LE COMPARTECIPAZIONI DI MARCHIONNE

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L’augurio è che non si trovi qualche buontempone, nel sindacato o nella politica, che tenti un paragone tra la proposta di “compartecipazione agli utili” avanzata da Marchionne con il Piano Meidner.
Siamo, invece, alla fase conclusiva del più feroce attacco all’autonomia e all’identità dei lavoratori messo in atto nel corso di questa fase di gestione capitalistica del ciclo che la Fiat e il suo amministratore delegato hanno portato avanti come vera e propria “punta de lanza” di quello che è stato definito “ordocapitalismo” e che trova, sul piano politico, il suo diretto omologo nel tentativo di azzeramento della stessa idea repubblicana del parlamentarismo.
Sembra l’Italia del 1887, con la differenza che allora i sindacati erano in ascesa e adesso sono in clamorosa e irreversibile discesa dopo essersi cullati nell’idea illusoria della concertazione e aver abbandonato, al di là delle questioni dell’unità sindacale, del tipo di organizzazione, del “patto tra i produttori” di trentiniana memoria, l’idea stessa di fondo che il conflitto è fondato, prima di tutto, sulla differenziazione di classe.
La fabbrica delle compartecipazioni sarà come la Camera del dopo- Italikum: un’aula sorda e grigia dove vigeranno i dettami dell’individualismo, dello spionaggio (all’ILVA, negli anni ’30 le spie , quelle che mandavano gli operai comunisti al confino erano premiate con le famose “Mille lire al mese”), della delazione: perché la compartecipazione non sarà eguale per tutti e, indipendentemente dal metodo di lavoro, “alcuni saranno più eguali degli altri”.
Siamo giunti tragicamente a questo punto di vero non ritorno, distruggendo non tanto l’organizzazione (sindacale e politica) ma lo stesso concetto di solidarietà di classe, di tensione verso l’uguaglianza, di capacità di considerarsi tutti parte di uno stesso organismo contrapposto alla voracità del padrone.
Regneranno l’individualismo e il “si salvi chi può” e il salvarsi sarà accomodarsi negli anfratti che il padrone, abilmente, saprà offrire.
Sembrano cancellati un secolo e mezzo di scienza operaia, di capacità di lotta, di considerazione del collettivo superiore all’individuo.
Chi sarà capace di tornare, almeno, a “Germinale”?

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