IL DDL RENZI È INEMENDABILE E DANNEGGIA LA SCUOLA. RIFIUTIAMOLO INSIEME

Il DDL Renzi è inemendabile e danneggia la scuola. Rifiutiamolo insieme

L’unità dei lavoratori e i sacrifici che il mondo della scuola deve compiere per contrastare la politica del Governo Renzi, a partire dallo sciopero del 5 maggio, debbono avere degli obiettivi chiari e semplici: il ritiro del DDL Renzi, lo stralcio del decreto assunzioni dal disegno di legge, il rifinanziamento dell’istruzione per 6 miliardi e l’approvazione della legge d’iniziativa popolare in discussione in Parlamento.

di Franscesco Cori  – la città futura

Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio il disegno di legge sulla scuola presentato dal Governo Renzi giunge in Parlamento con tutta la carica eversiva, privatistica e totalmente priva di un minimo ancoraggio con la realtà di un progetto di riforma della scuola che si muove solo ed esclusivamente su un terreno ideologico: quello del neoliberismo sempre più in crisi, incapace di dare una reale soluzione ai problemi delle persone che vivono quotidianamente il mondo della scuola.

L’architrave della riforma progettata da Renzi è il rafforzamento progressivo del ruolo del dirigente scolastico, a cui si aggiunge una logica di assunzione e gestione dei rapporti col personale, a partire dal meccanismo delle assunzioni, che fa presagire chiaramente una dinamica clientelare, privatistica, basata sui rapporti personali, sulle conoscenze e sui i favoritismi. Il dato è talmente evidente che in molti contesti i presidi sono estremamente preoccupati delle dinamiche di ricorsi e controricorsi che si potrebbero innescare a causa di un progetto di gestione del personale estremamente ambiguo, carente e lacunoso e che pare abbandonare ogni principio di diritto e generale sulla base del quale definire i diritti acquisiti, il merito e le competenze del personale scolastico.

Il tratto distintivo del DDL Renzi, d’altro canto, è evidente in tutti i suoi aspetti se si considera la logica di fondo che lo anima: il Jobs act disegna dei rapporti personali nel mondo del lavoro che si basano sul libero e incondizionato utilizzo dei lavoratori nelle aziende senza più lo straccio di un diritto, senza il controllo, il limite che era imposto con l’articolo 18 alla possibilità di licenziare. Non è un caso, infatti, che il DDL scuola stabilisce per tutti i neoassunti e per i trasferimenti – e in prospettiva per tutti i lavoratori della scuola – dei contratti triennali rinegoziabili dal dirigente scolastico. In un contesto di crisi economica nella quale l’attuale classe politica italiana ha affrontato il tema dell’istruzione solo ed esclusivamente come un costo, un onere da tagliare, possiamo capire bene che il futuro che ci aspetterebbe come lavoratori della scuola, se passasse il DDL Renzi, sarebbe un futuro all’insegna del terrore, della paura e della delazione reciproca, in poche parole l’imbarbarimento dei rapporti personali nel mondo della scuola.

In questo contesto vanno letti gli altri architravi su cui poggia la politica del Governo Renzi sull’istruzione: l’alternanza scuola lavoro e la costante erogazione di fondi che vengono stanziati per le scuole paritarie. Il primo punto segna la concezione di una scuola tutta operativistica e computazionale che non mira a sviluppare nell’individuo una capacità di lettura della realtà che lo renda cittadino consapevole, capace di leggere, interpretare la realtà e quindi di modificarla, anche attraverso il lavoro, ma che in un contesto di carenza di occupazione prepara braccia immediatamente disponibili ad aziende che dovrebbero, invece, investire loro stesse sulla formazione del personale. D’altro canto la concezione autoritaria, demagogica e privatistica del Governo Renzi non può che riflettersi sull’istruzione, trasformandola in un servizio privato al pari di un altro. Da qui il continuo esborso di finanziamenti alle scuole private nonostante i costanti fallimenti e gli scandali che in molti casi si sono verificati in tutte le zone d’Italia.

Di fronte a questa barbarie i lavoratori della scuola hanno cominciato a mobilitarsi in forme diverse, articolate e variegate in tutte le regioni d’Italia. Dai flash mob spontanei alle assemblee nelle scuole, alle contestazioni dei ministri, alle assemblee delle rsu, il movimento della scuola è riuscito – anche grazie al costante impegno dei lavoratori autoconvocati – a realizzare nella data del 5 maggio uno sciopero unitario generale del comparto scuola che è stato anticipato da uno sciopero convocato dagli autoconvocati e da una parte del sindacalismo di base il 24 maggio.

Lo sciopero unitario si sta dimostrando fondamentale per innescare un clima di lotta, organizzazione e collaborazione tra i lavoratori che è fondamentale per affrontare una battaglia contro il Governo avendo come obiettivo quello di vincere e non solo di fare testimonianza. Tuttavia non dobbiamo nasconderci i forti elementi di ambiguità con cui molti sindacati si presentano all’importante appuntamento dello sciopero. Come lavoratori autoconvocati della scuola ci impegneremo al massimo per la riuscita dello sciopero del 5 maggio e saremo in piazza con tutti i sindacati, ma rivendicheremo con forza un punto centrale della nostra lotta, ovvero che l’unità dei lavoratori e i sacrifici che il mondo della scuola deve compiere per contrastare la politica del Governo Renzi debbono avere degli obiettivi chiari e semplici: il ritiro del DDL Renzi, lo stralcio del decreto assunzioni dal disegno di legge, il rifinanziamento dell’istruzione per 6 miliardi e l’approvazione della LIP (la legge d’iniziativa popolare in discussione in Parlamento che si regge sul finanziamento pubblico della scuola). E’ su queste basi che noi, lavoratori autoconvocati ci incontreremo a Scup il 29 aprile alle 17,30 e sciopereremo il 5 maggio e siamo convinti che è su queste basi che si consolida l’unità del mondo della scuola. Il DDL scuola è inemendabile, rifiutiamolo insieme.

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