“Fermiamo Boeri. Costruiamo un movimento unitario di difesa delle pensioni”. Intervento di Ezio Gallori

L’aitante e giovane professor Boeri pare si sia montato un po’ la testa e non agisce come semplice presidente dell’INPS, ma come Ministro delle Pensioni, per altro dimostrando una totale incompetenza. I suoi progetti, forse condivisi da Renzi, che lo ha nominato al nuovo incarico, in sostituzione di Treu, non tengono di alcun conto della Costituzione e di ciò che nella stessa è previsto per il diritto alla pensione. Così come si ignorano le sentenze e ordinanze della Corte Costituzionale, che con chiarezza hanno considerato la pensione come “salario differito”, nonché ripetuti inviti a governo e parlamento per la necessità di istituire “un adeguato meccanismo che garantisca le pensioni al reale mutamento del costo della vita nel proseguo degli anni”.Assieme a questi due fondamentali principi, la suprema corte ha stabilito e indicato che la pensione deve essere corrisposta in base alla “quantità e qualità del lavoro prestato” e che comunque “deve essere idonea ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. A tale fine, dalla stessa corte, sono stati individuati parametri della “proporzionalità e della adeguatezza” della pensione, rispetto al salario, che “deve sussistere non solo nel momento di collocazione a riposo, ma anche nel resto del proseguo della vita in rapporto al mutato potere d’acquisto della moneta”.

Per questo vorremo invitare Boeri e gli altri (compresi giornalisti, partiti e sindacati) a leggersi alcune delle tante sentenze della Corte Costituzionale (… la n° 42 e la 226 del 1993, la 501 del 1998 e la 30 del 2004) che, con chiarezza, hanno evidenziato che il meccanismo in atto di adeguamento delle pensioni al costo della vita, basato sui dati Istat “È INADEGUATO” (in 15 anni le pensioni hanno perduto il 42% del loro potere d’acquisto), ed hanno anche sollecitato il governo a questa evidenza.

Se davvero Boeri, come pare, vuol fare il ministro delle pensioni, raccolga l’invito della suprema corte e proponga un nuovo strumento “reale ed effettivo”, per dare ai pensionati quella “vita libera e dignitosa per se e per la propria famiglia” che gli articoli 36 e 38 della Costituzione impongono.

Ma c’è di più la stessa sentenza 30-2004 affronta anche il problema dell’allungamento della vita dei cittadini, sollecitando il governo “senza escludere la necessità di forme di assistenza sociale e sanitaria pienamente adeguate, ad una azione di integrazione economica della finanza pubblica per il conseguente prolungamento degli anni di pensione” (essendo questa l’unica fonte di sussistenza).

Questo lo dice la Corte Costituzionale e lo impone la Costituzione, altro che allungare gli anni di lavoro (le ultime simulazioni realizzate da “fonte progeotica” parlano già di 46 anni di contributi e 71 anni di età!!) ed escogitare ricalcoli per diminuire le pensioni.

Ma Boeri e tutti gli altri, compresi gli attuali partiti e sindacati rappresentativi della cultura liberista in atto (non abbiamo più chi rappresenta il mondo del lavoro e dei pensionati), parlano ormai con il primato dell’economia e sono a difesa del mondo dominato dai potentati finanziari, dall’Europa delle banche, trascurando da tempo i diritti ed i valori della Costituzione.

Essi non parlano mai di queste sentenze né dei ripetuti inviti della Corte Costituzionale e sostenuti da un rumore assordante giornalistico e televisivo preparano (… e impongono) le loro soluzioni basate sulla necessità di sacrifici, su statistiche create ad arte per i loro progetti, non solo trascurando la Costituzione e perfino sovvertendo valori umani e universali, ritenendo gli uomini solo come strumenti da lavoro da utilizzare il più possibile (si parla già di 71 anni) e poi gettare via.

Questa linea e questi progetti sono già ben indicati dalla comunità europea, che oltre al “taglio delle pensioni” ha prodotto anche un libro bianco, dal titolo “per un invecchiamento attivo”, ovvero lavorare… lavorare… fino a che si può e dopo morire.

La cosa è ancora più grave, perché la distruzione dello stato sociale colpisce la sanità pubblica, l’assistenza, i beni comuni, privatizzando tutto e lasciando i meno abbienti senza protezione.

