Caselli, Mafia: se non ne parli la ignori. E allora non parliamone…

Caselli, Mafia: se non ne parli la ignori. E allora non parliamone…

Riceviamo questo contributo da un imputato del maxi-processo Notav, ci sembra importante sottolineare questi passaggi dopo le strumentalizzazioni e i finti allarmismi portati avanti da Pd, istituzioni e realtà filo-istituzionali, in seguito alla contestazione a Caselli al Polo di Novoli (il quale, ricordiamolo, non si è nemmeno presentato). Ma del resto, si sa, “i fatti hanno la testa dura”…

Dove si scopre come il Pool anti-Movimento No Tav della Procura, istituito da Caselli, non permette di parlare di Mafia nelle aule di Tribunale

Si fa presto a dire: lotta alla mafia.Soprattutto poi se la Mafia è rappresentata come piace tanto ai media, cioè ai tirapiedi del Potere, che per questo usano alcuni loro valletti, come Saviano o don Ciotti (e la sua Libera): il picciotto con coppola in testa e doppietta a tracolla a spasso (magari su un somaro) per le campagne siciliane. La Mafia ha da tempo appeso al chiodo coppola e doppietta, ed ha indossato il colletto bianco e il doppiopetto.

Si fa presto a dire: lotta alla Mafia.

Ma intanto mai si parla delle ingenti somme di denaro che alle mafie provengono dal traffico e commercio dell’eroina. Altrimenti si dovrebbe parlare di come queste montagne di soldi vengono “ripuliti” dalle banche, a cominciare da quella vaticana (lo Ior). Di come, con queste montagne di soldi le Mafie finanziano migliaia di piccoli-medi imprenditori di tutti i settori industriali; di come, sempre grazie a queste immense cifre riescano a infiltrarsi in tutti i gangli del Potere.

Si fa presto a dire: lotta alla Mafia.

Salvo poi proteggere tutti (sempre pochi) i politici che cadono nelle maglie seppur larghissime della Magistratura, che non combatte le Mafie ma deve comunque far credere al popolo di farlo.

Salvo poi il non doverne parlare nelle aule di Tribunale dove si processano i Movimenti di Lotta. Come è accaduto in due anni di Processo contro i 53 accusati per le giornate di Resistenza del 27 giugno e 3 luglio 2011. Siamo in quel di Torino e il Processo riguarda il Movimento No Tav.

Facciamo un passo indietro e andiamo un attimo a quelle giornate. Il 27 giugno circa 2.000 f.d.o. attaccano con una violenza inaudita e senza “nessun limite d’ingaggio”, nonché con l’utilizzo di più di 1.000 lacrimogeni al CS (gas proibiti nei teatri di guerra dalle convenzioni internazionali); ma sopratutto con mezzi meccanici messi a disposizione da una ditta (Italcoge) in odore di Mafia, quali una ruspa per abbattere le barricate erette dai dimostranti. Come della stessa ditta è pure la benna che nello stesso giorno lavora in autostrada per abbattere il guard rail e permettere alle f.d.o di occupare la Libera Repubblica della Maddalena. Lavorando oltretutto a pochi centimetri dalle facce dei dimostranti posti sulla barricata Stalingrado.

Anche il 3 luglio non manca il supporto di mezzi meccanici della stessa ditta. Ancora una ruspa, che nel tentativo di allontanare i dimostranti, percorrerà con i suoi cingolati la zona archeologica della Maddalena, distruggendo tombe neolitiche. Ma Il signor Lazzaro (padron Italcoge) andrà molto oltre e metterà a disposizione della Procura (sic!) molte fotografie della stessa giornata che la stessa Procura utilizzerà come prove in Tribunale.

Ritorniamo al Processo per affermare che agli avvocati della difesa che ripetutamente chiedono di acquisire materiale riguardante le infiltrazioni mafiose in Val di Susa (Caselli fa lo gnorri, ma noi ricordiamo assai bene che il Comune di Bardonecchia, in alta Val di Susa, detiene il triste primato di primo comune del nord sciolto per infiltrazioni mafiose, nel 1995), come pure nel cantiere di Chiomonte, la Procura diretta da Caselli Giancarlo oppone sempre il proprio diniego. E non si tratta di documentazione “eversiva”, ma più semplicemente di articoli di giornali. Riguardanti ad esempio l’arresto di Lazzaro del 13 novembre 2014 (http://www.notav.info/post/lazzaro-povero-imprenditore-tav-arrestato-per-turbativa-dasta/), oppure delle indagini sull’operazione San Michele del 1 luglio 2014 (http://www.corriere.it/cronache/14_luglio_01/ndrangheta-piemonte-infiltrazioni-appalti-venti-arresti-1d1f65fa-00e1-11e4-b768-bebbb8a7659d.shtml).

Ma peggio ancora quando i procuratori (ricordiamoci che il Caselli aveva istituito un Pool specifico per combattere il Movimento No Tav, diversi sostituti impegnati solo su questo, per loro, fronte), respingono la richiesta di acquisire materiale prodotto dalla stessa Procura torinese.

Il ridicolo poi, lo si rasenta quando i procuratori si oppongono alla richiesta di acquisizione di materiale riguardante sempre la Mafia (in questo caso l’operazione Minotauro, dove sono sempre coinvolte le ditte di Lazzaro e di Martina) da parte non degli avvocati della difesa, ma bensì dell’avvocatura di stato (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10202992975322731&set=a.10201721139047619.1073741829.1154771467&type=3&theater)

Chiudo riportando una articolo di NoTav.info sulle ditte che hanno lavorato e tuttora lavorano al cantiere di Chiomonte: http://www.notav.info/post/nel-cantiere-di-virano-parte-terza/ .

Dunque: Caselli afferma di voler colpire chi ha compiuto reati, quali tirare sassi, Resistere, opporsi alla Grande Opera. Ma intanto sta (meglio dire: stava. Perché adesso è in pensione) unicamente proteggendo una Opera che rappresenta un bancomat di Mafie e partiti, ad iniziare dal pd, maggiore sponsor del Tav in Val di Susa, nonché padrino della CMC che di questa opera, come di tante altre (e tutte infiltrate dalla Mafie), ha vinto la gara d’appalto.

Che nel cantiere di Chiomonte lavorino ditte senza certificato antimafia è sempre stato da tutti risaputo, eccetto ovviamente che dalla Procura di Caselli, che con la complicità dei giornali ha cercato di tenere nascosto questo stato di illegalità. Ci ha pensato però il Movimento a scoprire le carte sporche di LTF e CMC, come nel caso della Pato srl di Rovigo (http://www.alinews.it/2013/05/20/i-no-tav-scoprono-una-ditta-con-certificato-antimafia-non-in-regola/).

A questa illegalità ha provveduto il Governo a risolvere la faccenda. Ha liberato il cantiere da questa esigenza di legge, semplicemente permettendo di utilizzare le leggi francesi per concedere gli appalti. Legge che non prevede alcun certificato antimafia, non esistendo in quel paese un problema mafia.

da http://www.inventati.org/cortocircuito/

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