Italicum, e se fosse incostituzionale?

Italicum, e se fosse incostituzionale?

ROMA – Nei giorni scorsi, la Corte Costituzionale, con la sentenza 70/2015, ha annullato la norma (parte della legge ”Salva Italia”, la misura del governo Monti che avrebbe dovuto risolvere la crisi nel Bel Paese) l’articolo 24, legge Fornero, del decreto legge 201/2011, che impediva le rivalutazioni per le pensioni tre volte superiori al minimo Inps “in considerazione della contingente situazione finanziaria”. Secondo la Corte “la norma censurata è, pertanto, costituzionalmente illegittima nei termini esposti”. Essendo “illegittima”, i beneficiari di quelle somme potranno chiedere il rimborso, più ovviamente gli interessi e i danni: un “errore” che costerà all’Italia circa cinque miliardi di Euro.

Poco dopo il termine del mandato conferito dall’allora presidente della Repubblica Napolitano al sig. Monti, anche un’altra legge è stata dichiarata incostituzionale in via definitiva (il giudizio era cominciato molti anni prima): la legge elettorale, il cosiddetto Porcellum. E da allora, sono passati molti anni, gli italiani sono ancora in attesa di vedere una nuova legge elettorale.

A ben guardare, sono molte le norme introdotte dagli ultimi governi che sono state dichiarate illegittime o incostituzionali o che non sono state convertite entro i termini previsti dalla legge. Tutte decisioni imposte agli italiani che hanno sconvolto la loro vita e spesso reso impossibile a gestione delle amministrazioni locali.

Sorgono spontanee alcune considerazioni. La prima è ovvia: chi paga per questi danni? Sì perché ogni volta che un soggetto pubblico commette un simile errore, i danni per il Bel Paese sono tutt’altro che trascurabili. Nel caso delle pensioni il danno è stato valutato in circa cinque miliardi di Euro. Nel caso del Porcellum, i danni potrebbero essere molto maggiori dato che, nel frattempo, secondo una interpretazione discutibile (e ancora discussa) sarebbero da considerare legittime le leggi approvate dal Parlamento, anche quando eletto con un sistema elettorale “incostituzionale”.

Lo dimostrano tutti gli indicatori e i dati statistici: il Paese è ben lungi dall’essere uscito dalla crisi e la situazione peggiora di giorno in giorno. Tutto ciò grazie a decisioni prese, e spesso imposte, a colpi di voti di fiducia. Nel frattempo, però, sono stati “eletti” incostituzionalmente tre Parlamenti, nel 2006, nel 2008 e nel 2013. anche la Costituzione è stata modificata più e più volte da chi non aveva neanche il diritto di sedere in Parlamento (se non il diritto giuridico almeno quello morale, dopo la dichiarazione di incostituzionalità del Porcellum).

Ora, le stesse persone (quelle elette con un sistema elettorale incostituzionale) hanno deciso di modificare la legge elettorale. E lo hanno fatto portando in Parlamento e facendo approvare, sempre a colpi di fiducia una legge su cui molti hanno già avanzato seri dubbi di costituzionalità.

Massimo Luciani, costituzionalista della Sapienza ed esperto di sistemi elettorali, aveva già bocciato l’Italicum alla fine dello scorso anno. Lo stesso ha fatto, nei giorni scorsi, Massimo Villone, costituzionalista all’Università Federico II di Napoli ed ex senatore, che ha già denunciato, come molti altri tecnici, l’“illegittimità ai quali la Corte àncora la decisione sul Porcellum, relativi alla rappresentatività delle assemblee e alla libertà e all’eguaglianza del diritto di voto, come “il più fondamentale dei diritti”.”.

Stando ai pareri di insigni esperti già si sa (se non lo sapessero sarebbe davvero grave), che quasi certamente anche l’Italicum farà la fine del Porcellum.

Del resto non ci vuole una grande preparazione in diritto costituzionale per capire che quello che sta facendo Renzi, per approvare l’Italicum come piace a lui, potrebbe violare la Costituzione: il comma 4 dell’art. 72, infatti, riporta che “la procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale”. L’Italicum, invece, è un Disegno di Legge (il 1385) presentato non dal Parlamento, ma dal governo. Anche il ricorso alla fiducia è discutibile: impedisce il normale svolgimento dell’iter legislativo vietando qualsiasi dibattito e la possibilità di apporre emendamenti e modifiche cosa fondamentale per garantirla legittimità di una norma così importante. Non a caso, nella storia dell’Italia, il ricorso alla fiducia per modificare la legge elettorale è stato utilizzato solo due volte: nel 1923, con la Legge Acerbo (che diede il via definitivo al Fascismo), e nel 1953, quando il discusso governo, guidato dalla DC di Alcide De Gasperi, fece ricorso a questo stratagemma per far approvare la legge elettorale poi ribattezzata la ‘legge truffa’ (la legge fu abrogata l’anno successivo).

A questo punto, l’unica speranza sarà trovare un’anima pia come Aldo Bozzi (persona alla quale tutti gli italiani dovrebbero essere grati, ma il cui nome è sconosciuto ai più), l’avvocato 79enne che, con una ostinazione invidiabile, si oppose al Porcellum fino ad ottenere la dichiarazione di incostituzionalità. Ma la sua guerra è durata quasi un decennio.

Il vero problema dell’Italia, in definitiva, è proprio questo: quasi sempre chi sbaglia non è chiamato a pagare per i danni causati. Nessuno ha pagato per il Porcellum, e nessuno ha chiesto al ministro Fornero di rimborsare per i danni causati con la norma che porta il suo nome. A pagare saranno come sempre i cittadini ai quali il governo del “nuovo che avanza” chiederà altri miliardi di Euro giustificando questa ulteriore mazzata dato che in fondo non è stata colpa sua.

E così per centinaia, anzi, migliaia di casi simili: sentenze emesse in ritardo, norme approvate sebbene palesemente incostituzionali, tutte cose che costano decine di miliardi e disagi e sofferenze agli italiani. Del resto a nessuno è mai venuto in mente di chiedere ai politici che hanno gestito il Bel Paese di rispondere per  lo stato in cui versa l’economia nazionale. Eppure in molti casi si è trattato di governi di larghe intese o di governi “tecnici” che avrebbero dovuto sapere ciò che facevano. E anche quando si è trattato di governi “politici”, come mai nessuno ha chiesto di pagare il conto dei danni causati e di non aver mantenuto le promesse fatte?

Il motivo è semplice. Perché le conseguenze della gestione della maggior parte degli ultimi governi si sono manifestate solo qualche tempo dopo, quando per i “responsabili” era diventato facile nascondersi nel dimenticatoio.

Lo stesso, almeno stando alla valutazione “tecnica” di molti esimi giuristi, avverrà per l’Italicum. Ma prima che sia possibile riconoscere la sua illegittimità o la sua incostituzionalità, passeranno anni, forse addirittura decenni.

Un tempo sufficiente per permettere a persone che non avevano il diritto di gestire l’Italia di fare ulteriori danni.

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