L’individualismo ed il profitto sostituiscono oggi i grandi valori del sociale e della solidarietà del passato. Questo processo generale che sta purtroppo investendo tutta la nostra vita sta da tempo interessando le nostre pensioni. Quella “meritata pensione” a noi riconosciuta dalla Costituzione (e dalla Corte Costituzionale), basata sulla “QUANTITÀ E QUALITÀ DEL LAVORO”, finanziata con un metodo basato sulla solidarietà generazionale e sul conteggio RETRIBUTIVO (80% del salario, ecc.), che la suprema corte definisce “SALARIO DIFFERITO” (e gestito da un ente pubblico – l’INPS), viene ora abolito e sostituito del “METODO CONTRIBUTIVO”.

Un metodo “da loro” presentato come più giusto, ma che di fatto è un’assicurazione sostenuta e imposta con false parole tranquillizzanti (“se paghi di più, puoi avere di più”) e rigirando a modo loro belle parole come diritti, giustizia, solidarietà e uguaglianza. Tutto questo sostenuto da teorizzazioni di bilancio fallimentare dell’INPS, dalla quale impropriamente vengono prelevati soldi per l’assistenza, la cassa integrazione, la disoccupazione e fondi in profondo rosso (come l’INPDAP perché il governo non ha mai versato i contributi), nonché usato come bancomat per continui regali fatti alle imprese, ultimo dei quali i 24.000 € di esenzione di versamento per i nuovi assunti a tempo indeterminato previsti dal Jobs Act di Renzi. Ridicola è la presentazione fallimentare del fondo pensioni speciale dei ferrovieri (il cui presidente è un sindacalista!). Dopo aver collocato prematuramente decine di migliaia di ferrovieri in pensione nel fondo i versamenti previdenziali dei giovani assunti sono stati dirottati in altre direzioni.

Con il nuovo quadro politico dominante dei partiti (una volta di sinistra e dei compiacenti sindacati), in pochi anni,con 6 micidiali riforme pensionistiche (Amato, Dini, Maroni, Berlusconi, Prodi e Fornero) intervallate da pesanti provvedimenti normativi (finestre, scalini, scaloni, allungamenti, ecc.) le nostre pensioni sono state “sterilizzate” con una perdita, negli ultimi 15 anni, del 42%, rispetto al costo della vita.

Per far contento il mondo finanziario e dei potenti, che aspirano a mettere le mani sui 260 miliardi pubblici dell’INPS, si sono già aboliti molti diritti (da loro ritenuti privilegi, come l’abbuono per i lavori usuranti), allungate le finestre e presentato i pensionati stessi come dei privilegiati e degli affossatori delle finanze dello Stato. Si è cercato perfino uno scontro generazionale mettendo i giovani contro gli anziani, motivando che la spesa per le pensioni limitava gli investimenti e quindi generare disoccupazione mentre invece e proprio il contrario ed il trattenimento al lavoro impedisce l’ingresso alle nuove generazioni. In questo quadro di spinta verso il sistema contributivo sono già spariti: LA LIQUIDAZIONE che ci consentiva serenamente di affrontare i bisogni della vecchiaia e lo stesso T.F.R. sta subendo duri contraccolpi. Ma il colpo grosso e pericoloso è costituito dall’istituzione nel mercato finanziario di fondi pensioni (privati o collettivi, chiusi o aperti, ecc.) ben presentati sostenuti da governi e sindacati come panacea della pensione pubblica sempre più misera ed in estinzione. Fondi addirittura facente parte obbligatoria nei nuovi contratti di lavoro (come lo è il fondo sanitario obbligatorio), con rappresentanti sindacali nei consigli di amministrazione, che basati sul profitto e sull’altalena dei mercati alla lunga non danno sicurezza e qualche volta insolvenza. La scarsa volontà dei lavoratori rispetto all’adesione a questi fondi (… e meno ancora alla cessione del proprio TFR) ha un po’ ostacolato i loro progetti di adesione di massa a questi fondi, tant’è che nel mese di maggio lo stesso Boeri invierà ai lavoratori una “busta gialla” opportunamente elaborata, per conoscere i contributi versati di ogni lavoratore, ma soprattutto per indicare la loro misera pensione al momento dell’uscita dal lavoro. È un ulteriore tentativo per premere e aderire ai fondi pensione, per ingrossarli che, nonostante fossero sollecitati dal governo con tanta pubblicità, non hanno neppure potuto evitare già il raddoppio della tassazione passata quest’anno dal 10 al 21%.

