Expo 2015: nutrire le multinazionali

Expo 2015: nutrire le multinazionali

L’Expo (l’Esposizione Universale) ha una lunga storia, dalla prima edizione svoltasi a Londra nel 1851 fino ad oggi e, in tutti questi anni, si è svolta in varie capitali europee, asiatiche e nordamericane. Già una edizione, esattamente la terza, si è svolta in Italia, sempre a Milano, nel 1906 ed ebbe come tema, dopo la recente apertura del traforo del Sempione che collegava ferroviariamente Milano con Parigi, i trasporti.

I tempi cambiano e temi pure, ma la sostanza rimane la stessa: creare vetrine e opportunità per le grandi imprese. E allora se cento e più anni fa il capitalismo internazionale puntava alla grande industrializzazione (la prima edizione di Londra del 1951 celebrò la nascita delle grandi macchine a vapore, la seconda a Parigi del 1889 portò all’attenzione la grande industria metallurgica e si edifico la Torre Eiffel), passando negli anni successivi per le alte tecnologie, l’energia nucleare, la conquista delle spazio, gli alti consumi e, in quelle più recenti, la green economy, oggi individua nell’alimentazione mondiale e nelle energie i suoi temi di maggiori opportunità di sfruttamento del lavoro e valorizzazione del capitale.
Infatti l’Expo quest’anno si svolgerà in Italia, a Milano dal 1 maggio al 31 ottobre 2015, e avrà come tema l’alimentazione con il suo titolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita”.
La mistificazione è totalmente insita e altrettanto palese.
Tra ormai meno di venti giorni su aprirà la più grande vetrina per decine di multinazionali più o meno famigerate, ma tutte responsabili, in vari modi e misure, proprio della crisi alimentare di miliardi di persone nel nostro pianeta, delle più feroci devastazioni ambientali alle quali stiamo assistendo, dello sfruttamento del lavoro sia in occidente che nel resto del modo.
C’è spazio per tutti. L’Expo di Milano si avvale direttamente, come propri partner, di alcune delle più importanti multinazionali che stanno svolgendo, e svolgeranno, un ruolo primario nella sua preparazione, organizzazione e realizzazione. Dalla FIAT Chrysler Automobiles e della CNH Industrial, attraverso il brand agricolo New Holland Agriculture, sempre di proprietà FIAT, due dei più grandi costruttori mondiali di veicoli e macchine agricole, fino ad arrivare alla Coca Cola, passando per Intesa S. Paolo che finanzia le peggiori speculazioni in campo alimentare ed agricolo, la Coop Italia che è la più grande catena distributiva alimentare in Italia, la anglo-olandese Uniliver proprietaria dei più importanti marchi alimentari (Lipton, Algida, Bertolli, Calvè, Knor, Findus solo per citarne alcune), il Gruppo Ferrero della ormai lussemburghese Ferrero International SA, la cinese HuiYuan che possiede più di un milione di ettari di terreno coltivati a verdure, frutta, tè e riso, la Illy caffè, la S. Pellegrino che è il colosso delle acque minerali di proprietà della Nestlè che da anni sostiene l’istituzione di una borsa dell’acqua così come avviene per il petrolio.
Poi ci sono gli sponsor ufficiali tra i quali spicca la McDonald’s, gli sviluppatori dei progetti con la Monsanto, la Basf e la Bayer, partner della Aigacos (Associazione Italiana per la Gestione Agronomica e Conserviera del Suolo) che porterà il suo”100 km blu per l’Expo 2015 di Milano”.
Non mancheranno le grandi aziende che parteciperanno come espositori diretti o ospitati da quelle sopra elencate o dagli Stati partecipanti. Tra queste anche la Mekorot, l’azienda idrica di Israele che sottrae illegalmente acqua dalle falde palestinesi.
Ma se già queste potrebbe essere più che sufficiente, alla “disinvoltura” con la quale si sta affrontando la preparazione di questo evento sembra non ci sia limite. Il Governo Renzi ha incaricato la Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN), fondazione che fa parte integrante del gruppo multinazionale della pasta, di stilare la “Carta di Milano”, cioè le linee guida del Governo italiano sul sistema alimentare globale, la quale versione finale sarà consegnata al Segretario generale delle Nazioni Unite durante la Giornata mondiale sull’alimentazione del 16 ottobre, come lascito dell’Expo 2015.
Ovviamente non mancherà un intero padiglione, tra i “corporade”, di Federalimentare, che racchiude le maggiori industrie italiane degli alimenti e delle bevande e che è parte integrante di Confindustria.
