28 marzo, a Roma la piazza dell’Unions!

Solo di tute blu sabato in piazza del Popolo potrebbero essercene almeno ventimila. E poi il resto è affidato a quello slogan, “coalizione sociale”, “Unions” se volete, che da oggi al 28 marzo, e oltre, comincerà a riempire i cuori di lavoratori e cittadini. “Coalizione sociale”, dopo aver imbrattato di inutili polemiche le pagine dei giornali, si appresta a diventare qualcosa di più concreto. Una cosa sembra ormai assodata, piazza del Popolo sarà piena. Cinquanta-sessantamila persone forse non sono poi così fuori portata. La partenza è prevista alle 14 da piazza Esedra e l’arrivo intorno alle 16.
La Cgil ha assicurato il suo appoggio, ed infatti Susanna Camusso ci sarà. Due categorie in particolare, come spiega lo stesso Maurizio Landini che questa mattina a Roma ha tenuto una conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa, insegnanti e bancari, saranno in piazza, però, non per “dovere di organizzazione” ma per protestare davvero: i primi, contro la “Buona scuola” di Renzi-Giannini; i secondi, contro il mancato rinnovo del contratto nazionale (e con loro altri dieci milioni di lavoratori). Un segno tangibile che di iniziativa sindacale c’è bisogno, eccome.

E parte proprio da lì Landini, da quel vuoto di offensiva del mondo del lavoro che si è aperto da dopo lo sciopero generale del 12 dicembre indetto dalla Cgil. Nessuna accusa al sindacato, per carità. Ma c’è un punto vero che non può essere nascosto sotto le pieghe di non meglio precisate “relazioni sindacali”, come sembra voler fare la segreteria di Corso d’Italia: con il Jobs Act si è venuta a creare una inedita alleanza tra Governo e Confindustria. Quindi, rispondere a questo vuol dire fare politica? Vuol dire fare politica chiamare una battaglia in campo aperto contro la deregulation degli appalti, i licenziamenti individuali e collettivi, le pensioni a 67 anni, l’azzeramento dei diritti nel mondo del lavoro, il controllo a distanza e i demansionamenti? Se sì, sembra che il leader della Fiom questa responsabilità se la voglia assumere tutta. Solo che, come specifica, si tratta di una responsabilità “che la Fiom, e la Cgil, si sono assunti dall’atto della loro nascita”. L’essenza della confederalità significa propria questo, o no? La piattaforma presentata da Landini è a tutto tondo, e va dalla difesa dei beni pubblici al reddito garantito, dalla lotta alle economie criminali a scuola e sanità pubbliche.

Per come stanno messe le cose, c’è un obiettivo quasi immediato da riuscire a portare a casa, il referendum contro il Jobs act. Il percorso è ancora da stabilire ma quasi sicuramente ci sarà preliminarmente  una sorta di confronto interno agli iscritti della Cgil per poi andare ad una scadenza abrogativa. Se ne parlerà alla conferenza d’organizzazione in programma a breve. Una scadenza, questa, che stando a quanto dice Landini dovrebbe servire anche a chiarire i termini della “riforma interna” del sindacato a partire da democrazia e profilo delle categorie. Ce ne è un’altra di scadenza importante, questa volta ad aprile, un’assemblea nazionale di chi avrà preso parte al percorso di “Unions”. Servirà a stabilire una carta dei valori e un programma di azione nei territori.

E’ lì che la Cgil sancirà il suo divorzio cercando di attribuire la colpa alla Fiom? Camusso ha tutto il tempo per pensarci. Per adesso ha assicurato la sua partecipazione al corteo del 28 marzo, ma non l’intervento dal palco. In altre occasioni, va ricordato, la Fiom ha fatto fatica a coprire le contestazioni della piazza. Una volta avviata, la Unions comprenderà anche tutti gli altri soggetti che si saranno coinvolti. E alla Cgil rimarrà ben poco da polemizzare con la Fiom. “Sarebbe utile che la Cgil facesse parte di quel percorso”, dice apertamente Landini.

La Fiom lo “specifico” sindacale non ha nessuna intenzione di abbandonarlo. Starà, per esempio, nella “tenzone aziendale” per vedere di capire se sarà possibile inceppare il Jobs act. E starà nei rinnovi dei contratti nazionali. Non solo, ci sarà da capire cosa accadrà alla fine dei tre anni di contratti “a tutele crescenti”. Le assunzioni, stando a quanto dice la Fiom, sono già diverse centinaia di migliaia. Che faranno le aziende dopo aver intascato migliaia di euro di contributi, licenzieranno? E soprattutto cosa farà il sindacato di fronte a licenziamenti che riguarderanno la parte più debole dei lavoratori? “Proporremo ai lavoratori – dice Landini – di battersi perché lo Statuto ce l’abbiano anche i precari”. E’ lì che le cose potrebbero farsi interessanti sul piano della mobilitazione.

Per adesso la Fiom si batte con i numeri in mano sul piano della rappresentanza. E a chi l’accusa di voler montare la “coalizione sociale” per compensare una non meglio specificata perdita di iscritti, snocciola un incremento che l’ha tenuta sostanzialmente stabile per tutto il periodo della crisi, mentre gli altri perdevano dal 2% al 10%. Anche ad una analisi campionaria per aziende e territori il dato non muta. E la Fiom viaggia dall’80% di Firenze al 56% di Ancona. Nelle aziende con oltre mille addetti è il primo sindacato con oltre il 40%. La rappresentanza sarà un tema importante nel prossimo futuro. Con l’accordo del 10 gennaio dovrebbe arrivare anche una rilevazione con dati Inps e ministero del Lavoro, di cui non si vede ancora il primo vagito.

Annunci