L’EX “TUPAMARO” PEPE MUJICA, IL PRESIDENTE DELLA SOBRIETÀ

L’ex “tupamaro” Pepe Mujica, il presidente della sobrietà

La storia del presidente “impossibile”. Un mito nella storia dell’Uruguay. Terminato il primo marzo il suo mandato. Ora senatore. L’amore per la terra, per i fiori e per il ciclismo. Seguace del movimento studentesco anarchico. I Tupamaros e la repressione dopo il golpe militare. Pepe e gli anni di prigionia. Lucia Topolansky, la moglie, in corsa per il municipio di Montevideo. Il libro che meglio di tutti descrive il percorso di Mujica e la storia del piccolo stato: “Il presidente impossibile” di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini.

di Alba Vastano

«Sobrietà é concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che é servito per guadagnarli. E il tempo della vita é un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa é farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere» così Mujica.

Dal primo marzo 2015 Pepe non é più il Presidente dell’Uruguay. La sua “poltrona” ora é occupata da Tabaré Vazquez, suo predecessore. Il suo elettorato ha dovuto sostituirlo. La Costituzione non permette, infatti, un secondo mandato consecutivo. Pepe, però, alla presidenza di quella piccola Terra latina ha lasciato un’impronta che difficilmente il suo popolo potrà cancellare. Impronta così originale e unica che sta facendo eco in tutto il mondo. Ovunque la democrazia ha lasciato il passo alle politiche liberiste, ovunque c’é un popolo sfruttato e massacrato nei diritti, ovunque non si riconoscono le diversità come pari opportunità sociali, ovunque il welfare é solo un lemma d’oltremanica, le politiche e le parole di Mujica suonano come un allarme, o un invito e un richiamo a una società diversa in cui la giustizia é possibile e i diritti devono essere uguali per tutti. Così in Uruguay è accaduto per cinque anni, finché ha governato il presidente più povero del mondo che ha donato il 90% del suo stipendio, che ha legalizzato la cannabis, per debellare lo spaccio dei narcotrafficanti. Pepe, che attende il suo turno su una vecchia sedia in un ambulatorio medico. Pepe il campesino, il venditore di fiori, il presidente rivoluzionario, il tupamaro. Pepe e il suo vecchio “maggiolino”. Pepe che gira per Montevideo con un suo acquisto sotto il braccio, una tavoletta del water. Eccezionale, impossibile da paragonare a qualsiasi capo di stato. Un mito.

Pepe e il suo Uruguay

Negli anni 30, quando Mujica é nato, l’Uruguay era ancora un’isola felice. Fiorente era l’economia che risentiva positivamente delle riforme sociali degli albori del secolo ventesimo. Legge sul divorzio, scuola pubblica completamente gratuita, laica e obbligatoria e stop alla pena di morte. Pensione a 65 anni e giornata lavorativa di otto ore. Montevideo, uno splendore. Interamente trasformata da centro agricolo a salotto culturale e mondano. Pubblicazione di decine di giornali, fervida attività teatrale. E il tango degli amici argentini la faceva da sovrano, con “La cumparsita”, nata come marcia studentesca, del montevideano Gerardo Hernan Rodriguez. Primo campionato mondiale di calcio nel 1930, con vittoria strappata all’Argentina. Pepe nacque il 20 maggio del ’35, in una terra ricca e libera. Uno stato democratico, dove i diritti e doveri si coniugavano magnificamente ed erano uguali per tutti. Tutti potevano acquistare la terra ed edificare la propria casa. Pepe vede la luce in un piccolo borgo, vicino la capitale, da Demetrio Mujica e Lucy Cordano che avevano costruito la loro casa su un appezzamento agricolo di mezzo ettaro. Il suo amore smodato per la terra nasce con lui, ma é un attaccamento e un’appartenenza che avverte ogni Uruguayano. Questo legame uomo-terra sarà determinante per l’elaborazione del suo pensiero politico

Dai fiori al ciclismo. Dai gruppi studenteschi anarchici ai Tupamaros

Un’attività a cui Pepe amava dedicarsi, e che lo univa a sua madre, era la coltivazione dei fiori; infine decise di venderli, lasciando calle in conto vendita presso i negozi. Passando poi a ritirare l’incasso. Fino a portare la sua produzione floreale al mercato del Cerro, quartiere famoso per le lotte operaie. Al mercato dei fiori incrociava spesso Luis Batlle Berres, il presidente uruguayano dell’epoca che era solito acquistare dei fiori da lui . “Ragazzo, mi vendi dei garofani rossi per la mia vecchia?” chiedeva Luisito, così era chiamato il presidente, ad un giovanissimo Pepe.

