Una giornata europea per la Grecia

Cari amici e amiche, colleghi e colleghe,

Chi vuole studiare le conseguenze della politica di austerit à deve guardare alla Grecia. Nella stampa del gruppo Springer(come la Bild, ndr), ma purtroppo anche altrove, si legge sempre la seguente accusa: “malgrado l’enorme aiuto, i greci non ci sono riconoscenti”. Ma che significa questo discorso? Di cosa dovrebbero esserci riconoscenti i greci? I greci non hanno ricevuto proprio nulla dei “nostri soldi”! Il denaro non è andato alle persone, ma è finito soprattutto ai creditori dei titoli di stato greci, e cioè alle banche francesi e tedesche! Le banche sono state aiutate con i miliardi, mentre allo stato sociale i miliardi sono stati sottratti. “Dovevo essere una banca!”, avranno pensato tanti disoccupati, pensionati, malati, in Grecia e altrove. I profitti vengono salvati, le persone vengono lasciate cadere. Che assurdità, che cinismo!

Sì, cari amici ed amiche! L’austerità imposta ha condotto la Grecia in uno stato d’eccezione: le attività produttive dallo scoppio della crisi si sono ridotte di un quarto, i salari nel settore pubblico sono stati tagliati fino al 50%, le pensioni fino al 45%, e il sistema sanitario è sul punto di collassare, mentre sono drammaticamente aumentati i suicidi e la mortalità neonatale! Questo fatale concorso di cause fra crisi economica e smantellamento del welfare ha condotto verso una catastrofe sociale e umanitaria.

Colleghi e colleghe, amici ed amiche! Molti fra di noi qui presenti sono sindacalisti. Ci dichiariamo fedeli ai principi dello stato sociale democratico e della solidarietà internazionale. Ma diciamocelo: che significato avrebbero queste affermazioni ideali se noi stessimo semplicemente a guardare mentre un Paese viene distrutto sotto i nostri occhi sia sul piano economico sia su quello sociale? Il dovere del sindacalista è un altro, esattamente il contrario: alzare la voce, organizzare proteste, praticare solidarietà! Anche per questo motivo noi oggi siamo qua!

E proprio per questa ragione, cari amici ed amiche, colleghi e colleghe, è proprio per questa ragione che sono davvero molto contento dell’appello dei sindacati alla solidarietà verso la Grecia. Mi riferisco sia all’appello della Confederazione europea dei sindacati ( Ces, ndr ) sia a quello della Confederazione tedesca Dgb. In quest’ultimo si afferma: “Con il nuovo governo greco si deve trattare seriamente e senza pressioni ricattatorie, al fine di aprire al Paese una prospettiva economica e sociale che vada al di là della politiche di austerità”. (…) L’Europa non può perseverare in una politica che danneggia la popolazione, e che è stata chiaramente bocciata dalla maggioranza delle elettrici e degli elettori. Non è ammissibile andare avanti così come se nulla fosse”. Queste sono parole di solidarietà: bene così! Ma da ottimista quale sono aggiungo: “Sarebbe meglio ancora di più”. Ad esempio per quanto riguarda la solidarietà concreta si potrebbe fare molto di più: e non ci farebbe male darci obiettivi più ambiziosi. Io penso che i tempi siano maturi per una giornata a livello europeo di protesta e solidarietà con la Grecia! […]

Cari amici ed amiche, colleghi e colleghe! Noi siamo a favore dell’Europa, della sua grande idea di superamento dei confini, dei pregiudizi, del nazionalismo. A favore dell’idea che di una regione del benessere, della democrazia, della solidarietà. Dell’idea di apertura all’esterno, e di un ruolo positivo di risoluzione nonviolenta dei conflitti nel mondo. Ma sono tutte idee che in un’Europa delle banche, dell’austerità e del neoliberismo vengono quotidianamente smentite. Per questo noi diciamo: dobbiamo ricostruire l’Europa, dobbiamo rifondarla democraticamente e moralmente. E non permettiamo che ci vengano a dire che queste sono utopie e ingenuità. L’Europa deve trasformarsi, o altrimenti si gioca il proprio futuro. Un’altra Europa è possibile.

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