COME VIENE STABILITA LA PENSIONE COL SISTEMA RETRIBUTIVO
Mentre col metodo retributivo tutti sapevano a quanto ammontava la propria pensione (80% del proprio stipendio se si maturava il massimo dell’anzianità, ecc. ecc.) con il SISTEMA CONTRIBUTIVO nessuno sarà capace di conoscere la propria pensione, non solo nell’immediato ma tantomeno per il futuro, perché oltre a complesse formule ci sono parametri e fattori discrezionali mutevoli di anno in anno, volutamente inseriti da tanti AZZECCAGARBUGLI. Fattori e formule che si contraddicono senza argomentazioni credibili, ma che hanno l’obiettivo unico di ridurre la pensione e soprattutto di decidere “loro” quanto e quando ciò deve avvenire.

La pensione, quando perde la sua natura pubblica di diritto sociale e diventa un fatto privato nel mondo delle economie non potrà mai essere autoriprodotta, specie nei lunghi tempi nei quali possono essere stravolti i mercati, cambi di moneta o eventi di regimi politici nazionali e internazionali.

Per questo i dottori AZZECCAGARBUGLI hanno inserito parametri discrezionali che possono aumentare o diminuire la pensione in funzione delle loro esigenze o del termometro dei rapporti di forza del mondo del lavoro.

I parametri che determinano gli importi di pensione col contributivo sono due: il “montante contributivo” ed il “coefficiente di trasformazione” moltiplicati fra loro.
Il coefficiente di trasformazione è il valore in percentuale che si ottiene dividendo la totalità dei versamenti per un numero che dovrebbe RAPPRESENTARE l’attesa di vita. Il montante invece è rivalutato annualmente (o con diversa cadenza secondo l’opportunità politica) secondo indici e dati forniti dall’ISTAT e legati all’andamento del PIL e non all’indice che esprime la variazione dei prezzi al consumo. I dati ed i parametri che sono stati inseriti per stabilire il montante ed il coefficiente di trasformazione sono controversi e ridicoli: coefficiente di sesso, differente anzianità fra i coniugi e perfino una variabile e discutibile aspettativa di vita che mutano con l’età (a chi va in pensione a 65 anni si concede di vivere fino agli 82, mentre chi va a 61 si presume campi fino agli 81…) ed altro.

Il sistema contributivo non può essere eticamente accettabile perché ingiusto, non osserva il principio di equità e genera un probabile contenzioso giuridico, perché il diritto derivante dalla maggiore anzianità non può sostanziarsi nel diritto a ricevere una pensione più bassa.

È vero che l’inventore del contributivo fu Amato nel 1992 (purtroppo non contestato dai sindacati) e questo termine infelice prese spunto sulla maggiore longevità, ma è stato via via modificato in peggio con nuovi parametri di rivalutazione al ribasso mai contestati dai rappresentanti dei sindacati sempre presenti e ben pagati nei consigli di amministrazione.

Da queste considerazioni sociali e tecniche traspare l’ingiustizia del sistema contributivo che deve essere respinto per la disuguaglianze dei soggetti e la non conformità ai dettati costituzionali che invece ritroviamo conformi nel sistema retributivo e nelle sentenze della Corte Costituzionale.

L’arrivo di Boeri all’INPS è sicuramente dovuto alle sue ben conosciute posizioni esposte in alcuni suoi libri. Frequenti sono stati i suoi incontri con RENZI e le apparizioni in televisione nelle quali si espresso non solo sul contributivo, ma anche sulla volontà di estenderlo anche alle pensioni in essere che, secondo lui, sono state superpagate rispetto ai contributi versanti.

Stare silenziosi significherebbe (come fanno i sindacati) acconsentire al progetto per risparmiare 4,7 milioni su una fascia di 1,7 milioni di pensionati proposto da Boeri. Dobbiamo subito unirci e mobilitarci per ripartire assieme ai lavoratori attivi, ripartire all’attacco per ripristinare per noi, per tutti e per i nostri nipoti il diritto alla pensione così come previsto dalla Costituzione e da noi ereditato da chi ci ha preceduto. Ovvero il diritto ad una pensione pubblica, legata ai salari e costruita con il metodo retributivo con un meccanismo reale e concreto di perequazione che la difenda per tutta la vita. Le pensioni sono e devono restare UN DIRITTO DEL NOSTRO STATO e se pensate che se per pagare pensioni e assistenza ci vogliono all’INPS 260.000 miliardi e la corruzione ci costa 64 miliardi e l’evasione fiscale supera i 160.000 €, basterebbe eliminare questi due mali e potremmo subito raddoppiare le nostre pensioni e l’assistenza.

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