Elezioni regionali nelle Marche: nasce la “Sinistra Unita”

sinistraunita logodi Fosco Giannini, segretario regionale PCdI Marche

Il 28 ed il 29 marzo del 2010 si tennero le ultime elezioni regionali delle Marche. Tra poche settimane verranno le prossime, nel maggio del 2015. Nel 2010 il primo partito marchigiano risultò essere il Popolo delle Libertà, col 31,20% dei voti. Secondo il PD, con 500 voti in meno. Il PD avrebbe, allora, potuto costituire un governo di centro-sinistra avanzato alleandosi con le forze della sinistra, che assieme presero il 7,1% dei voti. Ma il PD fece una scelta contraria, alleandosi con le forze di centro, innanzitutto con l’Unione di Centro, dando vita al cosiddetto “ Modello Marche”, poi riproposto nei territori marchigiani in occasione delle elezioni amministrative. Alla coalizione governativa marchigiana di centro, costituitasi nel 2010, prolungatasi sino ad ora e presieduta dal governatore PD Gian Mario Spacca, aderirono anche l’Italia dei Valori, Alleanza per l’Italia, i Verdi e il Partito Socialista. All’opposizione rimasero, e sono rimaste sino ad ora, le forze della Sinistra: PCdI, PRC e SEL.
L’involuzione politica, dal carattere liberista, del PD marchigiano, che per molti versi anticipa l’involuzione “renziana” e gli stessi governi di “grossa coalizione” presieduti da Monti, Letta e Renzi, portano dunque nelle Marche, dal 2010 ad oggi, ad un governo Spacca che dimostra in poco tempo la propria inclinazione antisociale e la propria, clamorosa, subordinazione ai potentati economici e affaristici delle Marche. La natura politica del governo Spacca può essere tutta raccontata dai numeri e dai fatti economico-sociali concreti delle Marche: in una regione che raggiunge a mala pena il milione e 600 mila abitanti si costituisce in pochi anni un’area di povertà assoluta ( assoluta, non relativa, fatta cioè da uomini e donne in miseria che vanno alle mense dei poveri e frugano nei cassonetti della spazzatura) di 138 mila persone, alla quale, prevede l’Istat, si aggiungerà un’altra area sociale di 200 mila poveri; si raggiunge la quota di circa 80 mila disoccupati ( circa il 17%) e una disoccupazione giovanile del 50%. Al disagio sociale e alla disoccupazione di massa si aggiungono fenomeni tipici della violenza liberista: processi significativi e impuniti di delocalizzazioni (impuniti nel senso che padroni e padroncini volti alla delocalizzazione non restituiscono nemmeno i fondi Ue e regionali presi per l’apertura o lo sviluppo della loro azienda) che smontano e portano mano a mano le fabbriche dell’ascolano, del maceratese e dell’anconetano nei paesi dell’Est Europa; incapacità di risposte alla crisi e al tentativo, proveniente dai governi Monti, Letta e Renzi, di liberalizzare il Cantiere Navale di Ancona, cuore storico della classe operaia marchigiana; subordinazione alle multinazionali nord americane che porta il governo Spacca del PD e dell’UDC a divenire soggetto centrale della svendita della grande azienda fabrianese Indesit, della famiglia Merloni ( famiglia legata anche da relazioni amicali a Spacca) alla Whirphol statunitense ( 800 milioni di euro – frutto del lavoro degli operai fabrianesi – sottratti al territorio e versati direttamente dagli americani nelle tasche della famiglia Merloni. Tramite la complicità personale di Spacca e quella del suo governo, col PD Marche subordinato e silente).

A ciò si aggiunge la destrutturazione progressiva del welfare: altissimi ticket per la Sanità pubblica ( che scoraggiano ormai molti cittadini a fare anche gli esami diagnostici più urgenti, che scoraggiano le donne ad eseguire esami importanti per la prevenzione, come la mammografia, dal ticket salato); liste d’attesa lunghe più di un anno, che favoriscono gli ambulatori privati; chiusura dei pronto soccorsi, dei poliambulatori e degli asili nido, e ancora e ancora lungo la via liberista ormai intrapresa dal PD.

Negativa, anche sul piano delle politiche ambientali, l’azione complessiva del governo Spacca: l’abbandono del territorio e l’ incapacità della prevenzione ha già prodotto, ad ogni pioggia abbondante ( come nell’area di Senigallia) grandi disastri ambientali, economici e sociali.

Per tutta questa serie di motivi la sinistra delle Marche ha cercato, dal settembre 2014, di unirsi, per mettere in campo un’alternativa al PD e al governo Spacca.

Il percorso dell’unità è iniziato lo scorso 20 settembre, quando da un’assemblea popolare aperta e molto partecipata il PCdI, il PRC, SEL e il Comitato Tsipras –Marche hanno iniziato a costituire un tavolo di discussione, volto all’obiettivo dell’unità e dell’autonomia dal PD. Il primo obiettivo del Tavolo è stato quello di allargarsi alle forze sociali, di movimento e sindacali. Un lavoro proficuo: dopo circa un mese – nel novembre del 2014 – il Tavolo si è allargato alla FIOM, al Comitato per l’ acqua pubblica, ad altri movimenti locali e Liste Civiche.