Nel contempo Pepe si dedicava agli studi e terminato il liceo, frequentò l’istituto Avecedo aderendo ai movimenti studenteschi anarchici. Affinò cultura e politica a fianco di grandi intellettuali ed artisti, quali gli scrittori Francisco Paco Espinola e José Bergamin Francisco. Quest’ultimo, una grande guida ideologica per i giovani uruguayani degli anni ‘50. Nacque in quel periodo in lui un’altra passione, il ciclismo. Una passione che in seguito gli tornerà utile, negli anni da guerrigliero. Pepe, infatti, approfitterà dei grandi eventi ciclistici nazionali per consegnare informazioni ai suoi amici Tupamaros. Un gruppo organizzato di guerriglia urbana, di ispirazione marxista-leninista, noto anche con l’acronimo MLN (Movimiento de liberacion nacional), attivo in Uruguay negli anni Sessanta e Settanta. Tupac Amaru era un sovrano dell’impero Inca del sedicesimo secolo. Da lui il nome del gruppo armato di sinistra, creato da Raul Sandic. Nato negli anni 50 per la difesa dei diritti dei caneros, i lavoratori della canna da zucchero.

Dal golpe militare al Frente Amplio

In Uruguay, a fine anni Cinquanta, crescevano inflazione e disoccupazione. E si respirava aria di dittatura. Una crisi che durò un ventennio, fino al colpo di stato di Juan Maria Bordaberry che dichiarò guerra ai Tupamaros che finirono nelle prigioni di stato. Mujica scontò 15 anni di durissimo carcere. Un periodo di repressione per il più piccolo stato dell’America meridionale. Nel ‘76 vi fu un golpe militare che destituì Bordaberry. Il Paese era in pieno regime. Il referendum del 1980 sulla modifica della Costituzione provò a cambiare quel clima di repressione, ma i militari rimasero ancora al potere. Fu nell’85 che con la presidenza di Julio Maria Sanguinetti ci fu un graduale ritorno alla democrazia. Fino alle elezioni del 2004 quando dalle urne elettorali spuntò in pole position il Frente Amplio, una coalizione di sinistra, impegnata a risolvere i problemi economici del paese. Ma la rivincita l’Uruguay la otterrà con Pepe, il presidente tupamaro, il Robin Hood dell’America latina. L’uomo che non ha avuto bisogno di consensi, poltrone e privilegi per affermarsi. Le risposte del suo valore come capo di stato le ha avute dalla sua terra e dal suo popolo.

Lucia Topolanski nella vita di Mujica. Più amore o più militanza?

Lucia Topolansky, moglie di Pepe dal 2005 é anche il suo alter ego. Una compagna, una ex-tupamara, che oggi é candidata alla carica di sindaco di Montevideo, è anche una donna innamorata che dichiara in un’intervista nel libro “Il presidente impossibile”: «Come si può separare il progetto di vita di una coppia dall’amore che la lega? È impossibile. Ci siamo conosciuti nella militanza, ci siamo innamorati in quella condizione e continuiamo a mantenere un progetto di vita che la include».