Tutto questo accompagnato e sostenuto da un’operazione politica e mediatica perfettamente degna del renzismo. E allora se ad esempio il Jobs Act che precarizza totalmente il lavoro e ne annulla i suoi fondamentali diritti è il rilancio dell’occupazione stabile, garantita, a tempo indeterminato, l’Expo di Milano delle multinazionali è una tappa fondamentale verso la strada per soluzione della fame nel mondo e l’emancipazione di milioni di contadini sfruttati della Terra.
Un’operazione politica che ha al suo centro la grande industria, sia nella politica economica nazionale che internazionale, e gli interessi della borghesia, sopratutto, continentale europea nella competizione globale, alla quale Renzi sta puntando e alla quale sta facendo di tutto perché quella italiana si agganci.
Ma anche un’operazione mediatica e di comunicazione altamente raffinata, con centinaia di spot pubblicitari che stanno invadendo da mesi le televisioni, giornali, riviste, internet; eventi preparatori che si susseguono ormai da molti mesi in tutta Italia e in Europa; il marchio Expo 2015 fatto diventare un motivo di culto, ripreso e imitato da chiunque; “parole chiave” come ambiente, sviluppo sostenibile, innovazione, eccellenza, comunità, economie locali, cibo sano e sicuro, società civile, made in Italy, e quant’altro.
Se quindi Expo 2015 dovrebbe essere, come recita la sua presentazione ufficiale, “una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri”, è chiaro che si sta affidando ai lupi la custodia degli agnelli!
Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto? Quegli stessi che sono responsabili delle peggiori devastazioni ambientali come la distruzione delle grandi foreste per sostituirli con milioni di ettari di coltivazioni e allevamenti intensivi, i responsabili in larghissima misura dei cambiamenti climatici, della produzione e dell’uso massivo di pesticidi e concimi chimici, dell’annientamento della biodiversità alimentare, della privatizzazione e sottrazione ai popoli delle risorse idriche per fini di produzione industriale, dell’introduzione senza scrupoli degli OGM. Sono coloro che determinano in borsa il prezzo dei prodotti agricoli di prima necessità, affamando i popoli e ricattando i paesi in via di sviluppo che necessariamente devo acquistare da loro il cibo, sono i proprietari dei brevetti alimentari e dei semi, sono i maggiori produttori di agrocombustibili usando cibo per produrre carburante, garantendo così alti livelli di produzione e consumo in occidente e che fanno in questo modo levitare i prezzi generali di mais e cereali, alimenti di prima necessità per i popoli del Terzo Mondo. Sono gli “inventori” del sistema Land e Water Grabbing, cioè la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o a una multinazionale. Sono coloro che determinano il dramma di milioni di profughi e migranti e ne controllano i flussi. Sono coloro che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi, che producono povertà e sfruttamento nel Sud del mondo così come nelle periferie degradate dell’occidente.
Sono la lunga mano, la testa di ponte, del neocolonialismo e degli imperialismi, sono la causa stessa della crisi sistemica del capitalismo che si trasforma in aggressione verso i popoli della periferia produttiva così come di quelli dei mercati di sbocco, anche attraverso la guerra.
Ecco perchè Expo 2015 non può parlare di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla, di diritto all’acqua potabile, dalla sovranità popolare sui semi e sugli alimenti, di ingiustizia sociale determinata dal cibo, su larga scala a livello globale così come locale, anche in occidente, con le eccedenze e gli scarti per le classi meno abbienti. Non può parlare di soluzioni reali alla crisi ambientale e alimentare, di guerra, imperialismo, di crisi di civiltà.
Il governo Renzi, oltre ad esserne il propugnatore, si sta identificando anche come il suo gendarme, preparandosi a difenderlo oltreché politicamente anche militarmente. E il clima che si respira non è molto diverso da quello del G8 di Genova, dove la macchina repressiva, anche se realizzata dal governo Berlusconi, fu preparata dal Governo D’Alema, e per il quale la recente sentenza della Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per i fatti della Diaz, qualificandoli come tortura.
E’ necessario quindi costruire una netta e forte opposizione all’Expo di Milano, a partire dal giorno della sua inaugurazione, ma anche a lungo respiro durante tutti i suoi sei mesi di svolgimento e che metta in luce tutte le sue storture e contraddizioni, la sua stessa essenza politica, perché il suo scopo è chiaro: nutrire le multinazionali e non certo il Pianeta!

Redazione Rete dei Comunisti

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