Migranti, un milione di profughi pronti a partire. L’Europa piange e gli Usa preparano le navi da guerra

Mentre tutta l’Europa in un rito collettivo di contrizione prepara il vertice di giovedì da cui potrebbero venir fuori alcune “correzioni” al programma Triton, come il blocco navale davanti alle coste della Libia e una redistribuzione dei flussi di migranti nei vari Stati-membri a seconda del Pil, gli Usa sarebbero pronti ad inviare navi da guerra. L’ipotesi, non confermata, serpeggia negli ambienti del Dipartimento di Stato. Il mondo occidentale si affanna a cercare di riparare i danni provocati con l’intervento in Libia. Danni che nei prossimi mesi, come sottolinea il procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia, potrebbero dar luogo a un esodo biblico di circa un milione di persone.”Dai dati in nostro possesso – dice Scalia – sulle coste libiche ci sarebbe circa un milione di migranti pronti a partire”.
Il Dipartimento di Stato si sottolinea come “di fronte a questi tragici eventi sia più che mai importante e fondamentale cooperare”. Per questo – ha assicurato la portavoce Marie Harf – “gli Stati Uniti continueranno a collaborare con l’Europa”, valutando tutte le ipotesi attraverso cui rendere il più efficace possibile questa collaborazione. Magari – secondo alcune indiscrezioni – anche attraverso l’invio di navi da guerra. In particolare, la portavoce sottolinea come gli Usa già offrano “assistenza nei vari punti di origine dei flussi di immigrati, compreso il Corno d’Africa. “L’obiettivo – ha affermato Harf – è far si’ che i rifugiati emigranti non debbano prendere queste iniziative, non sentano il bisogno di farlo”. Il Dipartimento di Stato Usa ricorda quindi come siano già stati offerti 6 miliardi di dollari lo scorso anno per questo obiettivo.

“In Libia azione diplomatica al capolinea”
I giornali Usa parlano di “massacro”, di “sforzo epico” delle autorità europee nell’affrontare una situazione oramai del tutto fuori controllo. E sottolineano tutte le difficoltà di Bruxelles nel mettere in campo un’azione coordinata che sia davvero efficace, a causa delle divisioni tra i 28 Paesi della Ue e di quelle politiche all’interno dei singoli Stati. Intanto un altro portavoce, quello della Casa Bianca, sottolinea come “la situazione in Libia sia chiaramente sempre più insostenibile”, anche “con gravi riflessi umanitari” che riguardano sia la sorte delle migliaia di naufraghi che tentano di attraversare il Mediterraneo sia la popolazione civile nel Paese nordafricano. “La nostra preoccupazione è grande”, ha detto Josh Earnes, ribadendo l’impegno che a livello Onu si sta portando avanti alla ricerca di una soluzione diplomatica della situazione libica. Soluzione diplomatica che alla fine – si dice in alcuni ambienti di Washington – potrebbe non bastare.

“Il blocco navale non serve e niente”
“Il blocco navale davanti alle coste libiche? E’ come una medicina che attutisce il sintomo, ma non cura la malattia”, dice l’analista italo-libico Karim Mezran, membro del think thank americano Atlantic Council, che boccia l’ipotesi intorno alla quale in queste ore si sta coagulando il sostegno di diverse parti politiche: quella di istituire un blocco navale davanti alle coste libiche per impedire la partenza ai barconi della speranza.
“Ma questa misura – ha dichiarato Mezran, parlando a margine di un incontro presso l’Istituto affari internazionali (Iai) di Roma – non porta a nessuna soluzione del problema. Si tamponerebbe questo esodo per un po’, ma il punto vero è il controllo del territorio libico. Fintanto che il territorio libico sarà una ‘terra nullius’, un luogo che non appartiene a nessuno, in cui chiunque possa passare, queste organizzazioni criminali continueranno a portare qui i migranti: incasseranno soldi e li terranno in autentici lager in attesa di poterli imbarcare. Del resto – aggiunge -, quanto potrà durare un embargo? Un anno? Chi gestisce questa tratta degli schiavi troverà il modo per farli passare da un’altra parte: la fantasia dei criminali non ha limiti. Forse passeranno dalla Tunisia, o semplicemente faranno una strada più lunga. E a quel punto avremo un nuovo problema”.

“In Libia la cabina di regia del traffico”
La Libia, dlle carte dell’inchiesta dell procura di Palermo sui trafficanti di migranti, si conferma uno snodo centrale, con due città chiave nel nord ovest del Paese da cui partono le traversate in mare su barconi sempre più fatiscenti: Tripoli e Zwarah. Proprio da quest’ultimo centro sarebbe partita anche l’imbarcazione che ha fatto naufragio l’altra notte, inghiottendo quasi tutto il suo carico di uomini. Il viaggio può costare tra i 1.500 e i 2mila dollari. Il guadagno per un solo barcone stipato di passeggeri può così aggirarsi anche sul milione di dollari. Ma in Libia – dove operano specifiche cellule delle organizzazioni – vengono anche organizzate le rotte terrestri dei migranti provenienti dal Centro Africa, fase in cui i migranti talvolta vengono trattenuti per mesi e costretti a lavorare per i trafficanti, allo scopo di pagarsi il viaggio. La parte libica del viaggio è controllata da milizie locali, gonfiate dagli ex soldati del regime di Gheddafi.

Tutto si regge con “l’Hwl”
Le organizzazioni criminali conoscono bene le leggi per eluderle e quando i migranti arrivano in Italia vengono istruiti su come sottrarsi alle procedure di fotosegnalamento e agli accertamenti di rito, nonché‚ su come evadere dai centri di accoglienza; e in ogni caso, prima della regolarizzazione sul territorio nazionale, vengono trasferiti verso il nord Italia e il nord Europa. Gli spostamenti in ambito nazionale avvengono per lo più con bus di linea, perché‚ per acquistare i biglietti non bisogna esibire documenti e non ci sono controlli delle forze dell’ordine. Se serve, per il pagamento vengono contattati i parenti dei migranti, e questi ultimi restano bloccati finché‚ non sono arrivati i soldi. Le somme richieste per l’ospitalità di uno-due giorni nel territorio siciliano ed il biglietto per Roma o Milano, si aggirano dai 200 ai 400 euro a testa. Ci vogliono poi altri 1000-2000 euro per arrivare in uno degli Stati europei di destinazione.

Per gestire questi spostamenti, i capi delle organizzazioni hanno contatti in mezzo mondo, sono sempre ‘connessi’, con scambi telefonici nell’ordine di diverse migliaia di contatti al mese a cui si aggiungono Skype, Viber, Whatsapp. E hanno un giro d’affari di milioni di dollari. Denaro che arriva e vien fatto circolare attraverso diversi canali, compresa la cosiddetta Hawala. Il metodo è nato in India molti secoli fa. Il termine deriva dalla parola araba “Hwl” che vuol dire “cambiare” o “trasformare” e talvolta è usata come sinonimo di “fiducia”. In effetti il sistema è basato sulla fiducia e consente di trasferire denaro o beni tra due persone utilizzando un terzo come intermediario. In realtà si tratta di un sistema bancario sotterraneo e illegale con commissioni che arrivano al 10%.

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