La malascuola del governo Renzi

Nonostante le promesse e gli slogan, la riforma della scuola ancora non approda in parlamento. 
”Quella che doveva essere la buona scuola non solo buona non è, ma è anche in ritardo. E non è una buona notizia, soprattutto per quanto riguarda i precari. L’impianto che il governo ha messo in piedi nel disegno di legge va radicalmente cambiato perché peggiora la qualità della scuola, anziché migliorarla. E’ un ritorno all’indietro, all’idea che ci sia uno che comanda, il dirigente scolastico, e gli altri che devono obbedire. E’ una sorta di potere monocratico, in cui il collegio dei docenti non ha più nessun ruolo e i docenti vengono sottoposti a una sorta di sudditanza nei confronti del dirigente”. A dirlo è Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, ai microfoni di Italia Parla , su RadioArticolo1 .

Insomma, secondo il leader sindacale , “siamo di fronte a un sistema autoritario, un sistema nel quale i precari vengono penalizzati. A parole si concede a 100mila di loro la possibilità si essere stabilizzati, ma dovremo vedere nei fatti, anche perché per tanti altri c’è la strada della disperazione: perderanno occupazione, supplenze e non avranno nessuna prospettiva di stabilità. E poi la contrattazione viene distrutta, perché non solo si distrugge il contratto nazionale, ma si cancella anche la contrattazione. L’idea è che i sindacati non debbano avere nessuna possibilità di poter incidere sulle condizioni, sugli orari e sull’organizzazione del lavoro. Siamo di fronte a qualcosa di peggio della controriforma Gelmini. Per queste ragioni scenderemo in campo per cambiare radicalmente il disegno di legge”.

“Noi crediamo che per quanto riguarda le immissioni in ruolo
ci voglia un decreto – continua Pantaleo -, perché se si vogliono fare 100mila immissioni in ruolo i tempi non ci sono. Serve un provvedimento urgente che consenta la stabilità dei precari e un piano pluriennale che consenta a tutti i precari di avere in prospettiva un processo di stabilizzazione. Bisogna mantenere il doppio canale: il 50% assunti dal concorso, il 50% immessi in graduatoria. Quindi il concorso va spostato nel tempo, perché non è possibile prevedere un concorso entro il prossimo anno come vuole fare il governo”.

La proposta del sindacato
è radicalmente alternativa a quella del governo. “Noi il 25 marzo mattina terremo un incontro con tutti i parlamentari e poi il pomeriggio ci sarà una grande manifestazione dei precari a piazza Montecitorio. Vogliamo costruire nei territori, nelle scuole, le condizioni di una mobilitazione fino al 18 aprile , quando ci sarà una manifestazione nazionale a piazza Farnese. Vogliamo continuare a dialogare con gli studenti, con le tante associazioni, con i movimenti, con le scuole. Il fatto che la Flc Cgil non sia sola in questa battaglia è importante. Adesso si tratterà di tenere unito questo fronte su obiettivi che siano realizzabili, concreti, ma anche radicali. Perché a questo punto siamo di fronte a una situazione molto delicata, che può nei prossimi anni portare i sindacati a non avere più nessuna possibilità di incidere sui diritti e sulle condizioni di lavoro”.

Tra l’altro, i contratti nella scuola così come nel pubblico impiego sono bloccati da anni . “L’intenzione del governo è chiara – afferma ancora Pantaleo -, si vuole distruggere la contrattazione per puntare al potere unilaterale della dirigenza scolastica. Un meccanismo in cui la democrazia non c’è più. Così si mette in discussione la libertà di insegnamento. Siamo di fronte a un attacco senza precedenti, perché in realtà si vuole spingere il sindacato verso una deriva corporativa. Oppure lasciare campo libero a organizzazioni sindacali che hanno come unico fine quello di mettre in piedi vertenze legali. Anche per questo chiederemo di cambiare radicalmente il disegno di legge, avere un decreto per quanto riguarda le immissioni in ruolo e dare una prospettiva a tutti i precari, non solo a una parte. Chiederemo anche che la contrattazione venga salvaguardata, perché le materie che attengono alla contrattazione hanno bisogno di tavoli di discussione e di confronto con le organizzazioni sindacali”.

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