Attualità del luddismo

Alle origini del movimento operaio, una lotta sempre disprezzata

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Il luddismo evoca una primitiva reazione degli operai contro le macchine. È una visione caricaturale e fuorviante che Bruno Astarian ha giustamente criticato. Il suo scritto Falsa attualità del luddismo [1] (cui rimando) mette in luce alcuni aspetti importanti che mi incitano a tracciare alcune spontanee analogie tra il periodo in cui il luddismo nacque in Inghilterra, il decennio 1810-1820, e la situazione attuale. Allora come oggi, ci troviamo di fronte a:

1. Una crisi economica caratterizzata da profondi mutamenti della struttura socio-economica, in particolare: innovazioni tecnologiche e formazione di un diffuso esercito industriale di riserva.
2. Un forsennato attacco statal-padronale alle coalizioni operaie (corporazioni ieri, sindacati oggi), in un momento in cui, ieri come oggi, quelle organizzazioni si mostrano inadeguate a difendere i lavoratori.
3. Imposizione di un «nuova sistema di fabbrica», ovvero nuove modalità di subordinazione del proletariato al capitale, cui consegue un netto peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

In poche parole, ieri come oggi, i lavoratori si trovano al centro di un triplice attacco: economico, politico e sociale.

E, ieri come oggi, la prima reazione operaia è il disperato tentativo di ristabilire lo status quo ante. Questo significa voler ritornare a una situazione economico-sociale ormai estinta (o in fase di estinzione), contro cui scoppiano appunto le crisi, creando le premesse per il mutamento. Inevitabilmente violento, nello scontro tra il vecchio e il nuovo.

Il movimento luddista, come spiega Astarian, fu presto consapevole che il ritorno al passato fosse impossibile. Motivo per cui poté affrontare la nuova situazione, ponendo le basi per il sindacalismo moderno, quello che, per almeno due secoli, ha assicurato la difesa dei lavoratori.

A questo punto, le analogie con il passato potrebbero finire. Vediamo infatti che tra l’Inghil-terra di inizio Ottocento e il Mondo di inizio Duemila c’è una sostanziale differenza.

Ieri, il modo di produzione capitalistico era nella sua fase di sviluppo e aveva tutto il «mondo» da conquistare.

Oggi, il modo di produzione capitalistico è entrato in una fase di un inesorabile declino, che lo costringe a dibattersi entro e contro i suoi stessi limiti sistemici. La via percorsa è l’apparente «conquista» di nuovi spazi che sono però tutti interni a un sistema, non più in espansione. Il capitalismo si presenta oggi come il mostruoso uroboro, il serpente che si mangia la coda.

Prosaicamente, ci troviamo di fronte a una vampiresca estorsione di plusvalore che sottopone i lavoratori a uno sfruttamento esasperato. Di pari passo, le risorse naturali subiscono un assalto senza precedenti, col rischio incombente di catastrofi.

Il crepuscolo delle macchine, e degli eroi

La prospettiva apocalittica che si profila ci dice che la lotta dei luddisti contro le macchine non è assolutamente peregrina né perenta, anzi, è oggi che diventa attuale. La macchina, come la tecnica, non è per nulla neutrale, è il frutto dei rapporti sociali. Rapporti che, oggi, hanno assunto connotazioni deleterie per l’uomo e per l’ambiente. Solo in qualche fantasia malata, può aleggiare un demenziale «uso alternativo delle tecnica». La questione è certamente assai spinosa, richiede tuttavia una riflessione per evitare imbarazzanti incertezze di fronte a fabbriche della morte, come l’Ilva di Taranto (ma sono infinite!). La soluzione non può essere rimandata all’«osteria dell’avvenire», e non neppure può ridursi a meschini escamotage (lo sviluppo sostenibile!), mentre i disastri proliferano.

Nell’esperienza luddista, ci sono altri aspetti importanti, e attuali:

– Il luddismo avanzò una prospettiva rivoluzionaria, con una chiara connotazione proletaria.
– Il movimento ebbe un carattere assolutamente anonimo. A volte, l’assenza di leader carismatici venne ironicamente ostentata da un Uomo di Paglia, che impersonava il generale Ludd.
– Le modalità organizzative adottate privilegiavano le soluzioni prettamente politiche. Ogni qual volta prendevano il sopravvento gli espedienti organizzativistici (in primis le derive paramilitari), ne denunciò presto il fiato corto.

18 marzo 2015.

[1] Bruno Astarian, Falsa attualità del luddismo. Note di lettura su Rivoluzione e classe operaia in Inghilterra di E. P. Thompson, «Il Lato Cattivo», 16 marzo 2015, http://illatocattivo.blogspot.it/. Il saggio di Astarian è del 2005; tre anni prima, il tema era stato trattato più brevemente anche in: A proposito dell’opposizione luddista, Los Amigos de Ludd, marzo 2002, traduzione italiana in: «Los Amigos de Ludd», a. II, n. 2, novembre 2003. La rivista ha avuto il merito di riproporre, attualizzandolo, il «luddismo».

Dino Erba

Fonte

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