11 settembre, spartiacque di una guerra globale

11 settembre, spartiacque di una guerra globale

ROMA – Forse doveva succedere comunque  o forse stiamo pagando alcune colpe pesanti. Certo è che mai il mondo si è trovato così in crisi. Certamente è esplosa una sorta di “guerra santa” ma fondamentalmente è in atto un doloroso scontro di civiltà.

L’occidente “ricco” che consuma gran parte delle risorse contro gli “affamati” che sfruttano il fanatismo  per ribaltare la situazione e incendiare tutto. E’ un discorso difficile, lo so e non è facile capire cosa succederà. Ma basta seguire quello che già succede per essere preoccupati. La svolta, visti i risultati, è stata sicuramente la cosiddetta “primavera araba” che tanti sguardi miopi avevano esaltato ma è probabile che lo spartiacque sia stato l’11 settembre. La famosa “guerra al terrorismo” ha provocato solo l’aumento del terrorismo. Basta guardare, quindici anni dopo, cosa succede in Iraq. L’intervento americano ha semplicemente capovolto la situazione, così adesso gli sciiti sono i carnefici e il palazzo del sanguinario Saddam è diventato una gigantesca fossa comune con migliaia di vittime, mentre dal laicismo si è passati alla sharia (l’ultima legge a Mosul riguarda l’obbligo del niqab).

Per non parlare degli attentati. Dal medioriente (sempre più tragica la situazione in Siria dove sono attaccati anche i campi profughi e si cancella drammaticamente ogni traccia di memoria distruggendo una storia millenaria), le fiamme hanno avvolto tutto il Nordafrica (Libia specialmente ma anche Tunisia ) e addirittura l’Africa nera: in Kenya e in Nigeria continuano le stragi di cristiani. E le scintille non risparmiano neppure Paesi a metà del guado come la Turchia dove si cerca di frenare l’ecatombe.

Si possono fare mille analisi, ma dovremmo innanzitutto interrogarci sulle nostre responsabilità. Le alleanze sbagliate che hanno favorito l’islamizzazione globale, gli interventi controproducenti che invece di benessere hanno portato bombe quindi odio. L’ignoranza totale, da parte di alcuni, di un fenomeno comunque irreversibile che forse porterà alla fine dell’impero occidentale. Due dati per tutti: nel 2022, cioè…domani, la forza lavoro nel bacino del Mediterraneo sarà in maggioranza proveniente dal terzo mondo. E ancora: grazie alla crescita zero è stato calcolato che nel 2070 l’Islam diventerà la prima religione del pianeta. Una forza che i fondamentalisti sanno già di avere. Dunque, in uno scontro diretto non potremmo che rimetterci. Anche perché vale la pena di ricordare la battuta di un luogotenente di bin Laden a un giornalista italiano: “Voi avete la bomba atomica, ma noi non abbiamo la paura di morire. Secondo lei, chi vince?”

11 settembre, spartiacque di una guerra globale

ROMA – Forse doveva succedere comunque  o forse stiamo pagando alcune colpe pesanti. Certo è che mai il mondo si è trovato così in crisi. Certamente è esplosa una sorta di “guerra santa” ma fondamentalmente è in atto un doloroso scontro di civiltà.

L’occidente “ricco” che consuma gran parte delle risorse contro gli “affamati” che sfruttano il fanatismo  per ribaltare la situazione e incendiare tutto. E’ un discorso difficile, lo so e non è facile capire cosa succederà. Ma basta seguire quello che già succede per essere preoccupati. La svolta, visti i risultati, è stata sicuramente la cosiddetta “primavera araba” che tanti sguardi miopi avevano esaltato ma è probabile che lo spartiacque sia stato l’11 settembre. La famosa “guerra al terrorismo” ha provocato solo l’aumento del terrorismo. Basta guardare, quindici anni dopo, cosa succede in Iraq. L’intervento americano ha semplicemente capovolto la situazione, così adesso gli sciiti sono i carnefici e il palazzo del sanguinario Saddam è diventato una gigantesca fossa comune con migliaia di vittime, mentre dal laicismo si è passati alla sharia (l’ultima legge a Mosul riguarda l’obbligo del niqab).

Per non parlare degli attentati. Dal medioriente (sempre più tragica la situazione in Siria dove sono attaccati anche i campi profughi e si cancella drammaticamente ogni traccia di memoria distruggendo una storia millenaria), le fiamme hanno avvolto tutto il Nordafrica (Libia specialmente ma anche Tunisia ) e addirittura l’Africa nera: in Kenya e in Nigeria continuano le stragi di cristiani. E le scintille non risparmiano neppure Paesi a metà del guado come la Turchia dove si cerca di frenare l’ecatombe.

Si possono fare mille analisi, ma dovremmo innanzitutto interrogarci sulle nostre responsabilità. Le alleanze sbagliate che hanno favorito l’islamizzazione globale, gli interventi controproducenti che invece di benessere hanno portato bombe quindi odio. L’ignoranza totale, da parte di alcuni, di un fenomeno comunque irreversibile che forse porterà alla fine dell’impero occidentale. Due dati per tutti: nel 2022, cioè…domani, la forza lavoro nel bacino del Mediterraneo sarà in maggioranza proveniente dal terzo mondo. E ancora: grazie alla crescita zero è stato calcolato che nel 2070 l’Islam diventerà la prima religione del pianeta. Una forza che i fondamentalisti sanno già di avere. Dunque, in uno scontro diretto non potremmo che rimetterci. Anche perché vale la pena di ricordare la battuta di un luogotenente di bin Laden a un giornalista italiano: “Voi avete la bomba atomica, ma noi non abbiamo la paura di morire. Secondo lei, chi vince?”

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