Kiev prepara maxi-offensiva militare contro il Donbass. Comunismo al bando

Kiev prepara maxi-offensiva militare contro il Donbass. Comunismo al bando

Kiev si starebbe preparando a una nuova offensiva in grande stile nel Donbass, forse già in coincidenza con la pasqua ortodossa, che cade domenica prossima. Timori in questo senso sono stati espressi dai servizi di sicurezza di DNR e LNR (le Repubbliche di Donetsk e di Lugansk).
Si sono infatti intensificati nelle ultime ore i mai completamente cessati (a dispetto degli accordi di Minsk del 12 febbraio scorso) colpi di mortaio da parte delle truppe governative e dei battaglioni neonazisti su vari villaggi del Donbass. Stando alle notizie diffuse dal Ministero della difesa di Donetsk, la stessa capitale della Repubblica è fatta segno con regolarità di salve esplose da carri armati, mortai e artiglierie pesanti, mentre si nota un considerevole aumento della redislocazione delle truppe. Solo nelle ultime ventiquattrore, sono stati registrati più di sessanta lanci di razzi e colpi di artiglierie di calibro 122 millimetri e mortai di 82 e 120 mm su Donetsk, in particolare sui rioni di Spartak, Gorlovka, Novomarievka, Vesëloe, Zhabici, Shirokino, l’aeroporto e alcune miniere, mentre gli accordi di Minsk prevedevano un allontanamento dalla linea di separazione tra le due forze contrapposte delle artiglierie di calibro superiore ai 100 mm.
Anche secondo Serghej Kozlov, capo di stato maggiore delle milizie della Repubblica di Lugansk, Kiev si starebbe “preparando a una fase attiva di azioni di guerra”; grossi reparti dell’esercito sarebbero stati spostati dalle retrovie verso la linea di contatto, mentre si registrano continui spostamenti della Guardia nazionale lungo il fronte e vengono rafforzate le posizioni sul territorio limitrofo controllato da Kiev. Se durante tutta la settimana, dice ancora Kozlov, si erano registrati per lo più colpi di armi leggere, nelle ultime ore si è fatto più intenso il fuoco delle artiglierie pesanti.
Secondo l’emittente russa NTV, l’intensificazione dei bombardamenti contro i quartieri di Donetsk sarebbe da attribuirsi in massima parte ai battaglioni neonazisti “non controllati” da Kiev, anche se lo stesso esercito regolare sembra voler giustificare i cannoneggiamenti con spostamenti di mezzi corazzati delle milizie, non registrati dagli osservatori dell’Osce.
Da giorni si parla in effetti di una possibile offensiva di Kiev sul Donbass. Le premesse “politiche” interne a una offensiva esterna, sono state poste dalla leadership governativa, pressoché all’unanimità, nonostante le divisioni dovute alle lotte interne per la spartizione delle residue risorse nazionali e l’accaparramento dei fondi in arrivo da Washington e da Bruxelles. Tra quelle premesse, l’inasprimento delle misure previste dalla nuova legge marziale: servizio del lavoro; confisca di beni di chiunque si opponga alla linea governativa; servizio di domicilio per esigenze di acquartieramento dei militari; limitazioni alla libertà di spostamento, di manifestazione, dei media. E ancora, il progetto di legge presentato dal nuovo consigliere del Capo di Stato maggiore dell’esercito, il leader neonazista di Pravyj sektor, Dmitrij Jarosh, volto a conferire proprio a Settore Destro lo status speciale di brigata d’assalto delle Forze armate.
Su questa stessa linea è anche il piano del Comandante del Servizio di sicurezza statale, Valentin Nalivajcenko, per eliminare completamente dal codice di lavoro dell’intelligence ucraina i metodi di indagine e di intervento del vecchio KGB, per sostituirli con quelli praticati dai filonazisti del OUN-UPA di Stepan Bandera nel 1942-’44.
Sempre in quest’ottica, di preparazione della società ucraina a metodi e strumenti di un potere che si sta indirizzando inequivocabilmente alla guerra, il Ministro della giustizia Pavel Petrenko ha annunciato l’adozione, da parte della Rada entro il prossimo 9 maggio (l’anniversario della vittoria sul nazismo, di cui quest’anno ricorre il 70°) di un pacchetto di “decomunistizzazione” del paese. Una delle misure previste dal pacchetto, la qualifica del regime comunista come “contrario all’umanità” e la sua equiparazione al fascismo e al nazismo, insieme al divieto della simbologia comunista, è già in vigore, mentre è ancora sospesa in giudizio la causa per la proibizione del Partito comunista, dopo che da tempo è stata sciolta la sua frazione parlamentare.
Se tutta la popolazione ucraina, secondo le regole dettate dal Fmi, è stretta nella morsa di tariffe affamatrici sui servizi pubblici – si parla, ad esempio, di spese di circa 800 grivne, a fronte di pensioni di meno di mille grivne, o di salari minimi di 3.500 grivne, a fronte di spese per gas, luce e affitto di 1.500 – i militanti del Partito comunista sono, per sovrappiù, “gratificati” anche di bastonature, attentati, torture e assassinii in strada, in attesa della proibizione nientemeno che dell’ideologia comunista in quanto tale.
Il tutto, nel segno della guerra; come la legalizzazione, da parte della Rada, dei militari dell’UPA che, durante la Seconda guerra mondiale, parteciparono assieme ai nazisti alle stragi di soldati sovietici e di civili ucraini e polacchi. Ma ciò non impedisce proprio alla Polonia – che da tempo ha anticipato Kiev sulla strada della messa fuori legge di ogni riferimento al comunismo – di concedere all’Ucraina 100 milioni di dollari che, come scrive la tedesca Deutsche Wirtschafts Nachrichten, formalmente necessari alla modernizzazione del settore energetico, andranno in realtà a finanziare la costruzione del famigerato “vallo europeo”, che il premier Arsenij Jatsenjuk da mesi propaganda quale ultima difesa “contro l’invasione russa dell’Europa”. D’altronde, non è solo qui che si concretizza la collaborazione “democratica” tra Kiev e Varsavia: a inizio dello scorso marzo una legge per l’istituzionalizzazione di una brigata lituano-polacco-ucraina di 4.500 uomini era stata firmata dal presidente Petro Poroshenko; lo stesso Poroshenko che, in visita a Odessa, è stato accolto da grida di “assassino” e di “il fascismo non passerà”.
Purtroppo, però, le premesse interne ed esterne per una politica di fascistizzazione ancora più aspra, in vista di una ripresa di quella “guerra per procura” nel Donbass che va avanti da un anno, pare che ci siano tutte.

Advertisements