Un New Deal per la Grecia. Intervento di Yanis Varoufakis

Questo intervento di Yanis Varoufakis è stato pubblicato lo scorso 23 aprile qui

Noi e i nostri partner europei siamo già d’accordo su molto. Il sistema fiscale della Grecia ha bisogno di essere rinnovato, e le autorità fiscali devono essere liberate da influenze politiche e difese corporative. Il sistema pensionistico non gode di buona salute. E i circuiti creditizi dell’economia sono saltati. Il mercato del lavoro è stato devastato dalla crisi ed è profondamente segmentato, con la crescita della produttività in fase di stallo. L’amministrazione pubblica ha urgente bisogno di modernizzazione, e le risorse pubbliche devono essere utilizzate in modo più efficiente. Ostacoli schiaccianti bloccano la formazione di nuove imprese. La concorrenza nei mercati dei prodotti è fin troppo circoscritta. E la disuguaglianza ha raggiunto livelli scandalosi, impedendo alla società di amalgamarsi in nome di riforme essenziali.

A parte questo su cui ci troviamo, l’accordo su un nuovo modello di sviluppo richiede di superare due ostacoli. Innanzitutto, dobbiamo accordarci su come affrontare il risanamento di bilancio della Grecia. In secondo luogo, abbiamo bisogno di un accordo di vasta portata comunemente concordato sull’agenda delle riforme che sosterrà quel percorso di risanamento e troverà la fiducia della società greca. Cominciando con il consolidamento di bilancio, il tema principale riguarda il metodo. Le istituzioni della troika (Ue, Bce, Fmi) hanno, nel corso degli anni, basato il loro intervento su un processo di “induzione a ritroso”. Essi fissano una data (per esempio, l’anno 2020) e un obiettivo per il rapporto tra debito nominale e reddito nazionale (ad esempio, 120%), che deve essere raggiunto prima che i mercati monetari siano considerati pronti a prestare alla Grecia risorse a tassi ragionevoli. Quindi, sulla base di ipotesi arbitrarie in materia di tassi di crescita, inflazione, proventi delle privatizzazioni, e così via, essi calcolano quali avanzi primari in ogni anno sono necessari, lavorando a ritroso rispetto al presente.

Il risultato di questo metodo, a giudizio del nostro governo, è ciò che possiamo definire la “trappola dell’ austerità”. Quando il consolidamento di bilancio scaturisce dal fatto che c’è un tasso di debito predeterminato da raggiungere in un punto prestabilito, in futuro, gli avanzi primari necessari per raggiungere i risultati sono tali che l’effetto sul settore privato mina i tassi di crescita assunti e ciò fa deragliare il percorso di bilancio previsto. In effetti, è proprio questo il motivo per cui precedenti piani di consolidamento di bilancio per la Grecia hanno fallito i loro obiettivi in modo così spettacolare. La posizione del nostro governo è che l’induzione a ritroso dovrebbe essere abbandonata. Invece, dovremmo tracciare un piano lungimirante basato su ipotesi ragionevoli sugli avanzi primari in linea con i tassi di crescita della produzione, degli investimenti netti, e una espansione delle esportazioni che possa stabilizzare il rapporto tra economia e debito della Grecia. Se questo significa che il rapporto debito-PIL sarà superiore al 120% nel 2020, dobbiamo escogitare modi intelligenti per razionalizzare, ridefinire, o ristrutturare il debito – tenendo presente l’obiettivo di massimizzare il valore effettivo che ritornerà ai creditori della Grecia.

Oltre convincere la troika che la nostra analisi della sostenibilità del debito dovrebbe evitare la trappola di austerità, dobbiamo superare il secondo ostacolo: la “trappola di riforma”. Il programma di riforma precedente, su cui i nostri partner sono così irremovibili e che non dovrebbe essere “adottato” dal nostro governo, è stato fondato su svalutazione, taglio dei salari e delle pensioni, la perdita di tutele del lavoro, e-massimizzazione del prezzo della privatizzazione dei beni pubblici.

Oltre convincere la troika che la nostra analisi della sostenibilità del debito dovrebbe evitare la trappola dell’austerità, dobbiamo superare il secondo ostacolo: la “trappola della riforma”. Il programma di riforma precedente, infatti, che i nostri partner sono così irremovibili nel sostenere, e che non dovrebbe essere adottato dal nostro governo, è stato fondato sulla svalutazione, il taglio di salari e pensioni, la perdita di tutele del lavoro, e la massimizzazione del prezzo della privatizzazione dei beni pubblici.
I nostri partner ritengono che, dato il tempo, questo programma funziona. Se i salari scendono ulteriormente, l’occupazione aumenterà, dicono. Il modo per curare un sistema pensionistico in difficoltà è quello di tagliare le pensioni, aggiungono. E le privatizzazioni dovrebbero mirare a prezzi di vendita più elevati per pagare il debito che molti (in privato) riconoscono insostenibile.

Al contrario, il nostro governo ritiene che questo programma non è riuscito, sfribrando la popolazione. La prova migliore di questo fallimento è che, nonostante un enorme calo dei salari e dei costi, la crescita delle esportazioni è stata piatta (l’eliminazione del deficit delle partite correnti è dovuta esclusivamente al crollo delle importazioni).
Ulteriori tagli salariali non potranno aiutare le aziende orientate all’esportazione, che sono impantanate a loro volta in una stretta creditizia. E ulteriori tagli alle pensioni non affronterebbero le vere cause della difficoltà del sistema pensionistico, bassa occupazione e vasto lavoro sommerso. Tali misure possono solo causare ulteriori danni al tessuto sociale della Grecia già provato, rendendola incapace di fornire il supporto di cui il nostro programma di riforme ha disperatamente bisogno.

I disaccordi attuali con i nostri partner non sono incolmabili. Il nostro governo è conscio di dover razionalizzare il sistema pensionistico (ad esempio, limitando il pensionamento anticipato), procedere alla parziale privatizzazione di alcuni assets pubblici, affrontare le sofferenze che stanno bloccando i circuiti di credito dell’economia, creare una commissione fiscale totalmente indipendente, e spingere all’imprenditorialità. Le differenze che restano riguardano il modo in cui noi intendiamo le relazioni tra le varie riforme e l’economia vista nel suo complesso.
Tutto ciò non vuol dire che un terreno comune di confronto non può essere raggiunto immediatamente. Il governo greco vuole un percorso di consolidamento del bilancio che abbia un senso, e vogliamo riforme che tutte le parti ritengano importanti. Il nostro compito è quello di convincere i nostri partner che le nostre imprese sono strategiche, piuttosto che tattiche, e che la nostra logica può funzionare. Il loro compito è quello di abbandonare un approccio che non è riuscito.

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