Primo Maggio, il lavoro ormai è la schiavitù. Nei call center, e non solo, a 9 euro al giorno

”Guadagno 2,50 euro all’ora, ma da qualche giorno stanno parlando di un aumento a 3,60 l’ora. Faccio 3 ore al giorno, ma chi è bravo ne fa anche 6”. È il grido d’aiuto lanciato alla vigilia della festa del Lavoro da alcuni lavoratori di un call center di Taranto e raccolto dalla Slc Cgil del capoluogo ionico. Arriva pochi giorni dopo la scoperta di donne schiavizzate a 9 euro al giorno per fare telefonate di vendita di prodotti tessili. Ma nell’ultimo caso, sottolinea il sindacato il call center lavora esclusivamente per un colosso della telefonia.” Ci chiediamo come sia possibile che una grande azienda, nonostante i nostri ripetuti interventi sul call center in questione – aggiunge il sindacato Slc-Cgil – continui ad affidare commesse a chi sfrutta in modo inqualificabile uomini e donne con livelli di retribuzione che assomigliano all’elemosina”. Il call center in passato é finito più volte sotto la la lente del sindacato e poi degli organi di controllo, ”ma – osserva Andrea Lumino del sindacato di categoria della Cgil – evidentemente non è stato sufficiente. E se tutto questo non dovesse bastare bisogna infine aggiungere che il Governo con i suoi provvedimento non solo non sta combattendo il precariato, ma sembra intenzionato a voler offrire nuovi strumenti – conclude – chi ancora confonde colpevolmente il lavoro con la schiavitù”.
Schiavitù che va ad aggiungersi al “lavoro gratutito” dell’Expo, agli stage, alla “youth guarantee” e allo sfruttamento senza limiti nelle campagne del ragusano, dove le donne vengono costrette e rapporti sessuali non consenzienti, senza dimenticare la Puglia, la Calabria e la Campania. Paghe che difficilmente superano i 20 euro al giorno. Di cosa parliamo quando parliamo di lavoro?
Proprio in questi giorni è uscito un dossier di Migrantes da cui viene fuori che sono 400mila le persone che nel nostro Paese sono vittime della tratta nel mondo del lavoro: in casa, nei laboratori, nei campi e nelle aziende agricole, nel mondo della pesca e dei lavoratori marittimi, nei servizi turistici. Da questo conto sono esclusi bambini e adolescenti che secondo un’altra stima si aggirano intorno ai trecentomila.
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