YEMEN, “VIETNAM SAUDITA”

Yemen, “Vietnam saudita”

Eserciti super armati con sauditi in uniforme troppo ricchi per farsi ammazzare dai pastori Houthi yemeniti. I petromonarchi più soli.

di Ennio Remondino

Arabia Saudita, Emirati Arabi e le petromonarchie del Golfo impegnate nella guerra ai miliziani sciiti nello Yemen forse dovranno schierare a terra qualche loro soldato, con risultato incerto. Il Pakistan ha detto già di no alle loro pressioni e ha deciso di non partecipare al conflitto yemenita.

Fortissime pressioni arabe, ma il Parlamento di Islamabad ha “suggerito” al governo di Nawaz Sharif di mantenere la neutralità in una guerra che vede contrapposti i sauditi e gli alleati sunniti del Golfo all’Iran sciita, tutti Paesi con cui il Pakistan mantiene ottime relazioni e fa affari. E la diatriba religiosa islamica ereditata dal dopo Maometto, non convince e non coinvolge le neo potenza nucleare che bada solo all’India. La risoluzione votata all’unanimità dai parlamentari pakistani chiede alle “parti in conflitto di risolvere le divergenze in modo pacifico con il dialogo”. Difficile.

Non è un caso che la risoluzione parlamentare sia stata votata l’indomani del colloquio a Islamabad tra Sharif e il capo della diplomazia iraniana Mohammad Javad Zarif. Accortezza e interessi: “Il Pakistan debba restare neutrale rispetto al confitto in Yemen in modo da poter giocare un ruolo positivo a livello diplomatico per porre fine alla crisi”. Una decisione che soddisfa Teheran ma fa infuriare le monarchie sunnite del Golfo che contavano su Pakistan ed Egitto per fornire le truppe necessarie, la ‘carne da cannone’ alla fase terrestre dell’offensiva di fine marzo contro gli Houthi.

Operazione “Tempesta Decisiva” tutt’altro che decisiva, visto che le milizie sostenute dall’Iran avanzano in tutto l’ovest dello Yemen occupando la costa del Mar Rosso e del Mare Arabico fino ad Aden. Nell’est invece sono le milizie di al-Qaeda ad approfittare del caos per assumere il controllo di intere ragioni e dei valichi di frontiera con l’Arabia Saudita. Il disastroso bilancio di due settimane di intervento delle forze arabe sancisce il fallimento dell’illusione bellica di poter vincere solo con aerei e navi senza mettere soldati sul terreno. E le monarchie sunnite sono ora molto nervose.

E se la prendono con i mancati potenziali alleati. Venerdì il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Gargash, ha attaccato Islamabad parlando di “alleati che si mostrano tali solo nelle dichiarazioni alla stampa”. Offensivo. Rapporti tra Pakistan e Arabia Saudita finora solidissimi sul piano militare, di colpo in bilico. Consiglieri militari pakistani addestrano le truppe di Riad mentre i petrodollari di Riad hanno finanziato il programma nucleare per l’arsenale atomico e di missili balistici del Pakistan per bilanciare le armi atomiche indiane. Riserva saudita in caso di minaccia iraniana.

Il Parlamento pakistano, neutrale rispetto allo Yemen, ribadisce però il suo “sostegno inequivocabile al regno”. Il Pakistan al fianco dell’Arabia Saudita se attaccata. La Islamabad non è invece disposta a mandare i suoi soldati a morire sui monti yemeniti, già ribattezzati Vietnam dei sauditi. A Riad e negli emirati cresce la consapevolezza che i propri eserciti, pur se modernamente equipaggiati sono privi di esperienza bellica e i cittadini in uniforme sono troppo ricchi, grazie alle rendite petrolifere distribuite a tutti i cittadini, per andare a farsi ammazzare da pastori Houthi sulle montagne yemenite.

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