Camminare la città, senza fretta

borghiPerugia

di Daniela Cavallo* comune info

Percorrere la città camminando senza fretta, osservare quanto altrimenti rimarrebbe sconosciuto o appena intravisto. Particolari, colori, bellezze ma anche stonature che stridono con un’armonia che forse c’era e che poi, in un determinato momento, in un particolare angolo della città, s’è persa.

Il piacere di percorrere le vie meno frequentate che nella loro riservatezza offrono sorprese: una statua, un affresco, un cortile oppure un balcone illuminato dal giallo delle forsizie. Vie attraversate da chi ritorna a casa dopo lo shopping oppure dai turisti di un giorno, o di poche ore, che vanno in fretta verso i luoghi suggeriti dalle guide.

Matera

Eppure basta solo rallentare il passo e alzare lo sguardo per scoprire che sotto il tetto di un palazzo c’è un ciclo di affreschi o che all’ingresso di un altro edificio c’è un portale scolpito con motivi floreali o mitologici. E ancora bifore e trifore che sembrano scrutare la strada con occhi d’altri tempi. Pietre, sculture, affreschi:frutto del lavoro di abili mani di scalpellini, scultori, pittori che giorno dopo giorno, con pazienza, passione e fatica, hanno modellato, intagliato, decorato.

Succede di svoltare l’angolo e rimanere sgomenti vedendo, accanto a una casa cinquecentesca, un’orribile parete divisoria di colore nero, prosecuzione scandalosa e nascosta di un negozio che si affaccia sul corso. Balconi, davanzali fioriti ma anche un piccolo ciuffo d’erba che, tra il porfido e il marciapiede, ha trovato un po’ di terra e con tenacia è cresciuto. Al culmine di una piccola salita, un albero solitario le cui radici cercano di liberarsi dall’asfalto.

Su qualche muro, negli angoli più defilati e nascosti a videocamere indiscrete, compaiono le scritte: dichiarazioni d’amore o di abbandono, qualche rivendicazione, disegni o semplici scarabocchi, riferimenti ai problemi del territorio e qualche frase dall’intento poetico. La città parla attraverso i graffiti tracciati da chi sente la necessità di lasciare un messaggio, una traccia di sé agli ignoti passanti.

E poi i ponti, sospesi tra acqua e cielo, antichi o recenti, arcuati e lineari. Invitano ad andare avanti o a fermarsi per uno scorcio diverso e inatteso della città. Puoi pensare a quanti passi li hanno solcati nel tempo: luoghi di incontro e di transito, unioni tra parti altrimenti lontane, separate.

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Tornando verso il corso, capita di sentire la voce di una fisarmonica: è un anziano musicista che suona un repertorio tanguero. Note familiari, che forse chiedono di essere ascoltate e forse no, tra i palazzi e la strada. Chi passa non presta attenzione, non ha tempo: guarda le vetrine, entra ed esce rapito dai negozi. Eppure la melodia è viva e lascia immaginare che uno di questi giorni qualcuno riuscirà a fermarsi, poserà in terra borsa, buste e pacchetti e comincerà a muoversi seguendo il ritmo scandito dalla vecchia fisarmonica.

La città si è fermata e ha scelto di danzare.

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