UNA “CONTRO-BOLOGNINA” CONTRO IL GOLPISMO ANTICOSTITUZIONALE DEL PD

Una “contro-Bolognina” contro il golpismo anticostituzionale del PD

Il 25 aprile nasce l’Associazione a nome di Salvatore d’Albergo promuovendo una “contro-Bolognina” per un fronte di lotta contro la demolizione della Costituzione e per una nuova Resistenza, perché l’attacco contro la Costituzione antifascista ed economico-sociale iniziato da Occhetto si approfondisce oggi sotto i governi a guida PD.

di Paola Baiocchi – la città futura

Costituire l’Associazione a nome di Salvatore d’Albergo – uomo organico e scienziato sociale, nella storia politica-sociale-culturale dell’Italia – nel giorno del 25 aprile, promuovendo una “contro-Bolognina”, e invitando a parteciparvi singoli e collettivi come i Comitati di difesa della Costituzione e i Comitati antifascisti, ecc., è sembrato il migliore e programmatico viatico per quel che d’Albergo stesso intendeva e voleva fosse il lavoro da svolgere, per continuare “una lotta che non finisce qui ma durerà a lungo”, per la difesa integrale della Costituzione e il rilancio dei valori dell’antifascismo e della Resistenza.

Salvatore d’Albergo ha dedicato studi ed energie di una vita alla difesa integrale della Costituzione e si è battuto tenacemente contro la svolta involutiva della Bolognina. In suo nome viene data vita all’Associazione “Il Lavoratore – Salvatore d’Albergo”, che contribuisca alla costruzione di un fronte antifascista di lotta contro la demolizione della Costituzione, per una nuova Resistenza, perché l’attacco contro la Costituzione antifascista ed economico-sociale iniziato da Occhetto, proseguito poi da Berlusconi, Prodi, D’Alema, Monti, Letta e Renzi, non è revisione, ma sovversione dall’alto.

Forse non riusciremo a riassumere in questo testo tutte le motivazioni che portano alla costituzione dell’Associazione: oltre a un affettuoso e riconoscente ringraziamento alla sua persona e al suo lavoro, l’incontro è l’occasione per allargare e costruire rapporti e collegamenti, inducendo elementi di controtendenza in una fase in cui, come diceva d’Albergo, “Mancando un soggetto collettivo di lotta teorica e politica è peggio che nel 1925″. A questo proposito l’occasione è importante anche per sollecitare una riflessione su di un punto che appare quanto mai necessario e urgente da affrontare: quello di un nuovo soggetto politico della sinistra d’alternativa.

Sottolineiamo con L’Associazione l’urgenza di condividere elementi di analisi per rilanciare un’altra forma o un fronte di Resistenza e di rivolta contro l’intero Pd, compresa anche quella falsa-finta-minoranza dedita a un tatticismo ipocrita e ingannatore che utilmente è servito a “placare” e occultare (perché di fatto ha sposato tutte le leggi e il golpismo renzusconiano-bersaniano), e contro il governo interamente composto da non eletti, cioè tutti extraparlamentari, con ciò anche antiparlamentari, predisposti e contrari al nesso sovranità popolare/parlamento, nei confronti dei quali è indispensabile assumere e mantenere un prospettivismo,proprio del realismo e del marxismo. Ricordando, ricongiungendo e (ri)valutando l’esperienza degli autoconvocati del PCI – che può forse definirsi una prima forma di resistenza e di mobilitazione di base contro i vertici del partito-sindacato-stato-impresa, collusi tra loro – che avevano come asse principale la forte critica alla svolta della “Bolognina”, che ha portato alla cancellazione del PCI nel Pds di Occhetto-Reichlin, da cui è derivato un “salto in avanti” di quel che d’Albergo definiva il “ripensamento-arretramento” dalla teoria e prassi del movimento operaio e dei comunisti, con la conseguente deriva della democrazia sociale, e del ruolo e centralità della classe lavoratrice e del lavoro a favore del primato del capitale, del potere d’impresa e della cosiddetta “governabilità”.

