Serve Carlo Marx

Luca Ricolfi, sul Sole-24 Ore del 22 marzo, sostiene che la situazione attuale in Italia si configura più o meno così: i dipendenti garantiti sono rappresentati dalla sinistra tradizionale e dai sindacati; gli autonomi (partite Iva) e i piccoli imprenditori dalla destra; la nuova categoria degli esclusi, disoccupati e senza diritti che Ricolfi denomina terza società, non sono invece rappresentati da nessuno dal momento che Renzi tenta di rappresentare la prima e la seconda società. È una verità apparente, anzi una costruzione ideologica inventata: primo, perché tutte e tre le categorie menzionate sono ormai non garantite e nella sostanza tutte dipendenti; secondo, perché nell’insieme il mondo del lavoro, al di là delle categorie in cui si configura, non ha da tempo rappresentanza né rappresentazione nel sistema politico e nel Parlamento della Repubblica; terzo, perché Renzi rappresenta gli interessi non già dei lavoratori bensì dei nuovi capitalisti che vanno all’arrembaggio. Infatti, checché ne pensi l’ottimo Ricolfi, il fondamento del capitalismo non è scomparso. Il problema vero allora è far sì che il lavoro nel suo insieme abbia rappresentanza e pesi politicamente. Ma per questo è necessario costruire l’unità dei lavoratori: vale a dire delle persone che per vivere devono lavorare, e quindi vendere la propria forza lavoro a chi la compra per ottenere un profitto. Perciò, invece di alimentare i conflitti interni al mondo del lavoro mettendo fuori scena il capitale, serve porre al centro dell’analisi la dualità capitale-lavoro, individuando con precisione i cambiamenti profondi intervenuti nelle due parti in conflitto. Insomma, serve Carlo Marx. Non una sociologia pedestre, che è diventata l’ideologia dell’impossibilità di cambiare lo stato delle cose presenti.

Annunci