Squadroni della morte a Kiev: assassinati tre politici e giornalisti dell’opposizione

Squadroni della morte a Kiev: assassinati tre politici e giornalisti dell’opposizione

Com’era prevedibile, la tregua nell’est dell’Ucraina non sta reggendo e con l’arrivo della primavera i combattimenti si fanno sempre più intensi e numerose le violazioni non solo con scambi di armi leggere ma anche con bombardamenti di quelle artiglierie che teoricamente le due parti avrebbero dovuto allontanare dal fronte di parecchie decine di chilometri in ossequio agli accordi di Minsk del 12 febbraio scorso.

Gli attacchi in grande stile sono ripresi domenica scorsa dopo che i cannoni e i lanciarazzi sono ricomparsi improvvisamente ai due lati della linea che divide le Repubbliche Popolari dall’Ucraina governata dal regime ultranazionalista. Ieri è arrivato a fine giornata il bollettino di guerra più pesante dopo alcuni giorni in cui i media avevano potuto affermare “nessuna vittima da segnalare”, caso raro nell’ultimo anno. Nelle ultime 24 ore infatti si contano sei morti e 12 feriti tra i soldati e i miliziani ucraini e uno tra i combattenti repubblicani. Di nuovo i combattimenti si sono concentrati nei villaggi che sorgono attorno all’aeroporto distrutto di Donetsk, da qualche settimana nelle mani delle milizie insorte del Donbass, e poi sul mare a Shyrokyne, sulla linea del fronte difesa dagli ucraini, a poca distanza dalla importante città portuale di Mariupol, controllata a lungo dalle Repubbliche Popolari e poi occupata dalle forze fedeli al regime. Qui un giornalista russo del canale tv Zvezda, Andrej Lunev, è saltato su una mina mentre viaggiava insieme ad alcuni osservatori dell’Osce incaricati di monitorare il rispetto del cessate il fuoco. Come scrivevamo ieri Lunev è stato ferito gravemente anche se non è in pericolo di vita. “Abbiamo sentito due esplosioni – afferma Alexander Hug, capo aggiunto della missione d’osservazione dell’Osce in Ucraina – in una di queste è rimasto ferito un giornalista. È stata trovata anche una mina non esplosa che probabilmente lo ha colpito nella parte alta del corpo. L’equipe medica che era con il giornalista è immediatamente intervenuta, le sue condizioni di salute sono buone”.
Ad un anno esatto dall’inizio della cosiddetta ‘Operazione Anti Terrorismo” (ATO) lanciata dal nuovo regime sorto dal golpe di febbraio del 2014 contro le popolazioni del Donbass insorte e in armi, le vittime che risultano dai conteggi ufficiali sono almeno 6000, moltissime delle quali civili, anche se conteggi più realistici realizzati da varie fonti parlano di un numero di morti dieci volte maggiore. Nel frattempo le regioni bombardate e assediate di Donetsk e Lugansk sono state messe a ferro e fuoco e da tempo sono immerse in una condizione di disastro umanitario più volte denunciato dalle autorità locali e dalle istituzioni sanitarie e di assistenza internazionali.
Nel frattempo, oltre che al fronte, si muore anche nel resto del paese dove continuano le misteriose morti di esponenti della vecchia amministrazione Yanukovich tolta di mezzo con la forza dalle realtà politiche filoccidentali e filo Nato e dove oggi anche due giornalisti sono stati assassinati da quelli che possiamo tranquillamente definire ‘squadroni della morte’.
La prima notizia riguarda Oleg Kalashnikov. Il corpo dell’ex deputato del Partito delle Regioni è stato trovato ieri sera senza vita, ucciso da un colpo di arma da fuoco, sul pianerottolo davanti all’ingresso della sua abitazione nella capitale Kiev
Poche settimane fa era stato il figlio dell’ex presidente Viktor Yanukovich – costretto nel frattempo a riparare in Russia dopo il golpe – a perdere la vita quando a marzo la sua auto è misteriosamente caduta in un buco nel ghiaccio sul lago Bajkal. Prima ancora altri sei esponenti dell’entourage di Yanukovich e amministratori o ex amministratori dell’ex partito di governo si erano ‘suicidati’ in circostanze misteriose e con modalità assai improbabili tanto da par dire al Blocco dell’Opposizione, l’unica formazione politica presente nel parlamento di Kiev critica nei confronti del nuovo regime che il governo sta portando avanti una vera e propria eliminazione sistematica dei suoi oppositori. Nel caso di Kalashnikov le autorità citano tre possibili piste: la sua attività politica, i suoi interessi imprenditoriali o una tentata rapina finita male. I familiari e gli amici denunciano che l’ex deputato aveva ricevuto vari messaggi intimidatori via mail per il suo invito a festeggiare il 70esimo anniversario della vittoria sovietica sulla Germania nazista. “Queste minacce e questi sporchi insulti sono diventati una norma nell’Ucraina di oggi occupata dai nazisti”, aveva scritto ad un amico. Kalashnikov aveva anche sostenuto le mobilitazioni anti Maidan prima che la protesta di piazza sfociasse in un putsch. Quando i media hanno diffuso la notizia della morte di Kalashnikov, molti oligarchi, politici e personaggi popolari in Ucraina vicini al regime hanno commentato entusiasticamente: “finalmente”, “se l’è meritato”, “eliminato un nemico”… D’altronde l’indirizzo della casa di Buzina era stato pubblicato tempo fa da alcuni siti per iniziativa del Ministero degli Interni di Kiev insieme a quelli di altri oppositori.

Come se non bastasse, dopo poche ore, a mezzogiorno, ad essere ucciso da due uomini a bordo di un’auto è stato il noto giornalista Oles Buzina, anche lui freddato nei pressi della sua abitazione a Kiev. Buzina – oltre che giornalista anche scrittore e protagonista di molti talk show televisivi – si era da poco dimesso dalla carica di direttore del quotidiano Segodnia, di cui è proprietario l’oligarca Rinat Akhmetov, uno dei tycoon ucraini più vicini a Mosca. Che nel mirino ci siano gli oppositori del nuovo regime lo conferma anche una dichiarazione del Ministro dell’Interno ucraino, Anton Herashchenko, secondo il quale entrambi gli omicidi sono da collegare al ruolo che i due avevano nel cosiddetto movimento anti-Maidan. Anche se poi il responsabile degli Interni ha affermato di non escludere che i due delitti siano stati “ordinati da Mosca” mentre secondo il presidente Petro Poroshenko le uccisioni del giornalista e dell’ex deputato sono “una provocazione cosciente” per “destabilizzare la situazione in Ucraina”, e quindi i mandanti vanno ricercati tra coloro che “vogliono screditare la scelta del popolo ucraino”.
Da aggiungere alla già lunga lista degli omicidi politici delle ultime ore anche quello di Sergej Sukhobok, originario di Donetsk e curatore del sito web di un giornale, «Obkom», che si oppone alle politiche del nuovo regime di Kiev e sostiene le ragioni delle popolazioni del Donbass. Sukhobok è stato assassinato nella notte tra il 12 e il 13 aprile, sempre nella capitale, da un commando che è naturalmente riuscito a far perdere le proprie tracce nonostante la città sia pesantemente militarizzata per impedire presunti attacchi da parte dei ‘separatisti’ che in realtà non ci sono mai stati.

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