LA RUSSIA AL CENTRO DEL MONDO

  • La Russia al centro del mondo

Dall’Ucraina alla guerra civile siriana, dai problemi del debito greco all’omicidio di Boris Nemtsov, il paese guidato da Vladimir Putin si trova sotto l’osservazione e la pressione occidentale. Esemplare da questo punto di vista la recente intervista rilasciata dal presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker a un giornale tedesco dove si propone la nascita di un esercito unitario europeo per dimostrare “alla Russia che siamo seri nel difendere i valori dell’UE

di Stefano Paterna – la città futura

La Russia è al centro delle tensioni nel mondo. La constatazione potrebbe preoccupare molti cittadini di quel paese o potrebbe invece solleticare la “grandeur” del nazionalismo sempre viva (purtroppo) anche nella patria di Tolstoj e di Lenin. Ma così è.
Se si guarda all’agenda dei problemi internazionali l’evidenza è lampante.

Da est: il fronte del Donbass è ancora caldo. Gli accordi di Minsk firmati il 12 febbraio scorso hanno per ora allentato le tensioni militari nell’area, ma il confronto tra l’Ucraina filo-occidentale e i combattenti dello stato federale della Nuova Russia (che include le repubbliche popolari di Donesk e di Lugansk) è tutt’altro che chiuso. La Russia ovviamente è parte in causa avendo fornito appoggio alla causa del Donbass.

Da sud: la Russia è uno dei grandi alleati di Bashar Al Assad in Siria, insieme all’Iran. Per la Russia è di vitale importanza l’accesso al porto di Tartus che sin dai tempi dell’Urss gli Assad le hanno concesso. Tartus, d’altronde, è l’unico punto a disposizione per un attracco nel Mediterraneo della flotta militare della Federazione Russa. E’ comprensibile, pertanto, che Vladimir Putin sia interessato alla stabilità politica della Siria, con una possibile riconferma di Assad al vertice del paese e comunque alla sconfitta delle milizie jihadiste, finanziate dalle monarchie petrolifere del Golfo (Arabia Saudita e Qatar).

Dall’Ue: la Grecia di Alexis Tsipras ha aperto di fatto una vertenza con l’Unione Europea, la Bce e il Fondo Monetario Internazionale sulla sostenibilità del proprio debito, più di 320 miliardi di euro. L’11 febbraio scorso il ministro degli esteri di Atene Nikos Kotzias è volato a Mosca per incontrare il suo omologo russo, Sergei Lavrov. Nei giorni seguenti si è vociferato sulla stampa internazionale di un possibile “piano B”, nel caso la Troika non avesse acconsentito neanche a una temporanea via d’uscita ai problemi economici greci. Si è prospettata anche una possibile esenzione dei prodotti greci dall’embargo che la Russia esercita nei confronti dei paesi dell’Ue. Inoltre, la Grecia è stata tra i paesi europei che più hanno spinto per non mettere all’angolo Mosca nella crisi ucraina e nel respingere una soluzione militare. Il prossimo 8 aprile anche Alexis Tsipras sarà a Mosca e di certo la possibilità di dialogo con la Russia concede un piccolo spazio di manovra a un governo greco, altrimenti fortemente sotto pressione da parte del potere economico tedesco e occidentale in genere. Da dentro: l’omicidio di Boris Nemtsov, storico oppositore di Putin, avvenuto il 27 febbraio scorso, ha posto ancor di più al centro dell’attenzione il Cremlino, accusato dai media Usa ed europei di autoritarismo e di essere tra i possibili mandanti dell’omicidio.

Ce ne sarebbe già abbastanza per affermare che il “fascicolo russo” contiene molto di più di una generica nostalgia della guerra fredda da parte delle potenze occidentali. Ma a offrire concretezza a questa interpretazione è giunto infine il presidente della Commissione Europea, l’altrimenti molto discusso Jean-Claude Juncker. L’8 marzo in un’intervista al giornale tedesco “Die Welt am Sonntag”, non a caso poco valorizzata dagli organi di stampa italiani, Juncker ha affermato che l’esistenza di un esercito unitario europeo “chiarirebbe alla Russia che siamo seri nel difendere i valori dell’Unione Europea”. Ora è piuttosto evidente che l’esistenza della Nato e del suo potenziale offensivo non rende questa proposta propriamente all’ordine del giorno. Tuttavia, è significativo che un alto esponente europeo la avanzi in relazione alla Russia.
Anche perché a dir la verità la Russia sta in tutta evidenza giocando una partita difensiva. L’Urss poteva contare sino al crollo del muro di Berlino su una cintura di sicurezza composta dai paesi dell’est Europa, inclusi nel Patto di Varsavia. Queste nazioni sono ora passate gradualmente a far parte della Nato. La stessa vicenda ucraina, considerata al netto della lotta popolare antifascista del Donbass e vista solo nell’angolazione distorta delle relazioni est-ovest, dimostra che la Russia che prima poteva comunque contare su di un’influenza su tutto il paese, ora si troverebbe ad esercitarla solo sulle sue regioni del sud-est.

D’altra parte le preoccupazioni di Mosca non paiono fondate solo sulla memoria storica: le guerre e le invasioni più sanguinose sono venute dall’occidente al seguito dei cavalli di Napoleone e dei panzer di Hitler. La Russia vive nel mondo di oggi, quello del capitalismo predatorio (di cui peraltro anche la sua classe dominante fa parte a pieno titolo) che ha visto aggressioni a paesi come l’Iraq e la Libia, determinate abbastanza apertamente dalla volontà delle potenze occidentali di controllare preziose materie prime come gas e petrolio. Al di qua e al di là degli Urali ci sono importanti risorse. “L’involucro” russo contiene gas naturale (primo produttore al mondo), petrolio (secondo), uranio (quarto), ecc. L’inquietudione che avvertono i russi quando guardano a ovest e tutto in questa domanda: a qualcuno è venuta l’idea di provare a squarciarlo con la baionetta?

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