Come sottolineò Antonio Gramsci: “Produrre cultura non significa solo fare scoperte originali, significa specialmente diffondere criticamente delle verità già scoperte, conoscenze ed esperienze di lotta teorica e pratica già fatte, ‘socializzare’ per così dire, e pertanto farle diventare basi di azioni vitali, elementi di coordinamento(tra l’ieri e l’oggi, n.d.r) e di organizzazione e di ordine e direttiva intellettuale e morale”.

Vale la pena riprendere un episodio dei primi anni 90, in cui d’Albergo e Ruggeri scoprirono che Occhetto ripeteva le stesse parole di Mussolini contenute in un editoriale del Popolo d’Italia, dell’aprile 1921. Nel rivendicare i “diritti dell’individuo”contro l’interventismo dello “stato economico” da “smobilitare” in funzione “della borghesia produttiva” (concettoche riecheggia nei provvedimenti del governo e nelle Leopolde) Mussolini scrisse la celebra frase: “lo stato non devegestire ma solo controllare”. Un episodio che sottolinea il nuovo tipo di trasformismo che si stava instaurando, certo non potendosi dire che gli ex Pci fossero già allora “fascisti”, ma considerando che fossero tendenzialmente destinati a scivolare sempre più a destra, verso forme politico-istituzionali e idee reazionarie, con un passaggio simile a quello definito prefascismo e contipicirichiami nazionalisti e corporativi agli interessi della nazione, da contrapporre agli interessi e al conflitto di classe,aspirando a divenire organizzazione e forza nazionale totalizzante,comefu rivendicato nellaseconda delle tre fasi del fascismo: quella del passaggio da movimento a partito. 

Questa aspirazione a presentarsi come partito della nazione,richiama l’impostazione politico-culturale nelle elaborazioni dellaRepubblica sociale di Salò, nel corso della quale Mussolini coadiuvato da autorevoli giuristi e filosofi della politica, sottopose a revisione critica il modello di partito unico adottato in precedenza, proponendo per l’Italia del futuro, un sistema presidenzalistico imperniato sul bipartitismo. Il fatto di ricorrere all’uso di concetti e norme inseriti anche nella “revisione” costituzionale, e persino a parole uguali a quelle in voga sia nel prefascismo che nelle tre fasi del fascismo, “movimento”, prima, poi “partito” e infine “regime” nella sua terza fase, è sfuggita praticamente a tutti ma non a Salvatore.

Il 4 Ottobre 2014 è improvvisamente morto Salvatore D’albergo. Diciamo improvvisamente, perché proprio la sera precedente alcuni di noi avevano commentato con lui al telefono la pubblicazione di una sua nota sulla fase politico-sociale su “il manifesto” del 2/11/2014. Salvatore ha avuto un rilevante ruolo culturale e politico, da “uomo sociale” quale era, uomo della Costituente, dirigente politico-intellettuale per l’emancipazione dei lavoratori e l’affermazione del potere e del diritto “dal basso”, fondato sulla democrazia organizzata e di base. L’abbiamo apprezzato non solo per la sua elaborazione, sempre corroborata da una militanza cristallina, ma anche perché sapeva valorizzare la dialettica tra posizioni come promotrice di nuova conoscenza. Il Centro culturale “Il Lavoratore” di studi e ricerche sul pensiero e l’azione del Movimento operaio in Italia che viene rilanciato nella nuova Associazione, è stato fondato l’8 luglio 1995, a Milano, presso la sede della Cgil Regionale Lombardia.

Nell’ambito del suo programma di ricerca, Il Lavoratore ha pubblicato numerosi libri, tra i quali: Conflitti di classe e “riforme istituzionali” / Dall’abbattimento della proporzionale al rafforzamento dell’esecutivo?! (AA,VV. Milano, 1996); La Costituzione tra democratizzazione e modernizzazione (S. d’Albergo, Edizioni Ets, 1996); Fattore lavoro e qualità totale. Tra innovazioni tecnologiche e mutamenti organizzativi (P. Barrucci, Arti Grafiche Flavia, Bari, 1996); Leghe e leghismo. L’ideologia, la politica, l’economia dei “forti” e l’antitesi federalista al potere dal basso (A. Ruggeri, Milano 1997); Il tempo del lavoro – Considerazioni critiche su riduzione dell’orario di lavoro, salario sociale e attività “extra-mercantili” (C. Filosa, L. Nutarelli, G. Pala, Franco Angeli).

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