“Quelle intuizioni che avrebbero fermato il disastro”. L’opera di Olivetti in un dibattito al Prc di Correggio

E’ stata organizzata a Correggio nei giorni scorsi, presso la sede del locale circolo culturale del PRC – “IL CHE VIVE!”, Correggio Via Roma, 8/b, e-mail il.che.vive@gmail.com – una serata dedicata a “L’esperienza civile di Adriano Olivetti e l’impresa comunitaria”. Un esperienza più che mai in grado di stimolare e interrogare ancora oggi. L’esperienza di Adriano Olivetti (1901–1960) ha indicato infatti una possibilità di “terza via”, oltre capitalismo e socialismo, basata sulla fiducia nelle forze spirituali dell’uomo che egli leggeva nel messaggio evangelico, condotta in modo laico, aperto, contro settarismi o posizioni di parte, con un senso etico-religioso della vita. Si trattò di una esperienza imprenditoriale di successo, svolta a confronto con i caratteri del nostro Paese. La sua proposta di “utopista positivo” (Ferruccio Parri) – “sintesi creativa tra difesa dei valori spirituali, dinamica marxista e ansia di libertà” (Olivetti, 1946) è da ricordare e studiare ancora oggi, almeno per i seguenti motivi : 1) l’elaborazione di un modello eterodosso di “impresa comunitaria” (anticipazione dei temi della responsabilità sociale d’impresa) basato sulla finalizzazione del processo produttivo all’uomo anziché alla logica reificante del mercato; 2) l’elaborazione di un modello di “proprietà plurale” dell’impresa (tra enti locali, università locale, lavoratori, e azionisti storici) in grado di corresponsabilizzare l’intera comunità, superando i limiti del liberismo e dello statalismo; 3) la formulazione di un modello di Stato (proposto all’Assemblea costituente del 1946) basato sulle comunità locali o “comunità concrete” (Regioni e Parlamento erano organi formati con elezioni di secondo grado!) e sul ruolo originale e fondamentale che egli assegnava alla cultura, rendendo obbligatorio un corso di studi per la formazione delle classi dirigenti (l’istituzione dei cosiddetti “ordini politici” e dell’Istituto Politico fondamentale); 4) la capacità contenuta in tale modello di prevenire il devastante fenomeno della “partitocrazia” non eliminando i partiti, ma affiancando loro gli “ordini politici” (vedi sopra); 5) l’antidoto potenziale al declino industriale e al capitalismo di relazione del nostro Paese come dimostra la storia dell’impresa Olivetti, avendo effettivamente avuto la possibilità, a metà degli anni 60, di guidare la rivoluzione informatica mondiale, dieci anni prima di Steve Jobs e Bill Gates.
La storia ha sinora dato torto ad Adriano Olivetti, ma la sua continua ad essere un utopia viva, concreta e positiva. Una sintesi creativa di assoluto interesse. Prima o poi, consapevole o no, la storia gli darà ragione.
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