Sin dall’inizio il Tavolo delle sinistre marchigiane ha cercato la propria coesione politica attraverso la pratica comune della lotta e dell’iniziativa sociale. Col nome di “ Altre Marche – Sinistra Unita”, l’alleanza ha partecipato, con un volantino proprio, allo sciopero generale del 28 settembre 2014, adesione allo sciopero annunciata attraverso una conferenza stampa rilanciata dal TG3 Marche. Il lavoro comune della “Sinistra Unita” è proseguito attraverso presidi, banchetti e volantinaggi di fronte agli ospedali delle Marche, presidi unitari tendenti a denunciare gli altissimi ticket e le liste d’attese. Una campagna di lotta culminata in una giornata nella quale la Sinistra Unita è stata di fronte a tutti gli ospedali marchigiani ( azione raccontata da un lungo servizio del TG3 Marche). Altre iniziative vi sono poi state, che hanno consolidato nella pratica della lotta comune l’unità delle sinistre, azioni culminate, lo scorso 11 febbraio in una grande iniziativa pubblica ad Ancona ( partecipatissima e rilanciata da un lungo servizio del TG3 Marche) dal titolo “ Venti greci nelle Marche”, con gli interventi (presso l’ANPI) di Luciana Castellina, Argiris Panagoupolus di Syriza, del critico letterario Massimo Raffaeli, da Giuseppe Ciarrocchi, segretario regionale Marche della FIOM, da Edoardo Mentrasti ( coordinatore regionale Marche di SEL) e di chi scrive questo pezzo: Fosco Giannini, segretario PCdI Marche. Tutto il dibattito coordinato da Daniela Preziosi de “il Manifesto”. Una grande assemblea popolare che ha lasciato il segno e ha suscitato passione attorno al progetto della Sinistra Unita Marche.

Poi, siamo giunti all’assemblea aperta di Ancona dello scorso 22 febbraio, che aveva come intento quello di “battezzare” socialmente la Sinistra Unita attraverso un bagno popolare. Obiettivo colto: la sala del Circolo Operaio “Germontari” riempita da circa 300 persone; una presidenza prestigiosa per l’Assemblea ( esponenti del PCdI, del PRC, di SEL, dei movimenti, del Comitato Tsipras, del segretario regionale FIOM Marche); 48 interventi dal pubblico; una passione crescente per l’esperienza unitaria e “autonoma e alternativa al PD”; di nuovo un servizio lungo del TG3 Marche. E, cosa non da poco, un pranzo organizzato all’interno del Circolo Operaio dai compagni del PCdI e dai compagni di SEL, un pranzo che ha fruttato circa mille euro, buonissimi per la campagna elettorale. L’assemblea è terminata con un compito affidato al Tavolo regionale: mettere a punto il documento politico per le elezioni regionali del prossimo maggio sulla scorta del dibattito stesso dell’Assemblea, chiamarsi “Altre Marche – Sinistra Unita”, costruire liste circoscrizionali provinciali con particolare attenzione ai soggetti sociali che sono alla testa delle lotte reali: dalle fabbriche alle lotte per diritti e per la difesa dei beni comuni e dell’ambiente.

Ora siamo arrivati alla firma molteplice di un Patto politico che ratifica la costituzione delle “Altre Marche – Sinistra Unita”, un Patto che esige la prosecuzione dell’unità – nell’autonomia delle varie organizzazioni politiche, sindacali, sociali e di movimento – anche dopo le elezioni regionali, “ per una battaglia comune contro il governo Renzi , contro le politiche liberiste dell’Unione europea, contro le politiche di guerra degli USA e della NATO e per un’alternativa di sinistra anche sul piano nazionale”. Le firme sotto il Patto sono quelle del PCdI, del PRC, di SEL, del Comitato Marche per l’acqua pubblica, del Comitato Tsipras Marche, del segretario regionale della FIOM, di Liste Civiche.

Ora inizierà una campagna elettorale difficilissima. Ma la Sinistra Unita è già stato un successo politico davvero importante e per il conseguimento del quale il PCdI delle Marche ha svolto un ruolo decisivo, dando un contributo unitario imprescindibile nei momenti – e non sono mancati – di difficoltà e crisi del progetto. Il prestigio politico conseguito di fronte a tutte le forze della sinistra marchigiana dal PCdI Marche, per il suo comportamento costruttivo e unitario, la dice lunga sul compito che il PCdI, anche a livello nazionale, deve svolgere: sviluppare la propria autonomia e – contemporaneamente – essere protagonista della costruzione dell’intera sinistra italiana. Due azioni che vanno a braccetto tra loro e che, se svolte assieme, sono la base materiale della Ricostruzione del Partito Comunista.

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