Siamo colombiane, siamo combattenti, siamo la pace

Siamo colombiane, siamo combattenti, siamo la pace

Col saluto fraterno delle combattenti e dei combattenti delle FARC-EP, diamo il benvenuto ai rappresentanti delle organizzazioni sociali, alle combattenti e ai combattenti per la pace ed il buon vivere. Allo stesso modo salutiamo gli esperti che ci accompagnano ed i rappresentanti del governo nazionale, oltre ai rappresentanti dei paesi garanti ed
accompagnatori. La Sotto-commissione di genere è espressione e risultato della volontà politica di ambo le parti nel riconoscere il ruolo della donna nella società e nella negoziazione del processo di pace ed ovviamente, delle esigenze del movimento delle donne in Colombia.
Voi e noi siamo la complessa espressione della diversità delle donne colombiane: donne contadine, indigene, afro-discendenti, dei quartieri poveri, impiegate, intellettuali, attiviste sociali e femministe, dirigenti culturali, madri, figlie, zie, nonne, mogli e sorelle, tutte stiamo imparando e costruendo nel corso di questi dialoghi.
Questa Sotto-commissione di genere ha cominciato ad ascoltare la voce diversa e plurale delle donne e della popolazione LGBT nelle sue aspirazioni e richieste di pace.
Intendiamo parlare di pace dalla parte delle donne. E’ vero, tutte siamo differenti, ognuna ha la sua singolarità, ma con problematiche comuni. Soffriamo la stessa discriminazione prodotta dal patriarcato come sistema di dominazione universale legato al capitalismo, che non solo sfrutta socialmente ed economicamente le maggioranze, ma le esclude e le violenta. Quindi ci troviamo di fronte alle stesse sfide in Colombia, in Europa, in Africa o in altre parti del mondo, col risultato che in mezzo a tanta diversità ci uniamo per lottare per
la parità dei diritti e delle opportunità in ambito nazionale ed internazionale.
Incominciamo col riconoscere il ruolo storico delle donne che ci hanno preceduto nella lotta per l’emancipazione, a tutte quelle che coscientemente si sono impegnate e hanno rischiato perfino la vita per la conquista piena dei nostri diritti umani. Facciamo omaggio
alle suffragiste ed alle femministe rivoluzionarie che riuscirono ad ottenere il diritto delle donne al voto, al lavoro salariato, allo studio. Salutiamo le donne del movimento sociale della nostra patria, uno dei maggiori supporti affinché la pace che costruiamo sia duratura e trasformatrice.
Rivendichiamo il ruolo centrale e storico che hanno giocato le donne nelle insurrezioni armate. Non crediamo che il ruolo delle donne debba essere quello di un pacifismo essenzialista.
La pace è un punto di arrivo, una condizione alla quale aspiriamo tutte e tutti, ma se attaccano il nostro popolo, le donne e gli uomini hanno il diritto ed il dovere di difenderlo. Questo spiega la crescente partecipazione e la presenza attiva delle donne nelle fila delle FARC-EP, che dimostra non solo il nostro impegno e dedizione alla causa rivoluzionaria, ma anche la nostra competenza, il nostro coraggio e la nostra eroica resistenza in questa lunga lotta.
Questa è l’occasione per presentarci come donne combattenti nel pieno esercizio del loro diritto legittimo a ribellarsi contro un regime patriarcale e di esclusione. Noi siamo entrate nelle FARC-EP di nostra volontà e per le circostanze di oppressione contro il nostro popolo.
Chiariamo questo, perché riteniamo ci sia una campagna mediatica che cerca di presentare le guerrigliere come sottoposte. Siamo donne pensanti, la nostra lotta è per una vita migliore per il popolo e per le donne. Qui stiamo parlando come soggetti politici, come contadine, come studentesse e professioniste, ma anche come intellettuali.
In questa cornice esprimiamo il nostro rifiuto ad ogni falso pretesto e manipolazione nella comunicazione che si possa costruire contro le FARC-EP e che pretenda di confondere in merito al ruolo e alla posizione delle donne nella guerriglia. Questa vecchia e nota strategia di insultare, diffamare, disonorare la controparte, si è rafforzata davanti all’evidente presenza e alla forza assunta dalle donne nel Dialogo di Pace. Insistiamo con forza nella nostra partecipazione al Processo, senza lasciarci ostacolare da assurde accuse e menzogne.
