Il “Partito della polizia”. Intervista a Marco Preve

Il "Partito della polizia". Intervista a Marco Preve

Dal G8 agli applausi ai condannati per il caso Aldrovandi, un tema, quello della repressione poliziesca, di cocente attualità. Esce con grande successo ed attenzione da parte di un pubblico sensibile un libro: Il Partito della Polizia, Chiarelettere la casa editrice. Qui una brevissima intervista all’autore, Marco Preve, a cura di Patrizia Turchi.

Savonese, giornalista della testata di Repubblica: è nota la tua sensibilità e la passione per l’inchiesta. Cosa ti ha spinto a scrivere un libro il cui titolo già rappresenta un tema scottante?

Essere stato testimone in diretta del G8 di Genova ma soprattutto del processo Diaz e dei comportamenti con i quali i vertici della polizia con la complicità di buona parte della politica, e in particolare alcuni esponenti della sinistra a iniziare da Violante, hanno coperto e garantito la progressione delle carriere degli altissimi funzionari coinvolti e poi condannati in via definitiva. Riannodando alcuni fili mi sono accorto che nomi ed episodi raccontavano un ventennio di polizia italiana molto particolare dove rapporti e amicizie cementate durante momenti bui della nostra storia (racconto in particolare con la voce di un funzionario di polizia le torture ai br all’epoca del sequestro Dozier) disegnavano un’istituzione che nelle sue massime gerarchie si muoveva come un vero e proprio partito.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato, tenendo conto che le forze di Polizia sono “al servizio” dello Stato e quindi della politica?

In realtà l’unica difficoltà è stata quella per altro abituale per il mio mestiere di doversi documentare leggendo atti e carte o andare a parlare con molte persone. Per il resto era solo necessaria la volontà di voler raccontare la polizia, perlomeno una certa polizia, mettendo assieme una serie di fatti noti e alcune vicende mai diventate pubbliche. Curiosamente, nonostante molti libri e programmi televisivi di inchiesta non esisteva in Italia un’indagine giornalistica organica sulla polizia e su figure come Degennaro e i suoi fedelissimi.

Forse anche per questo motivo, come ha detto Conchita Degregorio è un libro che ha avuto e ha alcune difficoltà per essere recensito. Ad esempio non troverete fino ad ora recensioni sulle pagine nazionali dei grandi quotidiani italiani. Va detto che nel libro affronto anche, sarebbe stato ipocrita non farlo, i rapporti tra mass media e polizia.

Il libro sta uscendo con successo nelle librerie e questo è molto importante, anche alla luce di quanto è avvenuto in questi lunghi anni e anche in questi giorni (gli applausi ai colleghi, condannati per omicidio del caso Aldrovandi, da parte del SAP). Ci sono (state) pressioni politiche o di istituzioni in riferimento al contenuto del Tuo libro?

C’è un ostracismo, lo dico perché mi è stato riferito da funzionari di ps ma naturalmente nessuno lo dirà mai ufficialmente, da parte delle alte gerarchie romane. Purtroppo questo atteggiamento non consente di poter avere un contraddittorio che è sempre utile. Aggiungo però che ho ricevuto molti messaggi e telefonate da poliziotti insofferenti per quella cappa di potere che mortifica la meritocrazia come nel libro racconta bene proprio un vicequestore sindacalista di polizia.

Quanto alla politica, escludendo la destra, quella destra italiana che a seconda delle occasioni è libertaria o reazionaria, che è da sempre schierata a priori con la polizia, la sinistra non ha nessun interesse a dialogare su temi come questi poiché emergerebbe chiaro come negli anni a fronte di uno starnazzare scomposto in occasione di avvenimenti di cronaca non siano mai seguiti effettivi atteggiamenti politici tesi a modificare la situazione. La legge sulla tortura che sta per essere approvata è l’ennesimo inchino alla polizia e nel libro lo racconto in dettaglio. Alla Camera è in attesa di risposta da un anno un’interrogazione di Sel sulle sanzioni disciplinari nei confronti dei poliziotti condannati alla Diaz. Non c’e mai stata risposta ma a Sel probabilmente sta bene così altrimenti eserciterebbe maggiori pressioni su un ministro come Alfano così compromesso con la polizia visto il suo comportamento sul caso Shalabayeva.

Cosa ti aspetti che cambi? Ipotizzi una torsione maggiormente repressiva?

Sinceramente non saprei. Certo le difficoltà economiche generano maggiori proteste e quindi i rischi di disordini di piazza e di atteggiamenti più repressivi esistono. Vedo anche la volontà di molti poliziotti di dare vita ad una “buona polizia” ma se la maggioranza resta silenziosa è difficile che vi siano profondi cambiamenti. La politica diventa quindi fondamentale ma non credo che la politica di oggi abbia la forza e la voglia di affrontare questo tema. La conferma di Degennaro a Finmeccanica ne è la dimostrazione esemplare.

* dal blog autoconvocatiperlopposizione.com

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