Expo, Forum diritti lavoro presenta l’esposto contro il lavoro volontario. Il testo integrale

“Contestiamo la legittimità di un rapporto di lavoro che a nostro giudizio deve essere retribuito perché non rientra negli ambiti di legge previsti per il volontariato”. Con questa motivazione, questa mattina il Forum Diritti Lavoro ha depositato presso la Direzione Territoriale del Lavoro di Milano un esposto contro il lavoro volontario all’Expo. L’esposto dovrebbe servire, il condizionale è d’obbligo, ad attivare l’intervento ispettivo.

Questo il testo dell’esposto

Premesso che:
1) con protocollo d’intesa del 23.7.2013 (che si allega) firmato da Expo 2015 s.p.a., Cgil Milano, Cisl Milano Metropoli, Uil Milano Metropoli e Lombarda, Filcams Cgil Milano, Fisascat Cisl Milano Metropoli, UILTucs Milano e Lombardia è stato regolato il mercato del lavoro necessario per garantire l’Esposizione Universale di Milano che si terrà a far data dal primo maggio p.v.
2) con esso è stato convenuto di far fronte alle esigenze lavorative prevedendo come “l’80%” della forza lavoro sia assunta con “contratto subordinato o di somministrazione a termine”
3) il protocollo poi prevede che
a. venga individuato “nel contratto di apprendistato la tipologia contrattuale cui fare ricorso per una rilevante quota del fabbisogno occupazionale”;
b. ad essi vanno poi aggiunti addetti in “stage”;
4) passando ai numeri si evidenzia come in tale accordo si prevede che saranno assunti:
a. un primo gruppo di 300 lavoratori a tempo determinato che percepiranno la retribuzione base contrattuale con la relativa contribuzione;
b. un secondo gruppo di 340 lavoratori assunti in pari data come apprendisti per svolgere le medesime mansioni degli altri neoassunti che verranno retribuiti però in base alla retribuzione prevista da due livelli inferiori con contribuzione figurativa;
c. un terzo gruppo di 195 lavoratori assunti in pari data come stagisti per operare con gli altri neoassunti che verranno retribuiti però solo €.516 mensili;

Rimettendo alla valutazione dell’ufficio la legittimità dell’accordo per quanto per quanto attiene la legittimità delle percentuali di ricorso all’apprendistato (90%) e ai tirocini formativi (60%) – e ciò anche relativamente alla domanda che si pone spontanea: “ma se sono tutti parimenti neoassunti chi insegna a chi?” – si vuole qui esporre e chiedere un’attivazione ispettiva in ordine al
LAVORO VOLONTARIO
disciplinato dal punto 6 e dall’allegato 5 del detto accordo che prevede l’utilizzo dell’attività lavorativa di 18.500 lavoratori (turnanti su “485 opportunità di volontariato”, sic) reclutati però come “volontari.

Al riguardo si rappresenta come
1) Expo 2015 è una società per azioni che – in base al nostro ordinamento – ha la funzione di esercitare “un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili” (art. 2247 c.c.):

2) Non solo è inequivoca la natura imprenditoriale e lo scopo di lucro del soggetto organizzatore, ma ugualmente è del tutto “business oriented” lo stesso evento organizzato:
a. come si apprende – dal sito ufficiale EXPO 2015 “il coinvolgimento del mondo aziendale all’interno di Expo Milano 2015 è di fondamentale importanza per la buona riuscita dell’evento: un’Esposizione Universale proiettata verso il futuro e verso l’innovazione tecnologica non sarebbe efficace senza la partecipazione attiva delle aziende, che costituiscono il motore stesso della ricerca e del progresso”; ed infatti partecipano direttamente all’evento molte multinazionali – non tutte note per il loro impegno etico – tra le quali McDonald, COCA-COLA, CHINA CORPORATE UNITED PAVILION, NEW HOLLAND AGRICULTURE ecc.
b. Oltre alle suddette multinazionali che hanno deciso di partecipare con un proprio padiglione – sempre il sito avverte come “Expo Milano 2015 è una vetrina unica di opportunità e business. Il sostegno del mondo imprenditoriale è molto importante sia nella fase di preparazione dell’evento che durante i sei mesi della manifestazione. Importanti aziende leader nei settori dell’innovazione, della tecnologia, dell’energia, della mobilità, della sicurezza e del banking, hanno deciso di investire nel progetto in qualità di partner” tra cui Fca (Fiat, ndr), Accenture, Enel, Intesa San Paolo, CNH Industrial, Tim, Etihad, Finmeccanica, Coop, Man Power Group ecc. ecc.;

