Chi paga ai cittadini i danni fatti dai governi illegittimi con le loro leggi incostituzionali?

  • Chi paga ai cittadini i danni fatti dai governi illegittimi con le loro leggi incostituzionali?

ROMA – Nel 2002, diversi Paesi Europei decisero di passare all’Euro: fu una scelta di cui tutti gli italiani stanno ancora pagando le conseguenze. Alcuni più di altri, però.  La legge 289 del 2002 prevedeva che, quanti avevano ancora denaro nella vecchia valuta, la Lira, avrebbero potuto convertirlo in Euro entro dieci anni. Il termine concesso scadeva il 28 febbraio 2012.

Poi venne il professore Monti (quello nominato senatore a vita da Napolitano in fretta e furia proprio in vista del conferimento del mandato di capo del governo). Una volta presidente del consiglio dei Ministri, Mario Monti, emise un decreto legge, il n.121 del 6 dicembre 2011 che prevedeva, tra l’altro, la decadenza immediata della validità della Lira. Una decisione strana quella del “professore”. E per diversi motivi. Innanzitutto per il fatto che la normale scadenza non era lontana: pochi mesi e le Lire sarebbero state diventate inutilizzabili in base alle leggi già vigenti. Ma anche il fatto che questa decisione fosse inserita in un decreto legge lasciò molti perplessi: a differenza delle leggi ordinarie, infatti, i decreti legge entrano in vigore il giorno dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. In questo modo, la Lira era stata cancellata dalla storia degli italiani da un giorno all’altro.

La maggior parte della gente non diede grande peso alla cosa. Tanto più che molti avevano già provveduto a liberarsi delle Lire che avevano ancora nei salvadanai.

Alcuni, però, furono sorpresi da una simile ingiustificata urgenza. E quelli che non fecero in tempo a convertire le proprie Lire in Euro non furono pochi. Qualcuno cominciò a porsi delle domande. Perché tanta fretta? Cosa c’era di così urgente da non poter aspettare qualche settimana?

La risposta a questa domanda era scritta tra le righe nel decreto legge, ma pochi la notarono. Non i ministri il cui Consiglio approvò il decreto legge, né il Parlamento che anch’esso approvò la norma e che, poco tempo dopo, la convertì in legge dello Stato. E neanche il  Capo dello Stato. Non se ne accorsero neanche il nuovo Parlamento né i governi successivi: la legge, infatti, venne modificata diverse volte fino all’ultima, pochi mesi fa, durante il governo del “nuovo che avanza”. Nessuno si è accorto che l’equivalente del denaro cancellato dalle tasche degli italiani sarebbe stato contabilizzato e “versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere assegnato al fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato”.

Grazie a questa manovra il governo Monti riuscì a far comparire in bilancio circa un miliardo e mezzo di Euro. Soldi che, fino al giorno prima dell’entrata in vigore del decreto legge, erano nelle tasche degli italiani e che, da un giorno all’altro, sono stati trasformati in carta straccia. E questo senza che nessuno, in Parlamento o nelle stanze del potere, se ne accorgesse.

Per questo alcuni cittadini si sono rivolti alla magistratura e, nei mesi scorsi (ma, chissà perché, la notizia è stata diffusa solo nei giorni scorsi), Guido Vannicelli, giudice del tribunale di Milano, ha ritenuto legittima la tesi secondo la quale l’articolo 26 del decreto emesso da Monti avrebbe violato la legge e, per questo, ha emesso un’ordinanza.  Vannicelli, in un’intervista all’Espresso, ha spiegato che, con il suo comportamento, il governo Monti avrebbe “violato il principio di affidamento e di certezza del diritto” e avrebbe, di fatto, “espropriato” i cittadini possessori delle Lire.

Una questione spinosa, quella sollevata dal giudice, che potrebbe avere ripercussioni non da poco: secondo Vannicelli, il decreto legge avrebbe violato due articoli (il 3 e il 97) della Costituzione. Per questo l’incartamento è stato sottoposto al vaglio della Corte Costituzionale.

Il rischio è di vedere aprire una voragine nelle casse dello Stato se i termini per il cambio dovessero essere riaperti.

Da molti anni ormai governi e governanti, nominati da presidenti scelti da parlamenti eletti con sistemi elettorali incostituzionali cercano di fare il bello e il cattivo tempo in Italia. Nominati in fretta e furia, molti governi hanno giustificato, con la scusa di emergenze economiche o finanziarie mai risolte, modifiche alla Costituzione e alla vita degli italiani.

Leggi, norme, decreti che, quasi sempre, hanno avuto conseguenze devastanti sul Paese. Modifiche spesso ingiustificate o, peggio, illegittime. Non è  un caso se, negli ultimi anni, il lavoro della corte costituzionale è aumentato: sono decine i provvedimenti varati da governi “tecnici” o “di larghe intese” che ogni anno vengono “incostituzionali”.

E tutte le volte, non prima di aver causato danni tutt’altro che trascurabili (basti pensare agli ultimi Parlamenti che nonostante siano stati eletti con un sistema elettorale incostituzionale, da anni sono impegnati in modifiche anche rilevanti alla Costituzione). Danni come quelli causati a quei cittadini che da un giorno all’altro sono stati privati dei propri soldi. Danni per cui, molto probabilmente, nessuno pagherà …né in Lire né in Euro.

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