La guerra delle banche. Mezzo mondo aderisce alla cinese Aiib in alternativa alla Banca mondiale

 La sfida della Cina alla Banca Mondiale, e di fatto agli Stati Uniti che la controllano ha segnato proprio in questi giorni un nuovo passo in avanti. La sede europea della Banca di Investimenti per le Infrastrutture in Asia (Aiib), lanciata e guidata dalla Cina con una ‘dote’ di cinquanta miliardi di dollari che potrebbe essere un potenziale rivale della Banca Mondiale e della Asian Development Bank soprattutto nel continente asiatico, aprirà a Londra.
Nei giorni scorsi anche l’Italia, la Francia, la Svizzera e la Germania hanno scelto di sostenere il progetto di Pechino, che otterrebbe appoggio anche dall’Australia malgrado le pressioni in senso contrario avanzate da Washington, giocando addirittura il ruolo di soci fondatori. Nella nuova banca asiatica, della quale fa parte anche l’India, potrebbe entrare anche la Corea del Sud.
Con la nuova banca, che punta a rafforzare i trasporti, l’energia, le telecomunicazioni e altre infrastrutture in Asia, Pechino intende affrancarsi tanto dalla Banca Mondiale, vista come sostanzialmente americana, tanto dalla Adb, che storicamente è a guida giapponese e non ha mai guardato con grande interesse alla Cina e più volte è stata considerata succube degli Usa. Per questo l’iniziativa cinese non è ben vista dagli Stati Uniti.

A salutare lo sbarco in Europa di Aiib, che ha una dotazione iniziale di cento miliardi ma una leva più potente di quella della Banca mondiale, c’è anche il Fondo monetario internazionale. “Do il benvenuto – dice Cristine Lagarde – alle varie iniziative in Asia, inclusa la creazione dell’Aiib”, con la quale il Fmi sara’ ben contenta di cooperare”.Washington sta esercitando forti pressioni sull’Australia, proprio alleato chiave nella regione del Pacifico, perché non entri nella Aiib, formalmente lanciata lo scorso anno dal presidente cinese Li Xinpin come strumento per incrementare la propria influenza sullo scenario economico internazionale.
Il ruolo di capofila in Europa del Regno Unito nell’Istituzione in Europa accelera il processo di adesione australiano; un significativo colpo all’amministrazione Obama, che ha cercato di convincere l’Europa e non solo che avrebbero avuto maggiore influenza restandone fuori e premendo per standard di credito più elevati. Il Tesoro americano ha espresso timori sulla governance della banca lanciata dalla Cina e sugli standard ambientali e sociali legati ai suoi prestiti.
“E’ il primo caso – lord Peter Mandelson – in cui il Regno Unito segna una strada e l’Europa la segue. Penso che la nuova istituzione possa convivere con la Banca Mondiale, e che la reazione degli Usa sia esagerata. Se è vero che le attuali Istituzioni vadano aggiornate, nulla esclude che ne vengano create di nuove e più adatte ai tempi”, conclude l’ex
commissario Ue per il Commercio internazionale.

Secondo C. Fred Bergsten, economista del Peterson Institute for International Economics gli Usa hanno fatto un grande errore, “pensando di poter bloccare l’Asian Infrastructure Investment Bank e di riuscire a tenere lontani gli altri paesi: mi sembrava ovvio sin dall’inizio che tutti o quasi avrebbero aderito”. “La nascita dell’Aiib – aggiunge – è un riconoscimento del ruolo che la Cina ormai esercita sull’economia internazionale e già dalla scorsa estate ho suggerito agli Usa di aderire, altrimenti avrebbero finito con l’isolarsi”. “Così invece Washington riceverà un nuovo duro colpo alla sua immagine. Magari la vicenda dell’Aiib non è così importante ma – aggiunge l’economista – è parte di un processo: in fondo la vera questione di fondo è che una volta di più gli Usa non riescono a esercitare tutta la loro responsabilità nell’economia internazionale”.

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