Tsipras in Russia, “una nuova era nei rapporti tra i due paesi”

 

Tsipras in Russia, "una nuova era nei rapporti tra i due paesi"

Economia e politica estera, scambi commerciali e allentamento del “revival della guerra fredda”, un gasdotto e “un ponte” per dare stabilità ai rapporti tra Est e Ovest nonché nella lotta al terrorismo jihadista.

NOn è stata una visita qualsiasi, quella che ha portato il premier greco Alexis Tsipras a Mosca, a colloquio per circa due ore con Vladimir Putin. E non crediamo che toni, temi e portata della discussione siano piaciuti minimamente all’Unione Europea, al Fondo Monetario Internazionale e agli Stati Uniti. Anche se è arrivata la conferma che Atena pagherà regolarmente, domani, la rata che doveva all’iatituto di Washington guidato da Christine Lagarde.

Al di là della retorica, come sempre dominante in queste occasioni, sia Tsipras che Putin hanno voluto dare l’idea del “nuovo inizio” nei rapporti reciproci, segnalando la volontà di rompere l’accerchiamento in cui entrambi si sentono in qualche misura rinchiusi. Più la Grecia che non la Russia, certamente, perché Mosca – al di fuori dell’Europa – sta imbastendo solidi rapporti economico-politici con mezzo mondo. Mentre per Tsipras, apertamente minacciato dalla Troika (“devi diventare il premier che noi vogliamo, non più il capo di Syriza”), si tratta di trovare una sponda alternativa se la pressione dell’Unione dovesse diventare insostenibile.

«Lo scopo della mia visita è cercare insieme di dare un nuovo inizio ai nostri rapporti per il bene di entrambi i popoli», e la vigilia della Pasqua ortodossa è diventata l’occasione giusta per ricordare ai cosiddetti “partner” europei che Atene ha un’identità comune con la Russia, addirittura sul piano – rischioso – della religione. Cristiana sì, ma d’Oriente.

La cornice religioso-culturale fa da sfondo e motivazione alla ricerca di una rafforzata cooperazione si aeconomica che politica. Non sono stati annunciati accordi particolari, ma solo la “ricerca dei modi” per sviluppare cooperazione nei settori dell’energia, degli investimenti, commercio, turismo e agricoltura. Non sono state confermate indiscrezioni della vigilia, come quella relativa alla possibilità di uno sconto del gas russo e nuovi prestiti ad Atene, in cambio di un maggiore spazio agli investimenti russi in Grecia.

Lo stesso Tsipras ha confermato invece che si è discusso dell’adesione greca al nuovo gasdotto russo-turco – il Turkish Stream, progetto va a sostituire il defunto Southstream – che dovrebbe passare sotto il Mar Nero, saltando dunque a ie’ pari l’Ucraina e le sue tensioni. Idem per quanto riguarda l’esportazione di prodotti alimentari ellenici verso Mosca, fin qui sottoposti alla doppia conseguenza negativa delle sanzioni imposte da Bruxelles a Mosca e dalle controsanzioni russe nei confronti delle merci europee.

E proprio il tema delle sanzioni potrebbe vedere una forte differenziazione tra Atene e il resto dell’Unione Europea, nel corso delle prossime riunioni degli organismi continentali (ci sono proposte, al contrario, per irrigidirle). “La guerra economica non è la strada giusta”, ha ribadito Tsipras rispondendo alle domande dei cronisti internazionali.

Dall’altro lato, anche se nessuno ammette di aver parlato di possibili aiuti russi sul fronte delle difficoltà finanziarie di Atene, sembra chiaro che il tema in qualche misura è stato affrontato. “La Grecia non ha chiesto alla Russia aiuti finanziari, ma i prestiti nel quadro della cooperazione sono possibili”, ha detto il presidente russo Vladimir Putin. “Però vogliamo rassicurare tutti: non abbiamo intenzione di usare Atene come cavallo di Troia per l’Ue”.

Non si hanno per ora reazioni dalle capitali del potere multinazionale europeo, ma il presidente del parlamento europeo, il socialdemocratico tedesco Martin Schulz, parlando probabilmente a nome di tutta la nomenklatura continentale, aveva spiegato ieri che “Come premier di un Paese membro dell’Unione europea, l’Ue si aspetta” che Alexis Tsipras rispetti le linee di condotta tenute finora dall’Ue nei rapporti con la Russia in relazione alla crisi ucraina: “A questo indirizzo dovrà orientare il suo agire a Mosca”.

Decisamente, non è andata così.

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