3) all’interno di tale organizzazione si apprende – sempre dal sito ufficiale – come vi saranno diverse forme di volontariato di cui alcune direttamente retribuite e in particolare
a. il programma “volontario per il servizio civile” che prevede 140 posizioni reclutate tramite il “servizio civile” e pagate 433, 80 euro mensili,
b. il programma “DoteComune Expo” rivolto ad un numero imprecisato di “giovani con età compresa tra i 18 e i 35 anni disoccupati o inoccupati” reclutati tramite il programma del Comune di Milano ”DoteComune EXPO 2015” e retribuiti con 300 euro mensili;

4) La quota numerica assolutamente preponderante dei volontari sarà reclutata con il programma “Volontari per Expo Milano 2015” per cui è previsto un impegno di “14 o 15 giorni per 5 ore e 30 minuti ogni giorno” e per cui “è stato ampliato il set di agevolazioni” rispetto a quanto previsto nel protocollo del 2013 di cui sopra (che prevedeva solo un “buono pasto del valore di €.5,29 per ciascun giorno di effettiva presenza”) essendo previsto in contropartita al “volontario”:
a. la consegna di un Volunteer Kit (cappellino, divisa ecc.,) che potrà essere tenuto dal volontario alla fine del periodo di lavoro;
b. un pasto giornaliero;
c. la copertura assicurativa;
d. “il rimborso spese per i trasporti urbani ed extraurbani, incluse le tratte per raggiungere Milano, con fasce variabili e massimali di rimborso”;
e. l’alloggio (con limitazioni) “per coloro che non provengono dall’area metropolitana di Milano o dalle province limitrofe”;
f. e al riguardo così termina la proposta sul sito ufficiale Expo 2015: ”se completi il tuo primo periodo di servizio fino alla fine, ti regaliamo un tablet”;

5) sempre dal sito si apprende come per tale ultima e preponderante formula di volontariato “il processo di orientamento sarà gestito da Ciessevi Milano e CSVnet , ovvero dalla rete dei Centri di Servizio per il Volontariato presente in Italia con il compito, tra gli altri, della promozione e facilitazione delle attività di volontariato” non essendo quindi chiarito se il rapporto di volontariato debba poi intercorrere direttamente con Expo 2015 o con l’intermediazione diretta delle dette associazioni rispetto a cui non si dice se esse dovranno solo gestire “il processo di orientamento” o proprio somministrare la forza lavoro “volontaria”;

6) Insomma, esattamente come avviene per il lavoro “non volontario” (contratto a termine, apprendistato e stage) per fare le stesse cose i volontari riceveranno
a. €.433, 80 mensili se reclutati tramite il Servizio Civile,
b. €.300 se reclutati tramite il programma del Comune di Milano per disoccupati infratrentacinquenni,
c. un tablet (oltre il rimborso spese di viaggio, vitto e alloggio) per coloro che vengono reclutati da Ciessevi Milano e CSVnet ;

7) Le mansioni dei volontari sono state concordate uguali per tutti dall’allegato 5 protocollo d’intesa del 23.7.2013 e consistono nell’ordinaria attività di accoglienza e supporto ai visitatori (indirizzare le persone verso le biglietterie, supporto al visitatore per la comprensione delle indicazioni, supporto nella facilitazione degli afflussi e dei deflussi ecc. ecc.) ed esse sono quelle ordinarie di assistenza fieristica così come previste dalla contrattazione collettiva di settore.