Abbiamo creato, insieme al governo, questa Sotto-commissione di genere alla quale stanno giungendo donne provenienti da diversi movimenti sociali della Colombia. Questa è la cosa più importante.
Abbiamo arricchito il dialogo con la presenza diretta di un gruppo di rappresentanti delle organizzazioni sociali ed in particolare delle donne. I risultati di questa importante azione non devono essere sminuiti o ignorati con argomenti che ne distorcono la sostanza.
Per questo motivo vogliamo spiegare alle illustri Nobel della Pace, che ammiriamo, che non siamo ciò che loro immaginano, che non parliamo in veste di sottoposte, che siamo soggetti che decidono. Vi invitiamo a confrontarvi direttamente con noi sul ruolo delle donne nella preservazione delle risorse naturali, nelle lotte sociali specifiche delle donne e dei popoli.
La grande battaglia, amiche e compagne, è quella per sradicare il patriarcato legato essenzialmente al capitalismo come sistema di dominio universale e di esclusione delle donne e dei poveri. Per noi, la lotta contro il patriarcato non è una battaglia contro gli uomini.
Si tratta di una lotta di donne e uomini alleati coscientemente da principi e valori di giustizia ed uguaglianza per tutte e tutti.
Con la nostra esperienza e le nostre idee stiamo arricchendo i colloqui di pace. Non sprechiamo questa opportunità. La pace in Colombia è ora e deve contare sulle donne, con le loro lotte, le loro aspettative, i loro dibattiti e i loro sogni.
Approfittiamo della fine della guerra anche per sradicare la violenza contro le donne. In Colombia, tra gennaio ed ottobre 2014 sono stati registrati 637 omicidi di donne. Ci uniamo alle parole d’ordine: “mai più una donna picchiata, né una donna assassinata, né una donna esclusa o violentata”.
Ma leviamo anche la nostra voce contro tutte le altre ingiustizie. Costituiamoci in un grande movimento sociale affinché questo processo trasformi le leggi, le istituzioni, ma soprattutto i costumi.
In questo senso, la Sotto-commissione di genere accoglie le problematiche della popolazione LGBT. Non siamo d’accordo con l’esclusione delle persone a causa della loro condizione sessuale, identità di genere o il loro modo di vestire.
La pace non può essere solo la fine del conflitto armato. Si richiede la partecipazione attiva delle donne alla vita economica, sociale, culturale e politica del paese. C’è bisogno della
partecipazione diretta dei gruppi esclusi. Continuiamo ad essere uno dei paesi più disuguali ed arretrati per quel che riguarda l’inclusione delle donne e la distribuzione della ricchezza.
Gli accordi sulla terra e la partecipazione politica devono avere una prospettiva di genere. Non è coerente lottare per la terra ai contadini se non includiamo in maniera specifica le contadine. Non è la stessa cosa chiedere la partecipazione politica dell’opposizione in
generale, invece di lottare per la partecipazione politica equa, in cui ci siano donne e uomini.
Questo processo deve incidere sulla trasformazione profonda della cultura politica contro le donne. Non bastano discorsi, né leggi. È ora che insieme pensiamo al fatto che costituiamo più del 50% della popolazione, cioè che siamo elementi costitutivi della nazione e che allora abbiamo il diritto e l’obbligo di proiettare una nuovo quadro istituzionale che renda possibile il grande salto politico e culturale, da e per le donne. Proponiamo allora di aggregarci al grande movimento che sta costruendo il popolo colombiano. Ci dichiariamo costituenti. Ciò significa che insieme possiamo costruire questo paese nella pace e nella giustizia sociale.
La pace della Colombia è anche la pace della regione, così come la realtà della Nostra America ci riguarda come donne e come rivoluzionarie. Perciò, le donne delle FARC-EP fanno appello alle donne della Colombia, affinché insieme a quelle dell’America Latina
e dei Caraibi sviluppino un nuovo femminismo a partire dalla loro realtà.
Benvenute tutte le lotte e tutte le teorie femministe del mondo. Siamo donne, siamo ombattenti, siamo colombiane, siamo
llatinoamericane, siamo caraibiche. Noi siamo la pace.

Sotto-commissione di genere delle FARC-EP.

L’Avana, Cuba, sede dei dialoghi di pace, 11 febbraio 2015

Sotto-commissione di genere delle FARC-EP | mujerfariana.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e
Documentazione Popolare

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