Italicum. Primo si alla Camera con 352 voti a favore

Italicum.  Primo si alla Camera con 352 voti a favore

ROMA – Prima fiducia alla Camera sulla legge elettorale, con 352 si, 207 no e un astenuto. 38 i deputati del Pd che non hanno votato. Della minoranza dem non hanno votato la fiducia al governo sull’Italicum in 38 deputati: Agostini, Albini, Bersani, Bindi, Bossa, Bossio, Capodicasa, Cimbro, Civati, Cuperlo, D’Attorre, Fabbri, Gianni Farina, Fassina, Folino, Fontanelli, Fossati, Carlo Galli, Giorgis, Gnecchi, Gregori, Laforgia, Letta, Leva, Maestri, Malisani, Marco Meloni, Miotto, Mugnato, Murer, Piccolo, Pollastrini, Stumpo, Vaccaro, Zappulla, Zoggia, Epifani, Speranza.

Ma la tensione resta comunque alta. Lo sottolinea Gianni Cuperlo che dichiara:”non è una giornata semplice né serena. Amareggia e addolora non votare la fiducia perché mi sento parte di una comunità ma è un segnale legittimo e necessario per uno strappo incomprensibile”.

Il premier Matteo Renzi invece continua a tenere il punto: “Fa male sentirsi dire che siamo arroganti e prepotenti: stiamo solo facendo il nostro dovere. Siamo qui per cambiare l’Italia, non possiamo fermarci alla prima difficoltà. Se la legge elettorale andrà si aprirà una fase affascinante’. Intanto  l’ex segretario Bersani dicendo di non riconoscersi nel partito che ha guidato, attacca ancora: ‘Non esco dal Pd, lo strappo lo ha fatto Renzi, non io. Si ricordano degli ex leader per chiedere loro lealtà, non quando rimuovono dalla commissione o non ti invitano alle feste”.

I deputati di Sel hanno partecipato ell’Aula della Camera alla votazione sulla fiducia all’Italicum con una fascia nera al braccio in segno di lutto.


Il governo cerca la fiducia

Il governo ieri ha chiesto la fiducia sulla riforma elettorale alla Camera, dopo aver superato  due voti segreti sulle pregiudiziali all’Italicum, presentate dalle opposizioni. L’annuncio del ministro Maria Elena Boschi ha scatenato la bagarre in Aula con accuse e insulti contro un Esecutivo che va comunque avanti per la sua strada, come lo stesso premier ha più volte ribadito.

Oggi pomeriggio, quindi si terrà il primo voto di fiducia, sul quale al momento non è trapelato nessun comportamento da tenere  da parte delle aree riformiste. Ieri Pippo Civati ha fatto sapere che non voterà. Stessa cosa faranno i deputati Roberto Speranza, Guglielmo Epifani, Enrico Letta e Pier Luigi Bersani. Ma dalla minoranza del Partito Democratico vi sono anche molti indecisi, visto che non c’è stata nessuna indicazione sul voto poichè la legge elettorale, viene spiegato, è materia su cui non ci può essere disciplina di partito e quindi tantomeno di corrente. Dunque ciascun deputato farà la sua valutazione individuale.

Alla riunione della minoranza di ieri sera, duranta ben 4 ore nella sala Berlinguer della Camera, erano presenti circa 50 deputati. Il dibattito ha fatto emergere con chiarezza una divergenza difficilmente conciliabile. Da un lato chi, d’accordo con Speranza, è orientato a non partecipare al voto, dall’altro chi invece ha criticato apertamente lo strappo sulla fiducia e ha annunciato che dirà sì al governo.

Più d’uno, secondo quanto viene riferito, ha lasciato intendere che si riserverà fino all’ultimo minuto utile per decidere. Come Davide Zoggia, che aveva in un primo momento annunciato il sì alla fiducia ma ha lasciato intendere che potrebbe non partecipare al voto, visti gli sviluppi delle ultime ore. Ma in molti – la maggioranza, a parere di qualcuno dei presenti – hanno annunciato che voteranno la fiducia e poi la legge elettorale.

Matteo Renzi dal canto suo ha fatto sapere che se l’Italicum non passerà il governo andrà a casa. “Mettere la fiducia e’ un gesto di serieta’ verso i cittadini. Se non passa il governo va a casa. Se c’e’ bisogno di un premier che faccia melina, non sono la persona adatta. Se vogliono temporeggiatore ne scelgano un altro,io non sono della partita”. “L’Italicum – ha detto ancora Renzi – non sara’ perfetto come nessuna legge elettorale e’ perfetta. Ma e’ una legge seria e rigorosa che consente all’Italia di avere stabilita’ e rappresentanza, che cancella le liste bloccate, che impone la chiarezza dei partiti davanti agli elettori. Soltanto uno potra’ dire di aver vinto: non come adesso quando, dopo i primi risultati, tutti affollano le telecamere per cantare il proprio trionfo”.

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