Grecia, la cravatta di Draghi. Niente QE per Atene, “semmai altri soldi alle banche”

Il quantitative easing decolla e l’Eurotower dà un ritocco all’insù alle sue stime di crescita per i Diciotto ma sulla Grecia di Tsipras usa la mano pesante: niente facilitazioni se il nuovo governo a guida Syriza, responsabile sia dello stop ai prestiti diretti che dei rischi per le sue banche, non dà un’accelerata alle riforme. Ieri Draghi, forte dei 1.140 miliardi con i quali inonderà l’Europao fino al 2016, e oltre, ha interpretato il ruolo del padrone: “I soldi sono miei e ci faccio quello che voglio”, è il messaggio che lancia da Nicosia dove ha riunito il Consiglio generale della Bce (i governatori sono stati accolti dagli slogan anti-austerity di circa 5.000 manifestanti in una protesta pacifica e senza scontri). L’ammontare minimo del programma di quantitative easing sara’ quindi pari a 1.140 miliardi di euro, il 12% dei quali verra’ investito in titoli di istituzioni sovranazionali (Efsf, Bei, etc). La Bce potra’ acquistare titoli di Stato che siano considerati ‘investment grade’ (ovvero, con una valutazione superiore al livello ‘spazzatura’) da almeno un’agenzia di rating. Sono previste deroghe per quei paesi che stiano seguendo un piano di assistenza internazionale.E ovviamente sotto tiro ha messo Atene. Lunedì Tsipras e Varoufakis porteranno le loro proposte all’Eurogruppo, ma la situazione è di grande difficoltà. La Grecia porta il peso di pagamenti urgenti, il primo tra tutti al Fmi di un miliardo e mezzo. Draghi ieri ha rispedito dirittura al mittente la richiesta di Atene di riavere indietro almeno i profitti realizzati sui propri titoli nel mercato finanziario. L’unica concessione faatta è stata quellaa di un rialzo dell’Ela,la liquidità verso le banche greche, di 500 milioni. Alla Bce non vanno giù le uscite del ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, secondo cui la Grecia ha fatto default e non può ripagare per intero il suo debito.
“Certa comunicazione crea volatilità sui mercati, distrugge il collaterale, aumenta gli spread e minaccia la solvibilità. La comunicazione è assolutamente fondamentale”.
Insomma, per il governatore della Bce meglio dirsi cose false piuttosto che turbare i mercati. Anche perché ciò che è in gioco secondo il verbo di Francoforte è la stabilità di bnche e speculatori. Non a caso che la Bce abbia chiesto proprio ieri all’Eurogruppo che il fondo di ricapitalizzazione per le banche, circa 10 miliardi, “sia prontamente disponibile”. Quindi, a meno che i partner Ue non anticipino parte dei 7 miliardi di salvataggio residuo verso la Grecia del secondo programma questa potrebbe essere la “pezza” che consentirà ad Atene di sostenersi per qualche altro mese.
“Draghi si vanta e tutti magnificano l’acquisto di titoli di Stato nella zona euro – dice il segretario del Prc Paolo Ferrero – ma sostanzialmente mentono perché questo non ha nulla a che fare con quanto fatto dagli Stati Uniti con il quantitative easing. Infatti la BCE compra i titoli dalle banche private e non finanzia direttamente gli stati e in secondo luogo il rischio viene scaricato all’80% sulle spalle dei singoli Stati, aprendo la strada alla speculazione. Tradotto, Draghi continua a far vincere la linea della Merkel e gli speculatori ringraziano”.
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