Tutto ciò premesso in fatto si rappresenta
IN DIRITTO
Il lavoro volontario è regolamentato dalla legge quadro dell’11 agosto 1991, n. 266.
In particolare la legge
• all’art. 1 definisce il volontariato come “espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo …….per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale”
• all’art. 2. specifica che “per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario (già, ndr) fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”.
• all’art. 4 dispone che “è considerato organizzazione di volontariato ogni organismo liberamente costituito al fine di svolgere l’attività di cui all’articolo 2, che si avvalga in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti”.
E la Giurisprudenza ha da sempre affermato che
• “nel nostro ordinamento, ogni attività oggettivamente configurabile come prestazione di lavoro si presume effettuata a titolo oneroso” (Sentenza n.1833/2009 Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro);
• “non è sufficiente il «nomen iuris» di volontario per escludere la sussistenza di un rapporto di lavoro” (Sentenza 21 maggio 2008, n. 12964 Sentenza n.1833/2009 Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro)
Da ciò rileva come giammai la società Expo 2015 potrà attivare direttamente rapporti di volontariato non essendo certo essa un ente solidaristico, tanto meno avvalendosi la stessa “in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti”.
Ma ugualmente non potrà ricorrere all’intermediazione di associazioni di volontariato stante nel presente caso l’assoluta assenza dei necessari “fini di solidarietà” imposti dalla legge visto l’utilizzo dei volontari in un evento esclusivamente orientato a fini di lucro.

E, per altro, che non ricorra alcuna reale possibile “finalità di carattere sociale, civile e culturale” a base della scelta dei volontari di prestare la propria opera con defatiganti mansioni di assistenza ad una “vetrina di business” (per usare le parole di Expo 2015) è attestato oltre ogni dubbio dal fatto che l’accordo del 2013 prevedeva che l’unica contropartita prevista per i volontari fosse un “buono pasto del valore di €.5,29 per ciascun giorno di effettiva presenza” , ma ciò ovviamente e all’evidenza non ha prodotto candidature di volontari non essendo neppure ipotizzabile alcun fine “solidaristico” che potesse indurle. E quindi Expo 2015 ha dovuto unilateralmente “ampliare il set di agevolazioni” non solo aggiungendo il rimborso delle spese di trasporto, ma (tralasciando ora il coinvolgimento del servizio civile che comporta implicazioni normative, ma non etiche, differenti) aggiungendovi la contropartita di €.300 mensili o di un tablet. E sul punto si rileva come mentre la somma €.300 (per i “volontari” reclutati da “DoteComuneExpo”) è il corrispettivo mensile, il tablet è il corrispettivo per 15 giorni. Se poi si pensa che un tablet ha un valore commerciale almeno di €.150 si deduce come il corrispettivo dato ai “Volontari per Expo Milano 2015” per mezzo mese sia esattamente pari alla metà della somma data ai volontari “DoteComuneExpo” per un mese” e cioè circa due euro l’ora!

Ciò che si intende creare quindi è niente altro una enorme riserva di lavoro subordinato e dequalificato e saltuario – per un evento tutto e solo imprenditoriale che presumibilmente che genererà elevati profitti – senza alcun diritto per un costo pari ad un quinto di quello imposto da leggi e contratti per svolgere mansioni di ordinaria assistenza fieristica. E ciò nuovamente è quanto espressamente vietato dalla Suprema Corte con la già citata Sentenza 21 maggio 2008, n. 12964 laddove ha affermato “l’attività del volontario è per sua natura gratuita , onde la corresponsione di un compenso oltre il mero rimborso spese comporta che l’attività in questione non sarà più di volontariato, ma dovrà essere altrimenti definita”. Ma l’eventuale intermediazione del Ciessevi Milano e CSVnet non potrà rendere legittimo tale lavoro “volontario” anche perché, sempre la Cassazione, ha rilevato come quando i “volontari” pur formalmente inseriti in una cooperativa in realtà risultano “di fatto sostanzialmente prestanti la loro attività per il comune nell’ambito delle attività istituzionali del comune medesimo» si configura l’interposizione illecita di mano d’opera. Al riguardo ci permettiamo di ricordare come in tale caso potrà essere riscontrata e sanzionata proprio tale somministrazione abusiva vietata dall’art. 18 del Dlgs 276/2913 che prevede in tali casi per il somministratore la pena dell’arresto fino a sei mesi e l’ammenda da Euro 1.500 a Euro 7.500 e nei confronti dell’utilizzatore la pena dell’ammenda di Euro 5 per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di occupazione.

Infine, ma non da ultimo, è evidente come vi sia una consistente evasione contributiva con danni a carico dell’INPS, tanto che qualora si reputi che le amministrazioni pubbliche abbiano partecipato o concorso con omissioni o attività al mancato pagamento dei contributi dovuti, dovrebbe essere segnalata l’intera vicenda alla Procura della Corte dei Conti per l’attivazione del recupero del danno erariale.

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