L’Expo non sarà un pranzo di gala

L'Expo non sarà un pranzo di gala

L’inaugurazione dell’Expo si avvicina. La vetrina mondiale delle multinazionali che affamano e devastano il pianeta dovrebbe aprire i battenti il 1 Maggio in una periferia di Milano sconquassata da cantieri ancora aperti, almeno quanto le inchieste giudiziarie sugli appalti. Renzi ha annunciato che non vuole rotture di scatole per l’ennesimo scenario da “pennacchione” e i media mainstream già cominciano a sussurrare il timore che movimenti sociali e sindacati di base possano guastare la festa. Ad aprire le danze non poteva che essere il Corriere della Sera, giornale-tempio della grande borghesia del nord, della Milano da bere e alfiere dell’ideologia liberale che vede in eventi come l’Expo la celebrazione dei propri fasti.

In un articolo pubblicato ieri, il Corriere suona l’allarme sulle mobilitazioni annunciate a ridosso del 1 Maggio intorno all’Expo.

“Ecco svelato il calendario delle manifestazioni antagoniste che, nei timori di Viminale e questura, rischieranno di infiammare l’avvio dell’Esposizione universale di Milano. Un pericolo rilanciato di continuo nelle relazioni dell’intelligence di questi ultimi mesi e contro il quale è stato predisposto l’impiego di oltre 5 mila agenti. Ma al di là del solito richiamo a gruppi anarco-insurrezionalisti e ai violenti in arrivo dall’estero, l’attenzione maggiore di prefettura e questura è concentrata sul maxicampeggio che dovrebbe tenersi in un’area dismessa a ridosso del sito di Rho-Pero. Il luogo esatto è ancora top secret, ma la zona sarebbe già stata individuata dal movimento. L’obiettivo è offrire ospitalità temporanea a chi arriverà da fuori Milano. Soprattutto da Padova, Bologna, Napoli e Torino, senza dimenticare l’estero: attese delegazioni dalla Svizzera alla Spagna, passando per Francia, Germania e Grecia.” scrive il Corriere della Sera.

Da qui ad evocare il fantasma delle giornate di Genova del luglio 2001 il passo è breve, quasi automatico:

“Il pericolo di un nuovo G8 di Genova continua però ad apparire più come uno spauracchio che una vera minaccia. «La nostra è una realtà eterogenea che tiene insieme molte componenti che condividono la contrapposizione a Expo, una ribellione contro chi impone di lavorare gratis, contro le ricette di Renzi e della trojka. Contro una manifestazione subita dai cittadini, dominata dalla speculazione e dalle multinazionali», spiega uno dei portavoce del comitato «No Expo Milano». Il timore della questura, che oltre all’incubo del terrorismo internazionale dovrà fare i conti con sei mesi di manifestazioni di protesta, è che all’interno delle aree più pacifiche del movimento possano trovare spazio le frange più violente. «Al nostro interno ci sono realtà che vanno dai No Tav ai blockupy tedeschi fino ai movimento contro il precariato e per la casa. Ognuno ha la sua concezione della protesta, siamo tutti lucidamente incazzati ma non sarà una guerra civile. Gli allarmismi servono solo a scoraggiare la partecipazione ai cortei”.

A rendere ancora più nervosi i media di regime e gli apparati repressivi, è l’articolazione del calendario delle mobilitazioni a Milano nei giorni precedenti l’inaugurazione dell’Expo il 1 Maggio. Il 29 aprile infatti, è già stata annunciata la contromanifestazione rispetto alla parata nazifascista a livello europeo convocata dai gruppi neofascisti per commemorare l’uccisione di Sergio Ramelli. Il 30 aprile ci sarà una manifestazione degli studenti e verrà aperto il campeggio internazionale degli oppositori all’Expo. Infine il 1 Maggio ci sarà la manifestazione nazionale – la May Day – e l’assemblea che deciderà come procedere nelle iniziative di contestazione dell’evento durante i sei mesi successivi. Il prossimo 11 aprile è stata convocata a Milano una assemblea nazionale per discutere contenuti e caratteristiche della mobilitazione contro l’Expo (l’ultima volta aveva visto la polizia sbarrare i cancelli dell’università statale per non far svolgere l’assemblea).

L’evento Expo ha un tema che ha il sapore della beffa: “Sfamare il pianeta” ma le proposte messe in vetrina saranno solo quelle delle multinazionali o di stati come Israele che sottrae acqua e terre al popolo palestinese. Come dire che gli espositori rappresentano il problema e non la soluzione.

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