Scuola, il Governo continua a forzare sui tempi. Nelle aule si prepara una lunga mobilitazione. Oggi i dati ufficiali sui precari

Per ora l’unico risultato ottenuto dal disegno di legge “La Buona Scuola”, varato dal Governo è stato quello di creare nel mondo dell’istruzione un clima di mobilitazione generale come non si era mai visto negli ultimi anni. Intanto, oggi si consumerà con l’invio della valutazione del Governo su numero di precari “da assumere”, un altro passaggio importante. E lunedì è il termine ultimo per presentare gli emendamenti al testo del Governo. La decisione – affermano i parlamentari M5S – ” è l’ennesimo atto di sopraffazione della maggioranza nei confronti del Parlamento e di mortificazione della democrazia. Ancora una volta ci vogliono costringere a ritmi serrati e a un modo di lavorare che, di serio e rispettoso verso il mondo della scuola, non ha nulla. A oggi – aggiungono – non ci è ancora pervenuto il parere del comitato per la legislazione, fondamentale per stabilire la qualità del testo, e non possediamo i dati sulle graduatorie dei docenti, che chiediamo al governo da tempo. Se anche fossero a nostra disposizione domani, il tempo a disposizione per studiarli sarebbe veramente irrisorio. Infine, a mancare sono anche i pareri delle commissioni interessate. Insomma, si vuole procedere a ogni costo, anche se le falle nel provvedimento non si contano più. Questo modo di lavorare è ridicolo e da dilettanti e, se queste sono le premesse, la qualità del prodotto definitivo sarà scadente. Con buona pace della scuola”.
Dopo le iniziative simboliche dei giorni scorsi, in numerose scuole italiane di ogni ordine e grado, con i docenti che hanno tenuto lezione vestiti di nero con un nastro celeste in segno di lutto, i ‘prof’ scendono ora in piazza. Davanti alle sedi del Pd in diverse città italiane, sono stati organizzati ieri presidi dei lavoratori della scuola; il 18 aprile è stata indetta una manifestazione a Roma a Piazza Santi Apostoli per arrivare alla giornata ‘clou’ del 24 aprile con lo sciopero nazionale, proclamato dai sindacati di base. Il tutto mentre è in corso la raccolta di firme, che al momento hanno superato quota 70 mila, per una petizione al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.Nel mirino della protesta è, soprattutto, lo “strapotere” che la riforma assegna ai presidi-manager. “Diciamo no al reclutamento dei docenti da parte dei Presidi a forte rischio di clientelismo. Diciamo sì alla rivalutazione della funzione docente e a criteri trasparenti e imparziali nell’amministrazione della scuola”, spiegano alcuni insegnanti riuniti a Piazza San Silvestro, a Roma, nei pressi del Largo del Nazareno. “Il Disegno di Legge ‘La Buona Scuola’ sferra – denunciano – l’ultimo decisivo attacco alla scuola pubblica”. La scuola, spiegano, non può essere considerata “solo come un servizio e non come un’istituzione”, non si può “pensare di gestirla come un’azienda quantificandone i risultati” e non si possono considerare gli studenti “solo come utenti, futuri lavoratori e non come a dei cittadini” né si può “ignorare l’incostituzionalità degli interventi previsti per le competenze del dirigente scolastico e per il ruolo dei docenti” guardare agli studenti solo come utenti, futuri lavoratori e
non come a dei cittadini consapevoli”. “Il disegno di legge presentato dal governo Renzi al Parlamento, distruggerà la scuola pubblica e mortificherà tutti coloro che nella scuola lavorano e credono. Il ddl sottovaluta – sottolineano ancora gli insegnanti- la lunga formazione culturale e la preparazione sul campo del personale docente. Le conseguenze di tale disegno di legge saranno disastrose non solo per gli insegnanti che dovranno affrontare ulteriori oggettive difficoltà, ma anche per gli alunni che dovranno sobbarcarsi una scuola caotica che non si prende cura della loro formazione umana e culturale”. Di qui l’appello perchè “gli studenti, le famiglie, i cittadini aprano gli occhi sulle falsità di chi, soprattutto politici ed informazione allineata, diffondono sul mondo della scuola e sui suoi operatori. La difesa della scuola pubblica è interesse di tutti ed è fondamento essenziale di uno stato civile e liberale”.

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