ATTACCO ALLA DEMOCRATIZZAZIONE DEL MONDO ARABO

  • Attacco alla democratizzazione del mondo arabo

Un’azione terrorista delle forze dell’oscurantismo religioso volte a colpire chi si batte per affermare la democrazia in Tunisia e, più in generale, nel mondo arabo. Dinanzi a questo ennesimo vile attentato è essenziale che le forze progressiste a livello internazionale si mobilitino a sostegno di chi nel mondo arabo è impegnato nella dura lotta contro la reazione

di Adnen Hidri – la città futura

L’attentato del 18 marzo al museo del Bardo a Tunisi evidenzia segnali di grave pericolo che incombono sulla Tunisia da differenti punti di vista.

I terroristi hanno cambiato strategia: sono scesi dalle montagne e sono entrati nella città, nel cuore della capitale Tunisi. Mentre prima i loro fucili colpivano solo le forze dell’ordine, ieri la loro furia si è diretta contro i civili. Credo che questa recrudescenza sia da interpretare come un segnale, una minaccia che i terroristi hanno rivolto alla Tunisia in una fase in cui essa stava impiegando grandi risorse nella lotta al terrorismo ottenendo successi sia sul campo di battaglia vero e proprio, cioè sulle montagne ai confini con l’Algeria negli scontri tra le forze dell’ordine e i terroristi, sia e soprattutto nell’azione volta a fermare i traffici di contrabbando che a questi ultimi forniscono cibo ed armi.

Dunque, mi pare che il primo obbiettivo dei terroristi sia stato quello di creare una situazione di caos che, se pure di breve durata, consentisse una necessaria ripresa dei rifornimenti di armi e di cibo. Il secondo obbiettivo mi sembra potersi individuare nell’esigenza di tranquillizzare e motivare le “cellule dormienti” presenti nel paese mandando loro un messaggio di forza e di efficienza; infine, anche l’attacco all’economia può essere letto in quest’ottica, come finalizzato cioè a creare una situazione di instabilità sociale e di protesta popolare che deconcentrando le forze dell’ordine, faciliti i movimenti dei terroristi.

Purtroppo la Tunisia sta affrontando questa guerra al terrorismo da sola e le promesse venute da diverse parti del mondo in occasione dei vari attacchi subiti nel corso di questi tre anni (sono circa 40 i militari morti negli scontri sulle montagne) sono rimaste inchiostro sulla carta. E’ ormai nota a tutti la legge antiterrorismo che il Parlamento tunisino proprio ieri si apprestava ad approvare, ma è forse poco noto ai più che la guerra della Tunisia al terrorismo è iniziata nel marzo del 2012; da allora, se si esclude una certa collaborazione dell’Algeria, nessun aiuto è arrivato dall’esterno.

Ora il livello dello scontro si è alzato e non so di quante vittime avrà bisogno il mondo per convincersi che questa neonata democrazia va aiutata. Con l’ascolto, prima di tutto e poi con l’aiuto militare che non leghi, però, il paese a scelte politiche imposte dall’esterno. Il mondo, e l’Europa soprattutto, deve capire che il nostro destino è unito e l’unico mezzo efficace per affrontare questo fenomeno che minaccia il mondo intero è la collaborazione e la solidarietà tra la Tunisia e i vicini Paesi nordafricani da un lato e tra questa e l’Europa e il resto del mondo dall’altra.

Penso che la neonata democrazia tunisina vincerà la sua guerra contro il terrorismo e darà al mondo la prova che la democrazia e la libertà siano possibili nel mondo arabo.

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