In piazza i dipendenti delle Provincie del Lazio.1.700 esuberi

In piazza i dipendenti delle Provincie del Lazio.1.700 esuberi

ROMA – Il 31 marzo si è svolto un flash-mob dei dipendenti delle provincie davanti alla Giunta della Regione, contro gli esuberi prospettati dalla riforma.

I sindacati hanno stimato che la legge di stabilità e i precedenti tagli, provocheranno nelle amministrazioni 1.700 esuberi di cui circa 840 a Roma su un totale di circa 4200 dipendenti. La scure dei tagli dei tagli si abbatte per il 30% sul personale dell’area metropolitana e per il 50% sulle altre provincie. Secondo i sindacati sono a rischio: 290 dipendenti a Frosinone, 220 a Latina, 200 a Viterbo e 150 nella Provincia di Rieti. In questi numeri non sono compresi i precari delle società partecipate, molti dei quali presenti nelle amministrazioni da più di dieci anni. Questi ultimi, con la riforma Delrio rischiano veramente grosso. Molte delle proposte di ricollocazione attraverso la mobilità, attualmente, non sembrano sempre praticabili. La proposta ad esempio di trasferire il personale di Rieti agli uffici giudiziari e irrealistica vista la disponibilità di soli 2 posti rispetto a 150 esuberi. Nelle altre provincie, la situazione appare del tutto simile. Allo stato attuale le promesse di ricollocazione garantite dal governo sembrerebbero passate in secondo piano. Ne sembra vedere la luce la tanto annunciata riforma della pubblica amministrazione. A questo bisogna aggiungere che le funzioni attribuite sinora alle provincie (scuole, rifiuti, polizia locale, ecc.) non hanno ancora trovato una nuova collocazione. Sembrava che il governo fosse concentrato solo sulle riforme che prevedevano il “taglio dei costi / posti politici”, ma così non è. A detta di molti esperti, allo stato attuale, la maggior parte degli sprechi sarebbe a carico della Regione Lazio piuttosto che degli enti locali. Non vorremmo pensare che la tanto agognata riforma (e non abolizione) delle provincie fosse un sistema tutto italiano per dar seguito a licenziamenti sulla falsa riga di quelli operati in Grecia.

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