indovinelli invalsiani”.
Per quanto riguarda i quiz del 7 maggio, invece, visto che la legge impedisce tre giorni di sciopero consecutivi, i test “saranno in gran parte invalidati dalla non-effettuazione delle prove il giorno prima- spiegano i Cobas- e comunque suggeriremo tutte le modalita’ di non-effettuazione, visto che ora il ministero e l’Invalsi, e anche gli altri sindacati che fino a ieri dicevano agli iscritti di effettuare i quiz, confermano indirettamente che le prove sono puramente facoltative”.

 

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