Grecia, tiro incrociato di Bce ed Eurogruppo: “Varoufakis dilettante”

“Non c’è alternativa ad un accordo globale”, dice il commissario agli affari economici Pierre Moscovici a margine della riunione dell’Eurogruppo a Riga in Lettonia. Chiude anche lui la porta alla richiesta fatta da Tsipras alla Merkel di un accordo ponte che sblocchi una parte di aiuti in cambio di una parte di riforme. Oggi contro la Grecia si è scatenata una vera e propria offensiva sia da parte dei membri della Commissione, che dei paesi membri. Alcuni con un attacco diretto e frontale a Varoufakis (“Un dilettante”), fino allo screditamento, altri cercando di costruire un improbabile quadro “di regole formali”. “E’ legalmente e politicamente impossibile dare soldi alla Grecia prima che completi il programma”, dicono questi ultimi.

Ci sono ancora “ostacoli molto, molto grandi”, rivela Dijsselbloem. Tanto che, per velocizzare il negoziato, alcuni ministri hanno chiesto addirittura il ritorno della ex Troika ad Atene. E con tutta probabilità una parte del Brussels Group tornerà a lavorare nella capitale greca, condizione a cui Tsipras potrà difficilmente opporsi: “E’ stata una discussione molto critica – aggiunge Dijsselbloem – abbiamo fatto un accordo due mesi fa, ora credevamo di poter prendere una decisione, ma invece siamo molto lontani e quindi sì, è stato un dibattito molto critico”. La critica, ovviamnte, è stata a senso unico. L’Europa sta irrigidendo sempre più le sue posizioni. E come se non bastasse al termine della riunione è intervenuto in video-conferenza anche il presidente della Bce Mario Draghi, che ha confermato che la Bce “potrebbe dover tornare indietro e rivedere l’haircut”. Si tratta dello sconto applicato sul valore dei titoli (in larga parte di debito pubblico greco) che le banche elleniche forniscono a garanzia della liquidità d’emergenza sborsata dalla banca centrale greca con il via
libera della Bce. Se la Grecia pensa davvero di fare default, o di ritardare i suoi prossimi pagamenti al Fondo monetario internazionale, causerebbe un crollo di quei titoli. E la Bce, esposta per 110 miliardi verso la Grecia, corre ai ripari, perché‚ rischierebbe di ritrovarsi in pancia miliardi divenuti carta straccia. In realtà si tratta di una cifra non così mostruosa per l’Eurotower, che ha appena varato un QE di più di mille miliardi, ma è chiaro che in questo frangente viene usata come uno spauracchio nei confronti dei paesi membri. Il paradosso è che nel caso di un default, poi, sarebbe con ogni probabilità Francoforte a decidere se lasciare la Grecia nell’euro, continuando a finanziare le sue banche, oppure no. Da dove deriva questa autorità politica? Nessuno è in grado di spiegarlo, naturalmente. Un paper interno della Bce, non sottoscritto dai governatori, suggerisce l’haircut al 75% in caso di un default ‘pilotato’ della Grecia (come nel 2012), e addirittura il 90% in caso di un’insolvenza in cui i principali attori perdono il controllo della situazione. In molti ad Atene lamenteranno il trattamento più vantaggioso che il governo precedente, più mansueto nelle sue scelte di politica economica, aveva ottenuto dalla Bce. Con la deroga chiamata ‘waiver’) per i prestiti diretti, e anche, nel 2013, un haircut più favorevole.

Perché la via di un accordo si apra, le istituzioni creditrici dovrebbero “abbassare le loro aspettative” sulle privatizzazioni, sulle pensioni e sul livello del surplus primario chiesti ad Atene. Anche se sull’ultimo punto la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il premier greco, Alexis Tsipras, avrebbero concordato nell’incontro di ieri a Bruxelles di abbassare il surplus primario per il 2015 dal 4,5% all’1,2-1,5%. Questo era uno dei punti contestati fin dall’inizio dalla Grecia. In ogni caso i nodi che “maggiormente impediscono di raggiungere un’intesa, e che difficilmente saranno sciolti”, restano le riforme del mercato del lavoro e del sistema pensionistico. Varoufakis non entra nella disputa personale ma spiega perché non vi sia ancora un accordo: il Governo non vuole i tagli alle pensioni perché non crede che stabilizzino il sistema, non vuole rinunciare alla moratoria sulla confisca della prima casa per non creare nuovi senzatetto nelle zone povere e non far precipitare i prezzi del mercato immobiliare, e vuole un avanzo primario più basso di quello che la Ue le chiede. Ma anche lui è consapevole che “non c’è alternativa” ad un accordo e che la prossima data utile per raggiungerlo è l’Eurogruppo dell’11 maggio, al quale Atene dovrà presentarsi con qualche concessione se non vorrà veder sfumare gli aiuti e ritrovarsi a dover pagare da sola, il giorno dopo, più di 700 milioni al Fmi.
“I burocrati dell’Eurogruppo – dichiara il segretario del Prc Paolo Ferrero – sono una banda di criminali! Danno del dilettante a Varoufakis solo perché non cede ai ricatti che l’Ue continua a fare alla Grecia. Merkel &c. vorrebbero infatti obbligare il governo Tsipras ad accettare le privatizzazioni, la precarietà del lavoro e l’ulteriore taglio delle pensioni. Ma Varoufakis e Syriza stanno giustamente e coraggiosamente resistendo, in nome e per conto del popolo greco che li ha votati”.

Gad Lerner nel suo blog scrive: “Le indiscrezioni pilotate dell’agenzia Bloomberg sul malcontento generalizzato dei ministri finanziari Ue che accusano il collega greco Varoufakis di essere un dilettante, puzzano di bruciato. L’opera di delegittimazione nei confronti dell’economista scamiciato ha preso avvio già da qualche settimana, dopo gli iniziali -talora servili- riconoscimenti alla sua statura accademica. La mia impressione è che trattare da buffone il titolare delle Finanze di Atene, o insinuare che lo stesso premier greco Tsipras lo abbia esautorato, faccia parte di una strategia di intimidazione. E non solo. Mi sa che qualcuno abbia cominciato a predisporre un alibi in vista del prossimo fallimento. Un fallimento che purtroppo riguarda da vicino tutti i paesi euromediterranei, Italia compresa. Dare del matto a Varoufakis fa molto comodo”.

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