 Full immersion in Uruguay con un libro “Il presidente impossibile”

Hanno già girato mezza Italia presentando il loro libro su Mujica, Gianni Tarquini e Nadia Angelucci. Una vita da pendolari fra L’Italia e l’Uruguay. Sono rimasti affascinati da questa terra, la più piccola dell’America latina, un puntino sulla carta geografica, fra due giganti l’Argentina e il Brasile. Ma soprattutto hanno molto da raccontare dell’aria “buona’ che hanno respirato con Pepe Mujica. Nel loro libro c’é la vita di un popolo che grazie anche a questo incredibile uomo si è riscattata dall’infamia della dittatura. Così Gianni Tarquini sulla sua esperienza in Uruguay e sul libro: «Il libro su Mujica nasce dall’esperienza fatta in Uruguay, dove abbiamo vissuto e lavorato sia io che Nadia, per alcuni anni. Proprio quegli anni a cavallo tra la crisi argentina che ha travolto anche l’Uruguay e la prima vittoria della sinistra in quel paese con il Frente Amplio (fine 2004 vittoria elettorale, marzo 2005 inizio della presidenza di Tabaré Vàzquez con Mujica ministro dell’agricoltura e allevamento – in Uruguay una delle principali risorse). Volevamo raccontare la storia di quel paese dove la militanza, la passione politica, le somiglianze con l’Italia e l’Europa sono molte, a partire dalle facce e i cognomi: figli e nipoti di tanti italiani emigrati per fuggire dalle carestie e le guerre per l’egemonia imperialista dell’Europa del secolo XX. Nel frattempo si è imposto il fenomeno Mujica.

Subito dopo l’uscita del libro (luglio 2014) abbiamo avuto decine di richieste di presentazioni e abbiamo già girato mezza Italia. L’interesse è tanto. Per prima cosa verso l’uomo e il politico che appare tanto distante dai nostri politici dell’ultima generazione e, per di più, appare vincente. Da venditore di fiori, poi guerrigliero, utopista, prigioniero per un decennio e mezzo, Ministro e poi Presidente della Repubblica, che nel sistema uruguayano include le cariche di Presidente della Repubblica e Capo del Governo. Per l’appunto un politico, un Presidente Impossibile, che però, visto che c’è, ed è così come lo si descrive, in realtà è possibile.

Il rischio che abbiamo riscontrato nell’interesse verso Pepe Mujica è che alcuni lo “leggano” dentro una sorta di “buonismo” compatibile con il sistema: un vecchietto bonario, certamente critico con il sistema, ma pacificatore. Ci sono in circolazione alcuni testi che fermandosi allo stupore e all’esaltazione della sua vita cadono proprio in questa lettura mistificatrice di cui sono ben lieti alcuni settori ‘riformisti’ e che non colgono la follia e le ingiustizie di cui è portatore il sistema economico mondiale. Sono coloro che inseriscono Pepe tra i predicatori buoni e caritatevoli, ma
Mujica in realtà è qualcosa di più complesso. Un vero politico, capace di ascoltare e mediare, che ha accantonato la voglia di far saltare il banco e che vuole portare il suo paese a livelli di sviluppo più vicini ai paesi più avanzati e che, per questo, appare a volte pacificatore, ma in realtà è un pensatore che sa essere radicale e netto contro la follia del consumismo, contro le ingiustizie, contro lo spreco e le relazioni di sopraffazione economica e sociale di alcuni individui su altri.
Il Presidente Impossibile non vuole essere un’esaltazione di Pepe Mujica, vuole raccontare quasi un secolo di militanza e passione politica in un paese interessante e in un continente che sta sperimentando strade nuove. Prova a cogliere l’umanità, le debolezze insieme alla coerenza di Pepe Mujica. Riporta anche le analisi di chi lo critica e i dubbi che lo hanno attraversato e ancora ne fanno il contadino, il militante politico e sociale l’ex guerrigliero ed ora ex Presidente che è José Pepe Mujica».

Il libro è stato presentato il 27 marzo presso la “biblioGramsci” (circolo Prc “Pagnozzi”). Un testo che non può non essere letto da chi di Mujica, e di ciò che ha fatto per il suo Paese, l’Uruguay, nutre dubbi sull’autenticità. Un libro che fa venire il desiderio di andare a conoscere Pepe, per sentirlo parlare e stringergli la mano. E dovrebbe leggerlo soprattutto chi rinuncia a lottare e a partecipare alle lotte per ripristinare i diritti usurpati dalle politiche liberiste imperanti in Europa. Mujica e i suoi ex-tupamaros docent.

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